Ignazio Messina (Idv): «Questa decisione costituisce un segnale regressivo, intriso di oscurantismo culturale: non è questa l’Europa che a noi piace»
La questione è stata sollevata in Francia, quando un medico si è rifiutato di effettuare il prelievo del sangue ad un donatore dichiaratosi omosessuale. Il donatore in questione ha fatto ricorso presso un tribunale locale, successivamente si è rivolto alla Corte amministrativa di Strasburgo, finché il caso non è giunto alla Corte di giustizia europea, che è stata dunque chiamata a pronunciarsi riguardo alla normativa, vigente in Francia, che prevede che sia vietato donare sangue agli uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali.
«L’esclusione permanente – si legge nella sentenza della Corte Ue – dalla donazione di sangue per uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali può, alla luce della situazione in Francia, essere giustificata». La Corte Ue ha tuttavia aggiunto alla sentenza alcune precisazioni importanti, sottolineando che «occorre dimostrare che per queste persone esiste un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive, come l’Hiv e che non sono disponibili tecniche efficaci di ricerca o metodi per assicurare un livello elevato di protezione della salute dei riceventi, meno restrittivi dell’esclusione».
In pratica, dunque, secondo la Corte europea il divieto francese è da considerarsi «giustificato», ma deve passare attraverso un’attenta valutazione della situazione sanitaria del singolo Paese. La Corte Ue ha inoltre precisato che la normativa francese può «comportare una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale nei confronti degli omosessuali maschi».
Ecco dunque che la questione si fa quanto mai spinosa, chiamando in causa la salute dei cittadini, ma anche i loro diritti e la loro libertà. Proprio in quesat’ottica, la Corte aggiunge nella sentenza un’altra precisazione importante, affermando che «si possono introdurre limiti all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue solo quando sono necessari e rispondano effettivamente a obiettivi di interesse generale riconosciuti dall’Unione europea o alla necessità di proteggere i diritti e le libertà altrui».

Non bastano, tuttavia, le molteplici puntualizzazioni della Corte Ue né l’estrema cautela espressa nella sentenza a placare gli animi delle associazioni Gay. Franco Grillini, presidente di Gaynet, ha infatti parlato di una sentenza «ambigua» e ha fatto riferimento all’attività da lui stesso svolta in qualità di presidente della Commissione per i diritti civili del Ministero per le Pari opportunità nel 2001.
In quell’anno, infatti, Grillini chiese al ministro della salute (al tempo Umberto Veronesi) di eliminare il divieto di donare per gli omosessuali di sesso maschile che, fino ad allora, vigeva anche in Italia. La proposta fu accolta e dal 2001 quel divieto nel nostro Paese non esiste più. Grillini spiega anche che «per garantire che ogni sacca di sangue da donatore sia sana è sufficiente sottoporla al test per le malattie a trasmissione sessuale perché non c’è solo l’Hiv ma anche le epatiti e le altre malattie infettive».
Durissime critiche alla sentenza della Corte Ue sulla normativa francese arrivano anche da Ignazio Messina, segretario nazionale dell’Italia dei Valori: «Tale decisione costituisce un segnale regressivo, intriso di oscurantismo culturale: non è questa l’Europa che a noi piace».
Valentina Ferraro
Foto © 2015 European Parliament












