Un uomo fatto di preghiera e di silenzio che ha scelto uno stemma episcopale iconografico e il motto “Fove precantes Trinitas”
Monsignor Flavio Pace è stato ufficialmente ordinato vescovo, sabato 4 maggio in Duomo, dall’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, dopo la nomina da parte di Papa Francesco del 23 febbraio 2024.
“Ti considero idoneo a questo ministero e a esso desideriamo promuovere proprio te, diletto Figlio” – scrive Papa Francesco – “che possiedi capacità nel trattare gli affari, ti distingui per qualità sia umane sia sacerdotali e con retta dottrina e prudenza hai prestato fedele servizio alla Sposa di Cristo soprattutto nell’adempimento dell’ufficio di sottosegretario del Dicastero per le Chiese Orientali. Pertanto ti nominiamo segretario del Dicastero per i vescovi, ti eleggiamo alla Chiesa titolare vacante di Dolia e ti eleviamo alla dignità di arcivescovo, concessi i dovuti diritti e imposti gli adeguati obblighi.”
E conclude “ti esortiamo, affinché qualunque tuo proposito abbia da Dio la sua origine e in Dio il suo compimento per l’edificazione dei fratelli nella fede della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.” Mai come oggi, in questa quarta rivoluzione industriale, servono uomini e pastori come monsignor Flavio Pace da ora segretario del Dicastero per la promozione dell’Unità dei Cristiani e fino ad oggi Sottosegretario del Dicastero per le Chiese Orientali (2022-2024) sotto la sapiente guida del cardinale Leonardo Sandri.
Voleva studiare per diventare avvocato
Nato a Monza, in provincia e arcidiocesi di Milano, il 29 luglio del 1976 frequenta la parrocchia e l’oratorio del quartiere San Fruttuoso. Sua madre era stata invitata ad abortire a Londra data la sua tarda età (per quell’epoca) come lui stesso racconta nel suo discorso nel Duomo di Milano gremito da amici fedeli e membri della chiesa accorsi da ogni luogo per lui. Emozionati per lui. Con l’incenso circolava un così grande pathos che era impossibile non venirvi travolti sentendo la presenza di Dio tra di noi, il suo sguardo benevolo e la sua parola e preghiera. Non eravamo soli e si sentiva.
E si percepiva la Sua Benedizione. Don Flavio Pace, l’ex ragazzo di Monza diventato Arcivescovo a soli 46 anni, che pensava di studiare da avvocato, ma poi la vocazione alla fine del liceo e il corso di islamistica. Dopo l’omicidio di don Santoro Pace voleva andare in Turchia ma Tettamanzi lo spedì a Roma. Oggi lavora per il dialogo fra cristiani e tiene i tavoli aperti.
Ha infatti conseguito la certificazione in islamistica presso il Pontificio istituto di Studi Arabi e d’Islamistica a Roma nel 2010, collaborando poi per alcune iniziative nei rapporti dell’arcidiocesi ambrosiana con l’Islam. Officiale della Congregazione per le Chiese Orientali dal 2011, dal 2020 ne è divenuto sottosegretario.
Fove precantes Trinitas
«Uomini fatti preghiera, cioè uomini che siano come l’argilla che non si sottrae alla maestria del vasaio e si lascia plasmare, sempre, nella giovinezza e nella vecchiaia, come se la parola che chiama non fosse una memoria preistorica, ma una confidenza quotidiana. Inclini ad abitare il silenzio, persino prima di inseguire l’ultimo segnale del cellulare, vincendo la curiosità elementare e legittima di leggere l’ultimo aggiornamento». Uomini di preghiera «come don Flavio che ha scelto come suo motto episcopale, non la proclamazione di una verità, non la dichiarazione di una intenzione, ma un’invocazione, una preghiera», queste le parole dell’Arcivescovo, nella sua omelia, presiedendo la celebrazione dell’ordinazione episcopale.
Presenze
Nella lettera a firma di Francesco si legge: “Francesco vescovo servo dei servi di Dio saluta
e benedice Figlio Diletto Flavio Pace. Dio nostro gode di una pace e di una serenità senza fine”. Esattamente quella pace avvertita durante la celebrazione solenne nel Duomo di Milano alla presenza dei quattro Porporati presenti per l’occasione, i cardinali Leonardo Sandri, vice decano del Collegio cardinalizio (di cui per 12 anni Pace è stato segretario), co-consacrante così come Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la promozione dell’Unità dei Cristiani; l’ambrosiano Francesco Coccopalmerio e Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, nel quale ha lavorato a lungo il neo vescovo.
Presenti le ecc. Al Kalaban Flaviano Rami (in paramenti orientali); Brugnaro Francesco; Burnette Kurt; Campiotti Roberto; De Scalzi Erminio; Di Tolve Michele; Farrel Brian; Ferrada Andreas; Gallaro Giorgio (in paramenti orientali); Gervasoni Maurizio; Jalakh Michel (in paramenti orientali); Lach Milan (in paramenti orientali); Ab. Maccarinelli Mauro; Malvestiti Maurizio; Martin Kmetec; Mascheroni Angelo; Mazza Carlo; Miragoli Egidio; Oliverio Donato (in paramenti orientali); Pagazzi Cesare; Palinuro Massimiliano; Passigato Rino; padre Patton Francesco frate Custode Terrasanta; Rafic El Warcha Youhanna (in paramenti orientali); Tremolada Pierantonio. Sempre in paramenti orientali I presbiteri Abboud Chihade, Al Bdeiwi Elias Raji, Dib Antoine, Soletskyy Andriy.
Oltre ai presbiteri della Santa Sede, della Curia Romana e della Conferenza Episcopale
italiana, dei Dicasteri per le Chiese Orientali e per l’Unità dei Cristiani, i membri del Cem, i sacerdoti ambrosiani e i Canonici del Capitolo metropolitano della Cattedrale. Nelle prime file, i parenti dell’ordinando, tra cui i genitori, le sorelle e anche una zia suora agostiniana di clausura giunta dalla Toscana con alcune consorelle, a seguire molti amici che lo hanno raggiunto da tutta Italia. I rappresentanti delle Istituzioni con le fasce tricolori: la presidente del Consiglio comunale per il sindaco di Milano Beppe Sala, il sindaco di Monza, la vicesindaco di Abbiategrasso, il presidente della Provincia di Monza e Brianza e alcuni primi cittadini giunti dal Trentino, per i legami con quella terra di monsignor Pace.
Al vescovo Flavio Pace, un uomo fatto preghiera e anche di silenzio che ha scelto uno stemma episcopale iconografico e chiaramente simbolico con la roccia, la civetta nimbata, il ramo di ulivo, la luna e il motto “Fove precantes Trinitas” esprimiamo i più sentiti e cari auguri.
Cecilia Sandroni
Foto © Cecilia Sandroni | italiensPR, Marco Foppoli













