Palazzo Zabarella ospita la più grande retrospettiva mai dedicata al grande artista livornese
Gli sguardi colmi di mistero, inquieti e seducenti al tempo stesso, sguardi di “creature che hanno in sé qualcosa del fantasma e del fiore”; sono le donne che dipinse Vittorio Corcos (1859-1933), grande interprete della cosiddetta Belle Époque insieme a tanti altri italiani che seppero conquistare il gusto parigino. Circa cento opere esposte nelle sale di Palazzo Zabarella a Padova, alcune inedite, per la più grande retrospettiva mai dedicata a questo artista, la cui fama è stata ingiustamente eclissata dai nomi dei più noti De Nittis e Boldini.
Un mondo troppo frettolosamente etichettato come frivolo e superficiale, in realtà colmo di interesse. Nelle donne di Corcos non si trovano solo vacua civetteria e affettata malizia, ma anche i caratteri peculiari del decadentismo. In Sogni, la sua opera più conosciuta e icona della mostra, l’artista ci offre un’immagine in bilico fra realtà e apparenza, una donna autentica e distante al tempo stesso, intrisa di mistero come tante eroine del melodramma coevo.
Il livornese Corcos arriva a Parigi nel 1880, animato dal desiderio di ampliare i propri orizzonti e di mettersi alla prova. Il contatto con la capitale francese lo cambierà per sempre. L’inizio è arduo e traumatico. L’incontro con De Nittis gli apre le porte dei salotti buoni, e facilita i contatti con quella Maison Goupil della quale diverrà artista di punta. Da allora i soggiorni parigini divengono sempre più frequenti.
Le istitutrici ai Campi Elisi dimostra come Corcos non sia esclusivamente un pittore patinato e schiavo delle mode, ma coltivi contemporaneamente una vena introspettiva e sociologica che lo rende grande interprete del proprio tempo. Nell’immagine delle due ragazze intente a chiacchierare c’è tutta la malinconia di due vite sciupate, spese nell’educare i figli degli altri, di coloro i quali sono al vertice della scala sociale.
Pensiamo ancora ai ritratti intensissimi di Yole Biaggini Moschini, il cui fascino non lasciò indifferente Fogazzaro. Moglie di Vittorio Moschini, un uomo molto in vista nell’ambiente padovano, divenne simbolo di eleganza e raffinatezza nei salotti dell’epoca. Il visitatore potrà incontrare i suoi occhi magnetici e pieni di turbamento in due diverse opere, un ritratto del 1901 e un ovale del 1904, dipinto quando sul suo volto già si posava un presagio di quella morte che l’avrebbe colta l’anno successivo. Una donna di grande classe e magnetismo, di fronte alla quale l’artista non riusciva a trattenere un moto di soggezione.
Corcos dunque non solo artista tutto “zucchero e rosolio”, come ebbe a dire in maniera denigratoria Ugo Ojetti, ma pittore complesso e degno di una rivisitazione critica. Non a caso ritrasse anche grandi protagonisti della sua epoca, come Giosuè Carducci e Pietro Mascagni, reduce dal recente successo di Cavalleria rusticana. Significativo inoltre il suo ritorno alla pittura en plein air negli anni estremi della sua vicenda artistica, testimoniato dall’ultima sezione della mostra. Il mondo di Corcos è sovente denso di poesia, colmo di un lirismo dietro il quale si cela un addio, un commiato dalla vita e da un’epoca destinata a precipitare negli abissi conflittuali del ventesimo secolo.
Riccardo Cenci
Corcos- I sogni della Belle Époque
Padova – Palazzo Zabarella
Dal 6 settembre al 14 dicembre 2014
Orari: dal martedì alla domenica 9.30 – 19.00 / chiuso il lunedì
Biglietti: intero € 12,00 ridotto € 10,00
Catalogo: Marsilio
Foto in alto: Vittorio Corcos
Sogni,1896
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Foto al centro: Vittorio Corcos
Yole Biaggini Moschini, 1904
Collezione privata













