Seconda Giornata dell’Ematologia e Oncoematologia, lo stato dell’innovazione

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Ematologia

L’evento online ha fatto il punto sulle terapie, l’accesso alle cure, le sperimentazioni. “Bersaglio” e “rete” i concetti fondamentali

L’oncoematologia è quella branca specialistica dell’ematologia che studia le malattie tumorali degli elementi cellulari del sangue. Tra queste, rientrano leucemia, linfoma, mieloma, malattie mieloproliferative croniche e altre sindromi.

Nonostante vengano considerate patologie rare, secondo gli ultimi censimenti in Italia sono più di 7 mila i pazienti clinicamente rilevanti. Il mieloma multiplo, ad esempio, rappresenta l’1% dei tumori totali e il 10% delle patologie oncoematologiche, con 8.7 casi su 100 mila abitanti. E ogni anno i nuovi casi sono circa 5 mila.

Seconda Giornata dell’Ematologia e Oncoematologia

EmatologiaPer fare il punto su terapie, accesso e modelli di cura, innovazione e sperimentazione, il 25 novembre si è tenuta la Seconda Giornata dell’Ematologia e Oncoematologia. Ospitato dalla piattaforma digitale Global.Klive.it, l’evento ha visto la partecipazione di numerosi ematologi, oncologi, decisori, media e imprese.

L’appuntamento ha preso le mosse dal recente 48° Congresso nazionale di SIE, Società Italiana di Ematologia, che ha espresso due concetti chiave: rete e bersaglio. «Bersaglio, l’alterazione patologica nella cellula che cerchiamo di colpire in maniera specifica», spiega Alessandro Maria Vannucchi, professore ordinario di Ematologia all’Università di Firenze. «La rete deve essere il concetto dominante e vincente per unire i laboratori e portare avanti la medicina di precisione».

Gestione del mieloma tra prassi e prospettive

L’età media dei pazienti è di 69 anni, come riporta Elisabetta Antonioli, dirigente medico del Dipartimento di Ematologia Careggi di Firenze. Ma c’è comunque una percentuale di pazienti giovani, più facilmente candidati a un trapianto e con prospettive diverse rispetto agli anziani. Le nuove linee guida «aprono a nuovi orizzonti», commenta Gabriele Buda, professore associato del Dipartimento di Medicina clinica e traslazionale dell’Università di Pisa.

Lo standard di cura rimane la «tripletta» di farmaci Vtd (bortemizomib, talidomide e cortisone), parallelamente sta prendendo piede l’utilizzo di anticorpi monoclonali. «Lo studio sperimentale è confermato in ogni fase di osservazione dei cicli di terapia. Altri studi sono in corso, ma l’impatto sperimentale sembra essere vantaggioso», prosegue Buda.

Pazienti anziani e recidivi

Seconda Giornata dell'Ematologia e Oncoematologia,Anche per gli anziani bisogna diversificare il discorso, l’età non è un fattore di per sé sufficiente per valutare la fragilità. Ci sono parametri per stimare le funzioni fisico-cognitive del paziente, ma bisognerebbe muoversi verso «criteri oggettivi, come citogenetica o valori dell’albumina», afferma la Antonioli. Altrimenti ci si basa solo su quanto asserito dal degente. Le tre categorie in cui è possibile suddividere i pazienti più anziani, fit, intermediate e frail, necessitano «diversi trattamenti e obiettivi. I casi migliori (fit) possono puntare alla totale efficienza, per i più fragili è difficile andare oltre palliativi per la diminuzione della tossicità.

Purtroppo restano alte le ricadute, «nella maggioranza dei casi», ammette Alessandro Gozzetti, professore associato di Ematologia all’Università di Siena. Nonostante i progressi, la recidiva sopraggiunge in tempi rapidi, entro 60 giorni, e «solo il 38% arriva a una terza linea di terapia. Si tratta di patologie complesse, quasi come i tumori solidi».

Fare rete

La prima rete oncologica è stata costituita in Toscana nel 1998, ricorda Gianni Amunni, direttore generale ISPO, Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica. Con rete si intende «un’azione programmata non concentrata nei grandi istituti, ma un modello “abete”. Oggi è il modello più proposto, ma non sempre attuato». Lo scopo è «intercettare la presa in carico secondo percorsi più appropriati», continua Amunni.

La scommessa è «proporre un’omogeneità di comportamenti in tutto il territorio, garantendo lo stesso percorso». Parte integrante per il sistema oncologico è «l’innovazione, fruibile e accessibile». A questa va associata la «volontà politica» di andare in una certa direzione che includa «accoglienza e multi-disciplinarietà, con un ruolo propositivo della programmazione regionale».

Pratica clinica e gestione manageriale

Seconda Giornata dell'Ematologia e Oncoematologia,Altro punto da considerare è l’impatto a 360° sul paziente (e i familiari), fisico, mentale, economico, in generale sulla qualità della vita. Anche se la sopravvivenza è aumentata, restano molti aspetti gravosi, pure nella sfera sociale. Per Giuseppe Turchetti, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, servono opportune linee manageriali e organizzative.

Bisogna condurre «analisi dettagliate dell’impatto socioeconomico, che non sono solo i costi sanitari diretti, ma includono dimensioni ampie e variegate». Questi non gravano esclusivamente sulla sanità, ma anche su «famiglia, lavoro, previdenza. Serve un modello di gestione costruito intorno al paziente, con un ruolo centrale delle associazioni».

Accesso alle cure

Le nuove terapie stanno diventando realtà. «Saremo in grado di affrontarle in maniera sostenibile? O dovremo identificare fattori di predizione della risposta?» si chiede Maria Domenica Cappellini, professore di Medicina interna all’Università di Milano. «Ci sono sia entusiasmo scientifico che problematiche, acquisendo expertise nell’uso di farmaci e nella categorizzazione dei pazienti, prenderemo decisioni oculate».

«La diagnostica è fondamentale», aggiunge Francesco Mannelli, del Centro Ricerca e Innovazione del Careggi di Firenze. «Ai laboratori di oncoematologia viene richiesta una qualità diagnostica anche superiore rispetto alla basilare di altre patologie. È evidente che anche se alcuni farmaci danno buone indicazioni, non ne va fatto un uso indiscriminato, senza classificare le varianti cliniche».

Interazione con i pazienti

Seconda Giornata dell'Ematologia e Oncoematologia,«Si va verso la creazione di un registro di raccolta dati con l’interazione di associazioni di pazienti e medici», prosegue Mannelli. «Da questo allargamento delle maglie ci sarà un maggiore coinvolgimento nella sanità territoriale».

«La comunità dei pazienti ha contribuito a raggiungere obiettivi importanti» per lo sviluppo dell’oncoematologia, chiude la Cappellini. «Siamo arrivati a un punto in cui le autorità regolatrici per l’approvazione dei farmaci hanno chiesto la partecipazione dei pazienti. Questa nuova pianificazione sarà sempre più rilevante, a tutti i livelli, evidenziando bisogni, approcci e prospettive».

 

Raisa Ambros

Foto © Hemomadrid;UNE; Salud y Medicina; Controllab.

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