Esce la seconda parte di un libro che, stravolgendo la forma del romanzo, mostra la disgregazione del nostro Mondo
In una intervista televisiva, Louis–Ferdinand Céline affermava che gli unici scrittori interessanti ai suoi occhi erano quelli che avevano uno stile, che solo due o tre in ogni generazione hanno davvero stile, e che la vera ispirazione viene dalla morte; “se non si rischia nulla, non si ottiene nulla”. Hermann Broch, a nostro avviso, rientra pienamente in questa definizione. Come giustamente nota Elias Canetti, Broch riesce a evocare atmosfere e mondi del tutto peculiari. I suoi personaggi sono reali e astratti al tempo stesso, simboli di una realtà in continua disgregazione. Non è un caso che, fra loro, ogni forma di comprensione risulti impossibile. Usciti dall’infanzia, gli uomini si incamminano verso la morte, e questa certezza li riempie di paura.
1903, Esch o l’anarchia
Nella seconda parte del romanzo I sonnambuli, in corso di pubblicazione presso Adelphi, Broch stravolge la forma tradizionale del romanzo innervandola con una tendenza filosofica che ricorda l’universo letterario di Musil. Come accadeva nella prima parte, da noi già recensita, l’autore edifica un mondo minaccioso mediante la disgregazione dei modelli narrativi. Il tentativo di costruire un nuovo equilibrio è destinato a fallire.
Un errore contabile
Come in Kafka, tutto origina da un dettaglio incomprensibile. Esch viene licenziato per un errore contabile, in realtà simbolo di una falla che mina la stabilità dell’universo. Senza ordine nei libri contabili non può esserci ordine nel Mondo. Il colpevole potrebbe essere infilzato come uno scarabeo da una morte sprovvista di falce e armata con uno spillone. Lo spettro di Gregor Samsa balena in queste pagine, additando il castigo conseguente a una misteriosa colpa.
America
Per tutto il romanzo, Esch vagheggia un viaggio in America che non compirà mai. L’illusione di fuggire dalla decrepita e moribonda Europa naufraga miseramente. Al contrario di Karl Roßmann, protagonista di Americadi Kafka, Esch non approderà sulle sponde del Nuovo Mondo. L’esile speranza che balena nell’incompiuta opera dello scrittore praghese, si traduce qui nell’impossibilità della fuga. La rivolta del protagonista, dapprima convinta e virulenta, scema a poco a poco spegnendosi in un banale conformismo.
La scienza esatta
Broch coltivava una vera passione per le scienze esatte. Per questo i suoi personaggi paiono illuminati dalla lente di un microscopio, dissezionati in tutte le loro più minuscole componenti come cavie animali. I protagonisti si muovono in un mondo avvelenato, minato da piaghe purulente, un luogo sconosciuto e per questo inattingibile. Le loro parole fluttuano inservibili non appena vengono emesse, prive di un vero significato. Il dramma risiede nell’impossibilità di far presa sulla realtà. Esch è alla ricerca di un qualcosa che non è chiaro neppure a lui stesso. Con tali premesse, non può far altro che fallire.
Il mondo degli affari
Dietro il perfetto ordine degli uffici, dei corridoi puliti, della contabilità sorvegliata e impeccabile, si nasconde un mondo sordido e oscuro, che non esita a imprigionare un innocente per prolungare la propria esistenza, a costo di qualsiasi sacrificio. Già nella prima parte del romanzo il mondo degli affari appariva ripugnante, mosso esclusivamente dall’ansia di guadagno. L’universo borghese è inevitabilmente contaminato, afflitto da crepe che si vanno allargando sempre più e che provocheranno il crollo dell’intero edificio.
La morale
Nel suo testardo desiderio di giustizia, Esch cerca un riscatto morale, una via di redenzione. La sua individualità è divisa fra l’aspirazione verso una condotta integerrima e l’attrazione esercitata dal peccato. Compito della letteratura è quello di colmare i vuoti della scienza e della filosofia, di porsi le domande più scabrose, immergendosi nel grande rovello del contemporaneo. La parola, della quale ripetutamente viene evidenziata la sostanza fallace, prova a enunciare l’indicibile. Tutto alla fine è incerto, e anche il tentativo di portare chiarezza fallisce. Esch vorrebbe salvare Martin, imprigionato ingiustamente, ma involontariamente provoca il suicidio di Harry avendone svelata la pederastia. La catarsi resta un miraggio.
L’amore
Il sentimento d’amore sfocia in una gelida estraneità. Gli uomini sono condannati all’incomprensione. Esch non sa capacitarsi di aver scelto una donna, mamma Hentjen, invece di un’altra. Mosso solo dall’impulso erotico, agisce come un animale da preda. L’amore si consuma nello squallore di camere disfatte, nell’oscurità di sudici letti.
I sonnambuli
L’essere sonnambuli è una colpa per la quale non c’è redenzione. Agendo in maniera inconsapevole, senza rendersi conto degli eventi, gli uomini divengono complici del male, della tragedia che, di lì a breve, travolgerà il loro mondo. Lo scrittore non può far altro che registrarne le prefigurazioni, ben sapendo che nessuno sarà in grado di arrestare la catastrofe imminente.
La vita come spettacolo
Come il farneticante e lucidissimo principe di Saurau creato da Thomas Bernhard, anche Broch vede la vita come spettacolo insensato: “e spesso era come se gli atti, le parole e gli eventi non fossero che una vicenda in corso di svolgimento su una scena debolmente illuminata, uno spettacolo che si dimentica e non è mai esistito”. Comparse su uno scenario mutevole i personaggi di Broch, come quelli di Shakespeare, ascoltano lo strepito e il furore dell’esistenza senza comprenderlo, consegnati a una inevitabile tragedia.
Riccardo Cenci
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