“De Chirico e l’oltre” dalla stagione barocca alla neometafisica

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Presso Palazzo Pallavicini l’esposizione di oltre 70 opere d’arte di uno dei pittori più importanti e riconosciuti del Novecento italiano e padre della pittura metafisica

De Chirico e l’oltre” la mostra curata da Elena Pontiggia e Francesca Bogliolo, prodotta e organizzata da Pallavicini Srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico ha aperto al pubblicò il 13 ottobre presso Palazzo Pallavicini. Si tratta di una esposizione di oltre 70 opere che illustreranno al visitatore l’evoluzione artistica dell’autore.

Palazzo Pallavicini

Il Palazzo che si sviluppa su una superficie di circa 2000 mq, risale al Quattrocento e ha avuto nel corso della storia molteplici proprietari come i Sala, i Volta, i Marsili e la famiglia Isolani. Nel 1765 fu la dimora del maresciallo, consigliere di Stato dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa, Gian Luca Pallavicini che, una volta divenutone proprietario ne commissionò alcune opere di ristrutturazione per migliorarlo e abbellirlo con degli affreschi realizzati da Serafino Barozzi, Filippo Pedrini e Flaminio Minozzi.

La mostra

L’esposizione si suddivide in due parti

  • La prima contiene le opere realizzate tra il 1938 e il 1968, quando de Chirico ispirato da artisti del calibro di Rubens, Raffaello e Delacroix, crea opere irreali, che rappresentano un mondo idealistico e non reale, stesso discorso per quelle che rimandano al barocco, rappresentano una natura inesistente e pertanto più vicine al metafisico che al naturalismo. In questa parte della mostra sono raccolti alcuni autoritratti come “Autoritratto nudo” del 1945 e “Autoritratto nel parco con costume del Seicento” del ’56, in cui l’autore indossando abiti di un’altra epoca dichiara la sua distanza dal dogmi novecenteschi. Tra le altre opere troviamo “Natura morta ariostesca” e “La pattinatrice”.
  • La seconda è dedicata al periodo neometafisico che va dal 1968 al 1978. Qui de Chirico si concentra nella realizzazione di dipinti che hanno come soggetti le piazze italiane e i manichini ispiratigli probabilmente “dall’uomo senza volto”, personaggio di un dramma scritto dal fratello Alberto Savino. Con questi cerca di discostarsi dalla produzione precedente, reinterpretando i temi del passato in forma ironica arricchendoli dall’utilizzo di colori accesi, utilizzando un tipo di pittura incentrata più sul disegno che sulla pastosità del periodo barocco, offrendo una nitidezza delle forme chiara. Di questo periodo si possono ammirare le opere come “Ettore e Andromaca”, “Il sole sul cavalletto”, “I bagni misteriosi”, “visione metafisica di New York” e “Le muse inquietanti”.

Giorgio de Chirico

de ChiricoDe Chirico nasce a Volos, in Tessaglia, il 10 luglio 1888 da genitori italiani appartenenti alla nobiltà. Il padre Evaristo, ingegnere ferroviario era figlio del barone siciliano Giorgio Filigione de Chirico. Mentre la madre, Gemma Cervetto, era una baronessa di origine genovese. Giorgio passò gran parte dell’adolescenza tra Volos e Atene, tanto che imparò il greco moderno. Si avvicinò al mondo del disegno nel 1896, quando la famiglia si trasferì ad Atene e il giovane prese lezioni, inizialmente dal pittore greco Mavrudisdal, successivamente dal soldato pittore Carlo Barbieri e da Jules-Louis Gilléron. Nel 1900 frequenta il Politecnico di Atene. 6 anni dopo si trasferì con la madre e il fratello Andrea Alberto, più noto con lo pseudonimo di Alberto Savino, pittore, scrittore e drammaturgo, a Firenze dove frequentò l’Accademia di belle arti.

Parentesi parigina

Trasferitosi a Parigi dal 1911, frequenta gli artisti dell’epoca come Picasso, Max Jacob, Paul Gauguin e Guillaume Apollinaire e partecipa al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne. La sua fama inizia poco a poco a diffondersi e in questo periodo parigino inizia a dipingere i famosi manichini, realizzando anche alcune delle opere più importanti del XX secolo. 

Il primo conflitto mondiale 

Scoppiata la prima guerra mondiale Giorgio con il fratello si arruolano volontari e vengono assegnati al 27º reggimento di fanteria presso Ferrara, città in cui ebbe, almeno all’inizio, difficoltà ad ambientarsi, tanto che nelle sue memorie scrisse: “Partivo per Ferrara, partivo per quella città che Burckhardt definì la più moderna d’Europa e che a me si rivelò come la città più profonda, più strana e più solitaria della terra”. In questo periodo la sua produzione artistica si concentrò prevalentemente sulla realizzazione di nature morte e figure geometriche, seguendo uno stile definito enigmatico prima che metafisico, caratterizzato dalla presenza di architetture essenziali in prospettive non realistiche, inserendo oggetti non contestualizzati, realizzati con una cura dei particolari portata all’estremo.

L’incontro con Carlo Carrà e la pittura metafisica

Ricoverato all’ospedale militare di Ferrara conosce il pittore futurista Carlo Carrà che lo influenzerà fino a perfezionare la tecnica di realizzazione delle opere metafisiche e ad esporle in un testo pubblicato sulla rivista “Pittura metafisica”, che sarà di ispirazione per le opere architettoniche del periodo fascista. Non abbandonò mai la realizzazione di opere classiche come nature morte, ritratti, paesaggi sempre cercando di andare contro le tendenze dell’arte contemporanea dell’epoca.

Il surrealismo

Dopo la rottura con la moglie, l’ex ballerina Raissa Calza che con i suoi studi di archeologia alla Sorbona affascinò de Chirico tanto che in quel periodo iniziò a dipingere soggetti archeologici come “Ettore e Andromaca”, partecipa allesposizione di Berlino del 1921 e nel 1925 avvicinatosi al surrealismo espone a Parigi con delle meravigliose opere contraddistinte da un chiaro riferimento al barocco.

Ultimi anni

Nel 1944 si trasferisce a Roma, in Piazza di Spagna, luogo di residenza di moltissimi artisti, e vi apre il proprio atelier dove negli anni sessanta lavorerà il noto architetto e designer italiano Massimiliano Fuksas. De Chirico muore a seguito di una lunga malattia nel novembre del 1978.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto© arte.it, artaround.it

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