Elezioni, nel 2024 metà degli abitanti della Terra andrà a votare

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Elezioni

Non sempre le procedure saranno trasparenti, comunque i risultati avranno ripercussioni importanti su tutto il Pianeta

 

Quest’anno sarà un anno decisivo per comprendere se nel Mondo prevarrà la democrazia o il dispotismo. Oltre due miliardi di abitanti del nostro Pianeta saranno chiamati alle urne per scegliere parlamentari e leader. Si voterà in 62 Nazioni tra cui: Corea del Sud, India, Indonesia, Iran, Pakistan, Stati Uniti, Taiwan, 16 Paesi africani, quelli europei e l’Oceania.

Taiwan

L’ottava elezione presidenziale diretta a Taiwan è prevista per il 13 gennaio. Sono in gioco interessi strategici per Taipei e le conseguenze di queste elezioni, potrebbero riverberarsi sulle politiche degli Stati Uniti. A Taiwan il Partito Democratico Progressista (DPP) che è al Governo, è favorevole all’indipendenza, i vertici di questo partito sono spesso ospiti a Washington, ma c’è uno sfidante pericoloso, il leader Hou Yu-ih del Kuomintang partito più vicino a Pechino, che potrebbe scalzare i progressisti. In questa parte del mondo la Cina sembra agire nell’ombra e il voto potrebbe pesare sui piani del leader cinese Xi Jinping per riprendersi l’isola.

In Indonesia elezione diretta

200 milioni di indonesiani andranno alle urne il 14 febbraio. Uno dei Paesi musulmani più popolosi in cui la tolleranza religiosa e culturale, inserita nella Costituzione, ha subito gravi restrizioni. Queste elezioni, secondo molti osservatori, influenzeranno il modo in cui il potere è conquistato, sui diritti umani e sulla libertà di espressione. Tre i candidati: il ministro della Difesa, Prabowo Subianto Djojohadikoesoemo; l’ex governatore di Giava, Ganjar Pronowo; l’ex governatore di Giacarta, Anies Baswedan.

Iran

Il primo marzo si vota in Iran. Il mantenimento della stabilità politica in questo Paese, comporterà anche la stabilizzazione della disastrosa situazione economica con un alto tasso di inflazione. Due fazioni di conservatori sono protagonisti della politica iraniana.

  • Il fronte Paydari (solidarietà) è favorevole a una economia controllata dallo Stato con eliminazione della corruzione. In politica estera auspicano un avvicinamento alla Cina e alla Russia.
  • La seconda fazione fa capo allo speaker del Parlamento Mohammed Qalibaf e ha come impegno l’apertura al mondo esterno specie con i Paesi europei, sono favorevoli alla iniziativa privata piuttosto che a una economia controllata dallo Stato.

Portogallo

Il 6 dicembre è stato sciolto il Parlamento portoghese, dopo una indagine di corruzione. Considerato una “roccaforte di sinistra” in Europa da alcuni osservatori, le nuove elezioni si svolgeranno il 10 marzo. Il presidente portoghese Rebelo de Sousa ha comunque dato la possibilità al Partito Socialista di Costa che ha la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, di trovare un nuovo leader prima che gli elettori si rechino alle urne. Quindi rimaniamo in attesa di ciò che avverrà in questi tre mesi dell’anno.

Russia

La data fatidica per i russi è il 17 marzo per le elezioni presidenziali. Vladimir Putin, 71 anni ha la strada spianata per il suo quinto mandato presidenziale, reso possibile dalla riforma da lui stesso orchestrata nel 2020 con la possibilità di governare per altri 12 anni. Dovrebbero partecipare anche i cittadini dei territori occupati di Donetsk, Lugansk, Zaporizhia e Kherson ove ovviamente, l’opposizione a Putin appare debole. Candidature di dissenso respinte, come quella della giornalista Duntsova, che dall’inizio ha criticato la guerra contro l’Ucraina. L’oppositore Navalny riapparso “vivo” in una colonia penale dell’artico, non sembra far paura al leader russo.

India

Tra aprile e maggio 912 milioni di elettori indiani dovranno scegliere se conferire un terzo mandato al primo ministro Narendra Modi. 73 anni gode di ampia popolarità, grazie al crescente nazionalismo indù, l’opposizione fatica a conquistare spazio. Nel tentativo di lanciare una sfida al partito di Modi, una ventina di partiti hanno formato una alleanza chiamata India. Il cartello include: il partito di Gandhi, il Congresso nazionale indiano, i primi segnali per un ritorno al potere di questi ultimi sono incoraggianti. C’è da dire che per quanto riguarda la libertà di stampa l’India è scesa di ben 11 punti ed è al 161 posto su 180 Paesi, causa la crescente violenza contro giornalisti e dei media, vige quindi l’illiberalismo e la Freedom House ha declassato il Paese da “libero” a “parzialmente libero”.

Europa

Si voterà tra il 6 e il 9 giugno nel Vecchio Continente, gli elettori saranno 400 milioni, per l’Italia i cittadini saranno chiamati alle urne domenica 9 giugno. Per l’Europa sarà un test decisivo per comprendere se i voti saranno a favore del centro-destra o del centro-sinistra. Forse se conterranno i crescenti nazional populismi, il risultato influenzerà il destino delle democrazie liberali di molti Paesi europei. Secondo le proiezioni di Europe Elects, il centro destra del Partito popolare europeo (Ppe) potrebbe perdere qualche seggio ma è favorito per essere la formazione più numerosa, seguito dal Gruppo socialisti e democratici, seguono i liberali di Renew Europe (RE) e il Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei (Ecr).

Ritornando in Italia vi saranno le elezioni in cinque Regioni. Si comincia dalla Sardegna con il 25 febbraio, poi in Abruzzo il 10 marzo, il Piemonte il 9 giugno con le Europee e a ottobre in Umbria con data non ancora stabilita.

Messico

Sono due donne Claudia Sheinbaum e Xochiti Galvez in lizza, a giugno, in Messico per succedere al presidente Andrè Manuel Lopez Obrador. La prima, ex sindaco di Città del Messico, è in vantaggio nei sondaggi. La seconda è la senatrice candidata del Fronte Ampio per il Messico. 100 milioni sono gli elettori che dovranno conferire alla vincente un mandato di sei anni. Dovrà affrontare la lotta ai cartelli del narcotraffico, alla corruzione e ai flussi migratori verso gli Usa.

Stati Uniti

Il 5 novembre si svolgerà il 60° voto della storia degli Usa per eleggere il presidente che resterà in carica alla Casa Bianca per quattro anni, con incardinamento a gennaio 2025. Sarà una delle elezioni più arroventate della storia americana. In corsa Biden, 82 anni e ElezioniTrump, 77enne. Se fosse rieletto Biden sarebbe il presidente più anziano di sempre degli Stati Uniti d’America.

Trump che già nel 2020 aveva contestato le elezioni, nei sondaggi è favorito seguito da altri pretendenti alla Casa Bianca quali Ron De Sanctis e Nikki Haley. Se Donald Trump vincesse, c’è il timore che potrebbe assumere decisioni esplosive sia sul piano interno che a livello internazionale, creando sconvolgimento negli equilibri globali, in primis la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, il braccio di ferro con la Cina su Taiwan, i rapporti con l’Unione europea, come la ventilata uscita degli Usa dalla Nato, il tutto creerebbe problemi difficili da risolvere a livello mondiale.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Bloomberg, RSI, The Council of Europe, Ispi

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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