Una retrospettiva racconta il percorso dell’artista tra Italia e Francia, tra tradizione figurativa e influenze europee del primo Novecento
È in corso al Mart di Rovereto una mostra dal titolo Anselmo Bucci (1887-1955). Il tempo del Novecento tra Italia e Europa, a cura di Beatrice Avanzi e Luca Baroni. Un’esposizione completa dell’opera del pittore nativo a Fossombrone, nelle Marche, accompagnata da un bel catalogo che nelle varie sezioni presenta l’opera non solo pittorica di Bucci ma anche quella grafica.
Il ruolo di Bucci nel Novecento
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi presenta la retrospettiva su Anselmo Bucci, attivo non solo a Fossombrone ma anche a Parigi e Milano. Bucci, per un breve periodo, fece parte del movimento “ritorno all’ordine” che fece seguito al primo conflitto mondiale, appunto il Novecento.
Gli ultimi studi, soprattutto marchigiani, collocano Bucci a pieno diritto nel Novecento, anche se il nostro è un artista libero da correnti o movimenti che, soprattutto a Parigi, si svilupparono velocemente.
Il rapporto con il movimento Novecento
Amore e odio fra Bucci e il movimento Novecento fino al 1929, data che segnò la rottura fra l’artista e la corrente pittorica Novecento legata al fascismo. Bucci, con Sironi e Malerba, espose per la prima volta nella galleria milanese di Lino Pesaro (1923). Di questo periodo vi è un’immagine potente nell’opera di Bucci intitolata I pittori, esposta alla Biennale di Venezia nel 1924, in cui l’autore si identifica con un pittore sul ponteggio di una chiesa e, sullo sfondo, il suo paese Fossombrone. Bucci, nel gruppo Novecento, recupera la tradizione nazionale pittorica ma mai quella nazionalistica.
Influenze e indipendenza artistica
Prima di partire per la guerra insieme a Marinetti, Boccioni e Sironi, siamo nel 1915, Bucci, che non aderì al movimento del Futurismo italiano, aveva respirato l’aria delle avanguardie parigine. Dunque Bucci è interprete della tradizione nazionale ma aperto alle novità artistiche.
Ma nell’artista marchigiano vi erano forti propensioni anti–ideologiche che gli permisero di avere una forte intensificazione espressiva anche in campo naturalistico e animalista. L’aver scelto di vivere a Monza è stato un segno di distacco dalla corrente dominante e ideologica.
Riferimenti artistici e attività giornalistica
Bucci ama recuperare la tradizione pittorica europea, da Tiziano a Van Dyck, da Raffaello a Velázquez. Col tempo, queste conoscenze gli permetteranno di individuare le differenti radici figurative dei maestri contemporanei attivi sulla scena parigina.
Ma Bucci non fu solo un pittore, ma anche un giornalista d’arte; infatti, tra il 1949 e il 1950, nelle pagine della Domenica del Corriere, Bucci tenne una rubrica intitolata Perché è bello… / Perché è brutto…, in cui recensiva mostre d’arte.
Paolo Montanari
Foto © Finestre sull’arte













