Una leggenda letteraria ispirata da un uomo realmente esistito e dalla quale è stato tratto, nel 2000, il film Castaway con Tom Hanks
Nel febbraio del 2005 una spedizione di National Geographic ha scoperto nell’isola Mas a Tierra, nell’arcipelago di Juan Fernandez, circa 670 km ad ovest della costa cilena, la capanna ove soggiornò per lunghi 4 anni il corsaro scozzese Alexander Selcraig (conosciuto come Selkirk).
Il gruppo di tre isole fu scoperto nel 1574 dal navigatore Juan Fernandez nel giorno di Santa Cecilia – 22 novembre – e fu inizialmente battezzato dallo scopritore «Islas Santa Cecilia».
Chi era Alexander Selcraig
Nato nel 1676 da un calzolaio e conciatore di pelli di Lower Largo, nella Regione scozzese di Fife, sin da giovane mostrò una personalità litigiosa e indisciplinata. A 17 anni fu convocato dal locale consiglio ecclesiastico dei presbiteri per essere rimproverato per il suo indecente comportamento in chiesa, e qualche anno dopo per aver picchiato duramente i suoi fratelli.
A partire dal 1695 si imbarcò come corsaro verso i Mari del Sud, e nel 1703 prese parte a una spedizione del corsaro ed esploratore William Dampier, che salpò da Kinsale, in Irlanda, l’11 settembre di quell’anno con due navi. Dampier era il comandante del galeone St. George, mentre Selcraig fu imbarcato sul Cinque Ports agli ordini del capitano Thomas Stradling.
Le navi avevano a bordo lettere di autorizzazione del Lord dell’Ammiragliato britannico, che le autorizzavano ad attaccare i mercantili spagnoli, con cui in quel momento la Gran Bretagna era in guerra.
La separazione dai compagni
Nel febbraio del 1704, dopo un tempestoso doppiaggio di Capo Horn, i corsari cercarono di abbordare un vascello francese ben armato, ma non ci riuscirono e se lo lasciarono sfuggire, consentendo ai francesi, alleati degli spagnoli, di avvertirli che nel Pacifico erano entrati corsari inglesi.
Tentarono anche un’incursione nella Città mineraria panamense di Santa Maria, ma persero uomini in un’imboscata. Andò meglio con la cattura della nave mercantile Asuncion, che fu saccheggiata dai britannici, e Selcraig fu incaricato dal comandante di spartire il bottino.
Dampier si appropriò di vino, brandy, farina e zucchero, e ordinò al capitano Stradling del Cinque Ports di lasciare libera la nave catturata. I dissapori tra i due capitani portarono alla loro separazione, e Stradling, con il quale era imbarcato Selcraig, veleggiò da solo.
L’abbandono sull’isola Mas a Tierra
Nell’ottobre del 1704 il Cinque Ports fece sosta nell’isola Mas a Tierra per fare scorta di acqua e di viveri. Selcraig, nei mesi in cui era stato in mare, aveva ricoperto il ruolo di navigatore, fondamentale per gli ufficiali e i marinai, poiché conosceva tutte le tavole dello scafo e i rinforzi di bordo, oltre alle condizioni delle vele. Aveva più volte avvertito il comandante delle cattive condizioni della nave, ed era diventato per l’ufficiale un «piantagrane».
Alexander lanciò l’allarme: il veliero era troppo malandato per proseguire verso l’Atlantico e tornare in Inghilterra, ma il suo capitano rifiutò qualsiasi riparazione. Selcraig, convinto che la nave stesse andando incontro a un disastro, dapprima chiese ai compagni se volevano disertare con lui e rimanere nell’isola, ma tutti si rifiutarono.
Il capitano Stradling, stanco dei continui problemi che Selcraig gli causava, fu ben lieto di liberarsi di lui, e lo sbarcò sull’isola con un moschetto, polvere da sparo, un’accetta, un coltello, un piatto da cucina, una Bibbia e alcuni vestiti.
L’abbandono in luoghi deserti, a quel tempo, era una punizione frequente per chi si ammutinava sulle navi corsare, ed equivaleva a una condanna a morte. Vi sarebbe rimasto per quattro anni e quattro mesi.
La Cinque Ports, ripreso il mare, come predetto da Selcraig, fece naufragio al largo della Colombia. Metà dell’equipaggio morì; Stradling e alcuni uomini si salvarono, ma imprigionati dagli spagnoli e deportati a Lima.
Sopravvivere in una isola remota
Mas a Tierra è un’isola vulcanica di circa 48 km², lunga 19 chilometri e larga 7, con un’altezza massima di 900 metri. Era ricca di suini e capre selvatiche importate anni prima dagli spagnoli, che in passato si erano approvvigionati lì di acqua dolce, ma era completamente deserta, eccetto topi e gatti selvatici giunti anch’essi dalle rare navi.
Selcraig, privo di bussola, dovette adattarsi a quell’isola aspra, con una costa scoscesa, irta di insenature e scogliere senza alcun riparo naturale. Si accampò dapprima lungo la riva, sperando di vedere imbarcazioni che potevano soccorrerlo, poi si riparò in una caverna, cibandosi di molluschi e aragoste.
Sin dall’inizio soffrì di grande solitudine, depressione e rimorso per il suo comportamento. Si rifugiò quindi all’interno dell’isola per sfuggire a una colonia di elefanti marini che avevano invaso la spiaggia per l’accoppiamento.
Costruì due capanne, trovando all’interno dell’isola capre selvatiche ma anche rape e cavoli. I ratti furono il problema più grosso per Alexander perché lo mordevano durante la notte, finché non riuscì ad addomesticare due gatti selvatici che lo salvarono da questa situazione. Quando la polvere da sparo finì, iniziò a cacciare le pecore inseguendole a piedi, e una volta cadde in un dirupo, ferendosi gravemente e rimanendo senza conoscenza per 24 ore, ma non si ruppe la schiena.
Quando i suoi vestiti divennero laceri, si confezionò dei nuovi con pelli di capra, utilizzando un chiodo per cucire, come gli aveva insegnato il padre da bambino. I suoi piedi divennero così callosi che ritenne le scarpe, ormai logore, inutili. Iniziò a leggere la Bibbia a voce alta e ne trasse grande beneficio dal punto di vista dell’umore. In quei quattro anni, due navi spagnole attraccarono nell’isola per rifornirsi d’acqua, ma Alexander si nascose, poiché, se lo avessero preso, lo avrebbero impiccato.
Il salvataggio
Il 2 febbraio 1709 giunse il salvataggio tanto atteso: arrivò la nave corsara inglese Duke, comandata da Woodes Rogers, che faceva parte del gruppo di navi capitanate da Dampier, lo stesso che aveva arruolato Selcraig nel 1703.
Dopo quattro anni e quattro mesi senza alcun contatto umano, Selcraig fece salti di gioia all’arrivo a terra dei suoi “liberatori”. Rogers, sentito il suo racconto, nominò subito Alexander “governatore dell’isola“.
L’agile naufrago riuscì a fornire all’equipaggio cibi freschi e acqua di sorgente, che contribuirono a rinforzare gli uomini di Rogers, afflitti dallo scorbuto, malattia tipica dei marinai privi di cibi vegetali freschi contenenti vitamina C durante i lunghi viaggi. Rogers manifestò concretamente la sua stima per Selcraig nominandolo secondo ufficiale della Duke, affidandogli poi il comando di una delle navi che erano state abbordate, la Increase, prima che venisse riscattata dagli spagnoli.
Alexander tornò quindi alla pirateria e, a Guayaquil, in Ecuador, guidò una piccola flotta di barche lungo il fiume Guayas, depredando di oro e gioielli i ricchi signori spagnoli nelle loro ville. Si dedicò alla caccia dei galeoni spagnoli che trasportavano l’oro dal Messico all’Europa. Navigò verso le Indie orientali olandesi e circumnavigò il globo doppiando il Capo di Buona Speranza.
Arrivò sulle coste inglesi il 1° ottobre 1711: era rimasto lontano da casa per otto anni.
Il ritorno e la fama
La notizia dell’esperienza di Selcraig come naufrago si sparse in Inghilterra. Il saggista Steele lo intervistò sulla sua solitaria permanenza nell’isola e ne trasse un articolo che apparve su The Englishman.
Selcraig, a Londra, poté godere di una vita agiata grazie alla sua parte di bottino saccheggiata. Nel 1713 accusato di aver aggredito un maestro d’ascia a Bristol: rischiava una detenzione di due anni, per cui fece ritorno a Lower Largo, ove conobbe una lattaia, Sophia Bruce, con la quale si accompagnò per qualche tempo. Successivamente si sposò con una vedova di un locandiere.
Si ha notizia che nel 1717 fu arruolato dalla Royal Navy e imbarcato sulla HMS Wejmauth, impegnata – ironia della sorte – nel pattugliamento contro la pirateria lungo le coste occidentali dell’Africa. Qui lo colse la morte il 13 dicembre 1721 per la febbre gialla che aveva flagellato l’equipaggio lungo il viaggio. Aveva 45 anni e il suo corpo scaricato in mare.
Dalla realtà alla leggenda
Quando Daniel Defoe pubblicò nel 1719 The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, i lettori notarono subito la somiglianza con l’esperienza di Selcraig, anche se gli studiosi letterari moderni accettano che questo racconto fosse solo una delle tante narrazioni di sopravvivenza di cui Defoe era al corrente.
Giancarlo Cocco
Foto © The HotCorn, BarcheNews, Wikipedia, Focus, Nautica Report













