Sono 121 i dipinti del maestro nell’era Ludovisi nella Capitale italiana
Le Scuderie del Quirinale a Roma dedicano una mostra al Guercino e alla dinastia dei Ludovisi, che rimarrà aperta al pubblico fino il 26 gennaio 2025. L’esposizione di 121 opere provenienti da 68 importanti istituzioni vede la partecipazione e collaborazione del Museo nazionale romano, la Galleria degli Uffizi e i Musei Capitolini.
Al centro della mostra vi è il Guercino, il pittore favorito da Papa Gregorio XV, e il percorso si sviluppa attraverso il dialogo tra capolavori e artisti dell’epoca, mettendo in evidenza episodi di rivalità, influenze reciproche e scambi. Inoltre sono presenti opere di Guido Reni, Domenichino, Giovanni Lanfranco, Annibale e Ludovico Carracci, Pietro da Cortona, VanDyck, Poussain e Gian Domenico Bernini. Le opere esposte intendono indagare come lo stile del Guercino, caratterizzato da una ricerca cromatica, sia stato elemento centrale per l’affermazione culturale e politica dei Ludovisi. La mostra esplora anche il breve ma intenso periodo del papato Ludovisi a Roma.
Il Seicento romano
Il Seicento romano è spazio associato alle vicende dinastiche delle famiglie Borghese e
Barberini. ln questo contesto il breve papato Ludovisi si inserisce come una parentesi ricca di innovazioni, posizionandosi tra le due potenti dinastie. Ludovisi sul modello di Scipione Borghese e in anticipo ai Barberini, diede vita all’omonima Villa, simbolo della famiglia e anima straordinaria per collezione d’arte. Fra queste la valorizzazione dell’arte veneta del Cinquecento e la collaborazione con una nutrita comunità di artisti riuniti a Roma.
In occasione della mostra sarà possibile visitare alcune sale del Casinò di Villa Ludovisi, tra cui la celebre opera del Guercino “Amore”. Vi è in questo dipinto e nell’apparato architettonico del Casinò, una forte impronta classicistica, di cui ne risente il maestro, con un’influenza raffaellesca.
Nella sua famosa opera “Viaggio in Italia”, Goethe rimane ammirato dalla pittura del Guercino e lo definisce: «Un pittore intimamente probo, virilmente serio senza rozzezze, le cui opere si distinguono anzi per gentile grazia morale. La levità, la purezza e la perfezione del suo pennello sono stupefacenti. Per i panneggi usa colori particolarmente belli, con mezze tinte bruno-rossicce».
Le tre fasi
Le prime opere di Guercino risentono dell’influenza di Ludovico Carracci e del
naturalismo del Caravaggio. Vi è poi l’impronta del paesaggismo veneto con opere che testimoniano la conoscenza dell’ultima pittura veneta, di Tiziano e di Jacopo Bassano. In particolare nel 1620 nella “Vestizione di San Guglielmo d’Aquilea, per la chiesa bolognese di San Gregorio, e oggi esposta nella Pinacoteca nazionale di Bologna, ritroviamo i caratteri principali del Guercino. Un capolavoro per la sua calda atmosfera e sparsa in un pulviscolo luminoso, che per lo storico Marangoni «Bagna e sommerge le cose».
In queste fasi si avvicina al Barocco e sorge una naturale comparazione con Guido Reni. In quest’ultimo si delinea un Classicismo romano mentre in Guercino vi è un maggiore avvicinamento alla visuale campestre
Nell’ultima fase il Classicismo riprende le tonalità cromatiche più pallide di Guido Reni e Guercino crea figure ritratte con bellezza ideale.
Paolo Montanari
Foto © Artribune, Positano News













