Il libro del gesuita spagnolo per raccontare la possibile sintonia entro il mondo spirituale dei mistici buddhisti e cristiani
Un guru indiano e un gesuita europeo missionario in India dialogano sui massimi raggiungimenti delle reciproche esperienze spirituali. Questo scambio esistenziale è l’occasione per la stesura del libro, edizioni Appunti di Viaggio, che racconta due avventure per percorrere la via verso la rinascita dell’uomo nuovo.
Fra tutti i misteri, l’enigma più indecifrabile è la vera identità dell’essere umano. E i mistici sono, tra gli uomini, quelli che rimangono maggiormente appagati nella ricerca del divino. Ma ciò che manifestano sul segreto più grande dell’uomo è spesso velato sotto un linguaggio simbolico.
Comunicazione ed esperienza
Nel Vangelo l’uso della simbologia è evidente. Gesù proclama alle folle «cose nascoste fin dalla fondazione del Mondo» (Mt 13, 34-35) parlando loro in parabole. Queste sono racconti di un fatto immaginario appartenente alla vita reale con i quali si vuole adombrare una verità o illustrare un insegnamento morale.
Il poema Zen del contadino e il bue, dal canto suo, è una raccolta di dieci disegni all’inchiostro di china, dal tratto semplice, ognuno dei quali accompagnato da una strofa. I dipinti raccontano in forma simbolica e poetica la storia di un contadino che ha perso il suo bue e intraprende un viaggio per cercarlo.
Il significato del simbolo è lo stato dell’uomo che ha perso la sua natura originale e inizia un pellegrinaggio per ritrovarla. Le vicende descritte nel poema indicano il susseguirsi delle diverse tappe di ricerca e il finale ritrovamento della natura originale dell’uomo.
L’elevazione
L’autore sostiene che nel campo della spiritualità cristiana si possono descrivere esperienze simili al punto da poter dire che Cristo è per il cristiano quello che il bue è per il contadino. In termini cristiani la storia del contadino si può descrivere come una storia di cristificazione e di nuova nascita in Cristo. Il mistico olandese Jan van Ruysbroeck afferma che ogni uomo porta in sé dalla nascita l’impronta di Cristo: questa sarebbe la natura umana, la “semplice natura” a prescindere che sia o meno elevata dalla grazia. La medesima concezione la si ritrova nel buddhismo che vede in ogni uomo fin dalla nascita la natura del Buddha stesso.
Anche il Concilio Vaticano II afferma che il mistero dell’uomo viene svelato nel mistero di Cristo lì dove dice che Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo. L’elevazione della natura umana è quindi una scoperta fondata nell’esperienza che tutti i ricercatori, buddisti o cristiani, compiono: è un itinerario mistico ed esperienziale. È in tal senso indicativa la storia di Paolo di Tarso che ha conosciuto prima un Cristo esterno e dopo l’esperienza personale sulla via di Damasco la sua conoscenza è diventata più esperienziale e misteriosa. Conoscendo il Cristo mistico ha potuto infine esclamare «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!» (Gal 2,20).
Verso il Dio unico, vivente e misterioso
Anche il contadino approderà alla stessa consapevolezza quando, soppressa ogni dualità, si riconoscerà tutt’uno con il suo bue. Le analogie fra i due itinerari raccontano semplicemente le vicendevoli scoperte sul Dio unico vivente e misterioso. I dieci dipinti del bue della tradizione zen sono quindi un esempio del linguaggio simbolico sull’ultimo segreto dell’uomo. Il bue nella tradizione buddista ha diversi significati ed è comunque rispettato in tutta l’Asia orientale. La sua calma e la sua dolcezza vengono associati al distacco e al silenzio contemplativo.

I disegni Zen insieme alle didascalie poetiche che li accompagnano sono una sintesi unica fra le vie di meditazione. Contengono elementi essenziali alla pedagogia della meditazione buddista, taoista e alle vie dell’ascetica e della mistica cristiana.
Chi è pratico di meditazione può leggere tra le righe: esse comunicano grandiosità travestita da semplicità. La storia del contadino e il bue trova delle sintonie con l’immediatezza e trasparenza delle tante immagini che nel Vangelo esprimono la sintonia dei cristiani con l’intera umanità.
Struttura del libro
Il libro si propone con una introduzione che presenta la via zen e la via cristiana come itinerari mistici per avvicinare l’uomo al mistero di Dio. Segue una breve spiegazione dei dipinti di Kuo-an. Si articola poi in dieci capitoli, ognuno dei quali si apre con il dipinto a china e la poesia che lo accompagna. In ciascuno di essi padre Ballester, attraverso il loro linguaggio poetico e immaginifico, propone analogie con le esperienze mistiche suggerite dal Vangelo e dall’ascetismo cristiano.
Nella conclusione, l’autore sottolinea come non si debba cercare nel testo il parallelismo ferreo fra le due strutture culturali e religiose, ma la possibile sintonia tra il mondo spirituale dei mistici, siano essi buddhisti o cristiani. I dieci cerchi di Kuo-an possono infatti facilitare lo scambio di esperienze ascetiche.
I testi evangelici proposti in relazione alla meditazione zen amplificano gli orizzonti della parola di Cristo portando la sua saggezza e la sua forza anche nel mondo della meditazione. La vera sintonia tra le due vie si troverà quindi più nello scambio di un’esperienza che non nella complessità di una struttura. Le analogie e le inquietudini dei ricercatori sono sempre le stesse.
Secondo il gesuita le tradizioni spirituali dell’Occidente hanno favorito una conoscenza della fede cristiana essenzialmente teorica accumulando troppe etichette. Di qui sottolinea la necessità di risvegliare in noi una conoscenza delle verità rivelate più profonda e più mistica, suggerendo una via verso l’illuminazione cristiana.
Ma non c’è vero incontro del bue senza maestro e il Maestro Interiore, come lo chiama sant’ Agostino, è lo Spirito che prega e medita in noi e con noi. O come rivela Cristo «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 26). E mille sono i modi in cui può presentarsi il Maestro Interiore come mille sono i mezzi attraverso cui trasmettere al discepolo il suo messaggio.
L’Autore
Autore del testo è padre Mariano Ballester, gesuita spagnolo nato a Murcia nel 1935 e morto a Roma nel 2021. Ha trascorso più di 20 anni come missionario in India e quasi 50
nella Capitale dove si era specializzato in psicologia dell’esperienza spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana. La preghiera, che non era per lui soltanto un’esperienza personale, divenne il suo apostolato. Organizzò corsi di preghiera profonda per ogni tipo di persone di diverse convinzioni religiose. Oltre all’attualizzazione degli esercizi ignaziani anche attraverso il cinema, sviluppò modi di preghiera che includevano aspetti della spiritualità orientale. Tutte queste esperienze confluirono nella scuola di meditazione e autoconoscenza, come via per un completo processo di crescita della persona nelle dimensioni spirituale, psicologiche e fisica.
Fedele alla novità del Vangelo di Gesù era convinto della necessità di adeguarla al cambiamento della mentalità odierna per dare risposte idonee alla sete di spiritualità dell’uomo di oggi.
Veronica Tulli
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