Giubileo, scandali e curiosità dal Medioevo a oggi

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Giubileo

Tra sacro e profano secoli di storia nella Città Santa dei Papi che accoglieva e accoglie tantissimi pellegrini da tutto il Mondo

“I peregrini chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare in Oriente la onde molte volte recano la palma, chiamasi peregrini in quanto vanno in Galizia a visitare la sepoltura si Sa Jacopo (de Compostela), chiamansi romei quanti vanno a Roma”. Così Dante nella Vita Nova indicava un quadro d’insieme delle “peregrinationes maiores” la cui pratica era molto diffusa nel Medioevo. Lo scopo del viaggio era la visita a un luogo sacro per il cristiano per la presenza di preziose reliquie. Inizialmente fu la Terra Santa e la Città di Gerusalemme che prima dell’indizione del Giubileo nel 1300, attirò moltitudini di pellegrini, desiderosi di ripercorrere i luoghi in cui Cristo era vissuto e visitare il Santo Sepolcro. Coloro che vi si recavano erano chiamati “palmieri” perché al ritorno portavano la palma di Gerico. Prima di partire il pellegrino partecipava a un vero e proprio rito di vestizione.

L’abbigliamento

Davanti l’altare della sua chiesa gli venivano consegnati i seguenti indumenti: un mantello di tessuto ruvido, la bisaccia, il cappello il bordone, cioè un bastone in legno dalla punta ferrata che poteva essere utile per appoggio nei punti difficili della strada ma all’occorrenza era uno strumento di difesa sia contro animali selvatici che contro malintenzionati in quanto in quel periodo le strade pullulavano di banditi. Infine una zucca vuota per contenere l’acqua. La maggior parte dei pellegrini viaggiava a piedi percorrendo giornalmente 20 o 30 km in pianura e 15 o 20 in zone montuose.

Il viaggio poteva durare molto tempo e il ritorno non era sicuro, per cui molti, prima di partire, facevano testamento. In ogni caso era consuetudine lasciare i beni e gli effetti sotto la protezione della Chiesa. Chi tornava da questa esperienza così importante anche dopo qualche anno era tenuto in grande considerazione perché aveva dimostrato di aver superato molte prove e anche perché si riteneva arricchito di una grazia speciale.

L’Erasmus del pellegrinaggio

È lungo le strade dell’Europa “i cammini” percorsi da milioni di pellegrini, che si è costruita l’Europa medievale e la sua comune identità. È stato il fenomeno del pellegrinaggio che ha rappresentato nella storia passata e in quella odierna una opportunità di scambio e di incontro tra popoli e culture diverse.

Nel 1300 nella Capitale

Il primo Giubileo della storia attirò un numero incredibile di pellegrini a Roma. Le cronache dell’epoca raccontano che ogni giorno duecentomila “romei” si accalcavano per entrare a San Pietro. Si dovette quindi istituire un sistema di “circolazione pedonale” ed è considerato il primo tentativo di gestione del traffico. I pellegrini dovevano camminare sul lato destro del ponte di Castel Sant’Angelo (all’epoca unico esistente) per accedere alla Basilica, e per uscirne dovevano percorrere il lato sinistro. Bonifacio VIII-Benedetto Caetani (1294-1303) al tempo regnante, nella bolla di indizione del Giubileo escluse, con una postilla, dal “perdono” la potente famiglia dei Colonna e i loro familiari per umiliarli, in quanto loro e gli adepti avevano causato continui disordini e uccisioni.

XV secolo

In quel periodo la Chiesa era nel pieno dello scisma d’Occidente con due Pontefici rivali, Bonifacio IX (1389 – 1404), che era a Roma, e l’antipapa Clemente VII che era invece ad Avignone. GiubileoQuest’ultimo non è considerato Papa ufficiale per l’annuario pontificio.

Nel Giubileo del 1400 i pellegrini accorsero numerosi nella Capitale e le visite alle basiliche furono portate a quattro con l’inserimento di Santa Maria Maggiore.

Quello del 1450 fu celebrato sotto il pontificato di Niccolò V (1447-1455), Tommaso Parentucelli già arcivescovo di Bologna. Fu un appassionato bibliofilo, a lui si devono l’acquisto di rari manoscritti che circolavano in Europa in quel periodo e sono ora gelosamente conservati nella biblioteca vaticana. Nell’anno santo di quel Giubileo la folla di pellegrini fu immensa.

Da tutta Europa accorsero per lucrare le sacre indulgenze ma un giorno di dicembre del 1499 avvenne una grave tragedia. Sul ponte Sant’Angelo per la calca alcuni cavalli si imbizzarrirono, duecento persone rimasero soffocate o morirono finendo annegate nel Tevere o sotto gli zoccoli dei quadrupedi. Disastro maggiore procurò la peste che invase Roma. Niccolò V non fece una bella figura perché si allontanò precipitosamente dalla Città Eterna in pieno Anno Santo, per evitare il contagio, dal 18 giugno al 25 ottobre 1450. Con lui tutta la Corte che si rifugiò a Fabriano. Rientrato a Roma intraprese un ambizioso progetto di ristrutturazione urbanistica. In quest’anno giubilare Papa Niccolò concesse a numerosi principi che non volevano affrontare il faticoso viaggio, la possibilità di guadagnare l’indulgenza tramite l’acquisto di concessioni papali con il versamento di una offerta in denaro, nella misura di circa la metà del costo del viaggio a Roma.

1500

Quello del 1500 fu un Anno Santo piuttosto singolare. Papa Alessandro VI Borgia (1492-1503) trasformò Piazza San Pietro in arena con uccisione di sei tori, con grande delizia dei romani. Durante il suo papato si ha notizia che “un soffitto crollò su di lui travolgendolo in una nuvola di polvere ma si salvò”. La vita dissoluta che fece sembrava essere finita per lui che si dichiarò pentito, ma non valse a salvare il predicatore Girolamo Savonarola che lo accusava e che finì sul rogo.

1600 – 1700

La Porta Santa fu aperta anziché il 24 dicembre del 1599 una settimana più tardi, il 31, causa problemi di salute di Papa Clemente VII (1592- 1605), che fu colto da un grave attacco di gotta. Proprio nell’anno santo del 1600 in Campo de Fiori fu arso vivo il 17 di febbraio Giordano Bruno, domenicano giudicato eretico, nonostante qualcuno avesse richiesto per lui la grazie trattandosi di Anno giubilare. Nel 1675 tra i regolamenti e divieti, il Papa regnante Clemente X vietò l’aumento delle case e impedì che molti cittadini fossero sfrattati per far posto ai pellegrini che affollavano Roma. Nel 1725 Papa Benedetto XIII proibì per quell’anno il gioco del lotto con grave nocumento alle casse vaticane.

Il Giubileo mancato del 1800

Alle 11 del 10 febbraio 1798 le truppe francesi del Generale Berthier entrarono in Roma e da Porta Angelica sfilarono in piazza San Pietro. Occuparono poi Trinità dei Monti, il Campidoglio, San Pietro in Montorio. Sembrava giunto il giorno del Giudizio. Fu proclamata la Repubblica romana. Pio VI (Giannangelo Braschi) fu deportato in Francia ove morì nell’agosto del 1799. La mole di Castel Sant’Angelo fu pitturata con i colori della Repubblica e sull’Arcangelo Michele fu posto un berretto frigio. Il conclave si riunì a Venezia il 14 marzo 1800 e venne eletto nuovo pontefice Pio VII (Barnaba Chiaramonti ), quando giunse a Roma, il 3 luglio 1800, era già tardi per indire il Giubileo.

Dopo la restaurazione in Europa liberata da Napoleone, il Giubileo del 1825 vide la presenza a Roma dell’imperatore d’Austria e della regina delle Due Sicilie. Poiché l’anno prima la Basilica di San Paolo era andata distrutta in incendio, ed era inagibile, si decise di sostituirla per la visita alle Basiliche con Santa Maria in Trastevere. Questo fu l’unico Giubileo nel 1800.

Leone XIII

Il 20 settembre del 1870, con la Breccia di Porta Pia tramontava per sempre il potere temporale dei Papi a Roma. Si apriva la “Questione Romana”. Leone XIII cercò di ammorbidire i rapporti tra Stato e Chiesa. Per il Giubileo del 1900 fu creato un Comitato internazionale che si accollò l’organizzazione dei pellegrinaggi. I partecipanti avevano una tessera personale con la quale acquistare il biglietto ferroviario scontato, partecipare agli eventi giubilari e accedere all’udienza del Papa in Vaticano. Veniva data una medaglia giubilare utile per visitare la pinacoteca e i musei vaticani. Furono affittati due grandi palazzi ai Prati di Castello e a Borgo per alloggiare i pellegrini. Per gli stranieri era consentito accedere al refettorio del circolo San Pietro, in grado di servire contemporaneamente 1.500 pasti.

Le moltitudini del 1950

Fu aperto il 24 dicembre 1949 da Pio XII (Papa Pacelli). La seconda guerra mondiale era Giubileoterminata da appena cinque anni con milioni di morti e mezza Europa distrutta dalle bombe sia degli alleati che dei tedeschi. La crisi economica era grave, le strade in parte interrotte ancora dalle macerie. Cortei di “romei” percorsero quell’anno la nuova e discussa via della Conciliazione dopo l’abbattimento della storica Spina di Borgo. Autorevoli personaggi affollarono San Pietro. Corse voce che anche il principe Vittorio Emanuele di Savoia, incappucciato e con il saio, avesse clandestinamente varcato la frontiera italiana per lucrare l’indulgenza. In maggio giunse anche Carmencita di Villaverde la figlia del dittatore spagnolo Franco.

Il giubileo del 1950 fu contrassegnato dal numero elevato di pellegrini che giunsero a Roma a piedi. Nei mesi estivi ne arrivavano cento al giorno. Tra loro agiati romei come l’industriale catalano Giuseppe Majno che impiegò 37 giorni di percorso da Barcellona a Roma. Altri arrivarono in bicicletta, alcuni in canoa, su carrozzelle per invalidi trascinate da cani. Una contessa tedesca giunse nella Città eterna a cavallo, impiegò ventidue giorni per fare 1.540 chilometri. Uno studente finlandese partì a luglio a piedi da Helsinky e giunse a Roma a novembre. Ma tutti questi zelanti romei non erano sempre stinchi di santo.

Una storia particolare

Una guida alpina, in perfetta tenuta da montagna, era partita da Torino il 26 dicembre del 1949. Giunse a Roma il 5 gennaio compiendo a piedi il percorso di oltre 800 chilometri a tempo di record. Così disse ai giornalisti che lo interrogavano, ma il suo pellegrinaggio non si concluse con l’indulgenza plenaria perché fu subito dopo arrestato dalla Pubblica Sicurezza perché “contravventore al foglio di via”. Raggiunse quindi il suo traguardo a Regina Coeli dove non era stata ancora aperta la “Porta Santa” come è invece avvenuto nel Giubileo della Speranza di questo anno 2025 da parte di Papa Francesco il 26 dicembre 2024 per “i fratelli detenuti”, nel carcere romano di Rebibbia.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Visite guidate a Roma, Il Quadrante, Pandosia.org, Romeguide, Avvenire

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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