Glasnost e Perestrojka, ma non solo. Mentre i berlinesi picconavano il Muro, lui decise che il Patto di Varsavia doveva diventare carta straccia. La ragione per cui è disprezzato in Russia e ammirato fuori.
Quando il Muro di Berlino va in frantumi, Mikhail Gorbaciov (nome completo Mikhail Sergevic Gorbaciov) ha 58 anni.
Nell’Urss degli anni ’80 è un’età appena sufficiente per guidare la Gioventù Bolscevica del Pcus, il Komsomol. Ciononostante, la sua tempra era già bella che formata. I tanti dirigenti più esperti – quelli che oggi definiremmo dinosauri della politica – si accorsero subito che al crepuscolo del sesto decennio di vita probabilmente un uomo è sufficientemente formato e può essere addirittura di carattere.
Sottovalutato in patria
Sbagliarono a ritenerlo un burattino e a ritenersi burattinai. Gorbaciov, inglese sciolto e una moglie – Raisa – che sapeva reggere alla grande il ruolo, era un presidente benvoluto in Occidente. Quantomeno stimato.
Naturalmente, se si cerca di guardare oltre il fatto che fosse – inevitabilmente – figlio del Comunismo, è stato in grado di andare in un certo senso anche contro sé stesso. La Glasnost e la Perestrojka sono due esempi di come in realtà, più che un parricidio, la sua politica fosse un atto di realismo nato dall’evidenza che l’Unione Sovietica stesse soccombendo sotto i colpi delle politiche di Breznev, che avevano causato una fortissima stagnazione. Addirittura, la sua inversione a «U» rispetto alla Dottrina Breznev (sulla famosa sovranità limitata degli Stati del Patto di Varsavia) fu definita «Dottrina Sinatra».
Due parole chiave, quattro colonne portanti

Glasnost e Perestrojka, dunque. Ovvero, trasparenza nei processi politici e sociali e ristrutturazione del sistema. Il tutto su quattro colonne portanti: privatizzazione di molti settori economici statali (guarda che coraggio, in uno Stato che da settant’anni viveva di piani quinquennali), libertà di informazione, riduzione del controllo militare e politico sui Paesi dell’Est (che portò alla fine dell’invasione in Afghanistan) e avvio dei trattati con gli Usa per il disarmo missilistico.
Cosa sarebbe il mondo oggi se quel 9 ottobre del 1989 l’Urss avesse voluto dare una prova di forza? Non è dato sapere, perché la Storia, per fortuna, ha preso un’altra strada. Gorbaciov, novant’anni oggi, unanimemente riconosciuto come follemente innamorato della sua Nazione, è stato il primo e unico segretario del Pcus a essere nato e cresciuto in uno Stato completamente bolscevico e bolscevizzato, senza cioè retaggi risalenti all’epoca precedente. Ed è forse il politico meno apprezzato in Russia e più ammirato al di fuori: all’interno perché, impedendo di sparare sui berlinesi che picconavano il Muro, ha di fatto buttato giù anche l’Impero e reso carta straccia il Patto di Varsavia. Al di fuori per la stessa ragione, ma ovviamente vista dal lato opposto.
Dunque, è soprattutto in Occidente che viene visto in un modo ben preciso e anche originale: nient’altro che un fact-checking, a cui va il merito di aver smontato un’enorme fake news.
Domenico Bonaventura
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