Catene a mani e piedi per l’attivista che, accusata di aver aggredito due presunti neonazisti nel Giorno dell’Onore, rischia fino a 24 anni di reclusione
La foto di una ragazza in jeans con un maglione rosa a righe. Non ci sarebbe nulla di strano in questa immagine se non fosse che la giovane ritratta è ammanettata mani e piedi e tenuta da un agente di custodia dall’altro lato della catena a cui è legato un guinzaglio. Siamo a Budapest e stiamo parlando del primo processo che vede coinvolta Ilaria Salis, la giovane attivista finita in carcere per aver, secondo le accuse, aggredito lo scorso febbraio nel Giorno dell’Onore due ragazzi probabilmente vicini agli ambienti neonazisti e per questo rischierebbe fino a 24 anni di carcere.
Le motivazioni dell’arresto
Ilaria Salis, 39enne brianzola, docente e attivista antifascista, è accusata di lesioni aggravate ai danni di due persone vicine agli ambienti dell’estrema destra, (prognosi di 5 – 8 giorni) ma che i magistrati ungheresi hanno ritenuto “potenzialmente idonei a provocare la morte”. L’aggressione sarebbe avvenuta nel Giorno dell’Onore che si svolge ogni 11 febbraio e vede riunirsi tutti i sostenitori europei per commemorare l’esercito ungherese e tedesco che nel 1945 affrontarono l’Armata Rossa che voleva liberale la Città stretta nella morsa del nazismo.
Tra le accuse la presunta appartenenza a un’organizzazione transnazionale di matrice terroristica vicina agli ambienti di sinistra che in Germania e in Ungheria è responsabile di alcune aggressioni che vedono la vittima colpita all’improvviso con spranghe e spray urticanti.
Roberto Salis: «Immagini scioccanti»
«Sapevamo che l’avrebbero trasferita ammanettata, ma vederla con i nostri occhi è stato scioccante» queste sono le parole del padre di Ilaria, Roberto Salis, che non trattiene la rabbia nel vedere la figlia trattata «come un animale», come dichiarato dall’avvocato della famiglia Eugenio Losco all’Ansa. Salis poi non risparmia attacchi rivolti al Governo, ai politici e alla stampa che hanno «sempre fatto finta di non vedere» sottolineando che la ragazza dovrà attendere il primo giudizio nell’udienza aggiornata al 24 maggio.
La reazione politica
Inevitabilmente la questione ha scatenato un vero e proprio putiferio turbando la flebile tranquillità del Governo Meloni che manteneva un profilo basso sulla vicenda anche per le relazioni tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro ungherese Viktor Mihály Orbán, leader di Fidesz che Fratelli d’Italia vorrebbe nelle fila dei Conservatori europei e che piace a Matteo Salvini con cui condivide alcune posizioni.
Meloni sente Orbán
Giorgia Meloni ha raggiunto Viktor Orbán, con cui parteciperà al Consiglio Ue
straordinario, per discutere della vicenda pur riconoscendo e sottolineando la piena autonomia della magistratura ungherese. A pesare sulla vicenda anche le posizioni del primo ministro ungherese che ha fatto storcere il naso a molte Cancellerie europee per essersi opposto, de facto bloccandola, la revisione di medio termine del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea che tra le altre cose prevede lo stanziamento di 50 miliardi di euro per l’Ucraina.
Il caso diventa politico
La vicenda della Salis quindi è inevitabilmente diventata un caso politico. Dal Partito democratico Elly Schlein ritiene che la vicenda «conferma come la Meloni si sia sempre scelta alleati e amici sbagliati» chiedendo di spezzare il silenzio mantenuto dal suo partito. Fratelli d’Italia infatti ha deciso, data la delicatezza della situazione, di mantenere una linea di assoluto riserbo astenendosi da eventuali commenti dei quali se ne occuperanno i vertici del Governo. Non solo, anche il mondo dello spettacolo e della musica si è mobilitato come Morgan o Fiorello.
Rampelli chiede uno sforzo per liberare la ragazza
Unico rappresentante di FdI a rompere il silenzio è il deputato Fabio Rampelli che chiede al Governo un impegno maggiore per liberare la ragazza sottolineando che «Meloni riuscirà a far rientrare in Italia la Salis usando tutto quello che è in suo possesso per garantirle un processo senza catene». «Quelle immagini ci hanno turbato» aggiunge il deputato.
Schivo il ministro della sovranità alimentare, Francesco Lolllobrigida che afferma «non commento le immagini che non ho visto».
La Russa: «Eccessiva l’imputazione»
Il presidente del Senato Ignazio la Russa promette di incontrare i familiari della ragazza e pur sostenendo che la questione dei detenuti è un problema che affigge molti Paesi, compresa l’Italia, giudica l’imputazione eccessiva.
Crippa: «Spiace ma non compete a me giudicare»
Dalla Lega Andrea Crippa, vicesegretario del partito, si dice dispiaciuto per il trattamento riservato alla connazionale e si augura che possa dimostrare la propria innocenza aggiungendo però di non poter aver i mezzi per poter giudicare poiché «ogni Paese punisce come vuole». Commento giudicato da Luana Zanella dei Verdi e Sinistra «allucinante» anche se non si dice del tutto sorpresa.
L’intervento della Farnesina
Sulla vicenda interviene anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a dimostrazione della necessità dell’intercessione della diplomazia, il quale condanna la linea dura di Budapest ma dichiara che il processo non è deciso da Orban, ma dalla magistratura che è indipendente e convoca l’incaricato d’Affari d’Ungheria per una valutazione sulle possibili misure di detenzione alternative. “Vigilare e intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie” così scriveva su X il ministro Tajani.
Il coinvolgimento dell’ambasciata italiana in Ungheria
Mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio conferma che i canali diplomatici sono attivati per fare tutto il possibile per «attenuare le condizioni rigorose in cui è detenuta», finisce sommerso dalle critiche l’ambasciatore italiano in Ungheria Manuel Jaconangeli per la gestione della vicenda. Secondo quanto ricostruito dalle fonti diplomatiche e di Governo non si sarebbe occupato direttamente dell’iter giudiziario che segue l’arresto della Salis, ma al suo posto l’avrebbero gestita alcuni sottoposti, sminuendo pertanto la vicenda. Secondo il linguaggio diplomatico, infatti, affinché un caso sia considerato politico e si attivi l’intervento del Governo, è necessario che l’ambasciatore in prima persona si occupi dell’incartamento.
Fanno notizia inoltre le numerose lettere con cui la Salis denunciava il trattamento in carcere e l’assenza di una normale condizione igienico-sanitaria.
La foto di Ilaria Salis che entra nell’aula di tribunale ha scosso l’opinione pubblica, aprendo a un dibattito tra chi si dice inorridito per le modalità di trattamento e chi si interroga sul perché faccia tanto scalpore quando anche in altri Paesi i detenuti vengono trattati in questo modo. Comunque la si pensi, la questione va oltre il linguaggio della politica, se colpevole o innocente, qui si parla esclusivamente del diritto umano in un Paese europeo.
Gianfranco Cannarozzo
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