Dall’esperienza letteraria al teatro
Ercole Luigi Morselli nato a Pesaro il 19 febbraio 1882 e morto a Roma il 16 marzo 1921 va ricordato per la sua importanza letteraria e teatrale. Figlio di Antonio Morselli (un ispettore demaniale) e Annetta Celli, si trasferì con la famiglia a poche settimane di vita a Modena, dove compì gli studi elementari, poi a Firenze a seguito del padre, che morì nel 1895. La sua formazione letteraria si svolse al liceo Dante Alighieri sotto l’italianista Orazio Bacci. In quell’ambiente divenne amico si Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini.
Gli studi in medicina e poi il passaggio a letteratura
Morselli iniziò gli studi in medicina nel 1899, poi dopo due anni passò a quelli di letteratura, ma in entrambi i casi non concluse i rispettivi corsi di laurea. Negli anni successivi ebbe una vita assai turbolenta, con molti viaggi, squattrinato e accompagnato dall’amico Federico Valerio Ratti, con cui si imbarcò prima per Città del Capo, poi per Buenos Aires, dove si unì a un comitato garibaldino. Arrivò anche in Inghilterra e in Francia, a Parigi. Tornato in Italia, Morselli giunse a Roma, dove intraprese una sfortunata carriera letteraria, contraddistinta da notevoli difficoltà economiche. Nel 1910 la sua tragicommedia “Orione” ottenne un grande successo, ma senza che Morselli raggiungesse la stabilità economica almeno fino al 1919, con il successo di “Glauco”, un dramma rappresentato a Roma.
Una tradizione secolare
La figura di Glauco, lungo un percorso dall’antico al moderno, recupera secondo la mitologia la figura di un pescatore che secondo una casualità e il suo destino di mortale,
trova nel capolavoro di Ovidio un respiro immortale, a cavallo fra il XIII e il XIV libro delle sue Metamorfosi, tanto da accendere la fantasia di un ambizioso e sconosciuto drammaturgo pesarese Ercole Luigi Morselli, considerato proprio per questa opera negli anni Venti il massimo poeta del teatro italiano. Il suo dramma “Glauco” ridefinisce la grammatica del mito antico attraverso l’equilibrio originale tra scrittura classica e moderna, lirica e verista, tragica e comica. Ne viene fuori un altro Glauco, non più mito, a cui si affidano temi come l’ulissismo, il desiderio di gloria, l’amore, la morte, tipica di un animo fragile quello di Morselli, desideroso di sfuggire alla volgare realtà.
Il cinema e il ritorno al teatro
Morselli lavorò anche per il cinema dopo essere stato impiegato come comparsa, diresse la Santoni Films e scrisse diversi soggetti cinematografici fra il 1914 e il 1916. Durante gli anni della prima guerra mondiale tornò al teatro. Gli ultimi furono segnati da continue difficoltà economiche e dalla tubercolosi. Ricoverato d’urgenza alla clinica romana Morgagni, morì nel 1921.
Il suo lavoro ha alla base i miti classici rivisti in chiave moderna. Mentre il personaggio di “Orione” è un semidio con desideri molto terreni, “Glauco” è un pescatore divenuto Dio del mare che scopre che la felicità non deriva dal potere. Una figura alternativa al mito dannunziano com figure di antieroi. Con il racconto “La donna ragno” (1915) è stato uno dei precursori della fantascienza in Italia. Il suo dramma “Belfagor” venne utilizzato da Claudio Guastalla come soggetto per il libretto dell’opera omonima del 1926 di Ottorino Respighi.
Paolo Montanari
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