Pace e giustizia per proteggere le future generazioni: Il Quinto Califfo della Comunità Ahmadiyya avverte i rischi di Una Terza Guerra Mondiale
Il 16 Maggio presso la Moschea Mubarak di Islamabad, un complesso che si erge nel villaggio di Tilford, Surrey, si è tenuto il Simposio per la Pace 2026 organizzato dalla comunità musulmana Ahmadiyya. La diciannovesima edizione dell’appuntamento annuale ha riunito oltre 600 ospiti fra parlamentari, diplomatici, leader religiosi, accademici e rappresentanti di diverse organizzazioni della società civile. Il tema di quest’anno è stato “Absolute Globale Justice – The Foundation for True Peace”, “Giustizia Globale Assoluta – Le Fondazioni per una Vera Pace”, ponendo al centro la giustizia globale come fondamento indispensabile di una pace duratura.
L’evento si è svolto in concomitanza con una grande manifestazione di matrice ultra–nazionalista a Londra, accentuando il contrasto tra due visioni della convivenza nel Regno Unito. La comunità Ahmadiyya ha colto l’occasione per ribadire il proprio motto, “Love for All, Hatred for None” – “Amore per Tutti, Odio per Nessuno”, in un momento in cui le tensioni geopolitiche e sociali in Europa appaiono particolarmente acute. Lo Stato della convivenza tra culture diverse rappresenta una delle sfide più sentite nel Continente.
Discorso inaugurale del Simposio per la Pace 2026
L’apertura dell’evento è cominciata con la recitazione dei versi 135-136 della Surah Al-Nahl (l’ape) del Sacro Corano: «O voi che credete! Siate rigorosi nel fare giustizia, rendendo testimonianza per amore di Allah, anche se ciò fosse contro voi stessi o contro genitori e consanguinei. Che siano ricchi o poveri, Allah ne ha più cura di quanta ne abbiate voi. Perciò non seguite i cattivi desideri, per essere in grado di agire equamente. E se voi nascondete la verità o la evitate, allora ricordate che Allah è ben consapevole di ciò che fate».
In seguito l’Emiro della comunità del Regno Unito, Rafiq Ahmad Hayat ha presentato un discorso inaugurale, dando il benvenuto agli ospiti e annunciando il tema del Simposio per la Pace 2026. Hayat ha introdotto gli sforzi di Sua Santità Hazrat Mirza Masroor Ahmad, Quinto Califfo della comunità Ahmadiyya, nello stabilire la pace mondiale e aiutare l’umanità intorno al Mondo. Sua Santità riceve spesso le visite di diversi leader religiosi, capi di Stato e a anche conferito diversi discorsi chiave al Congresso degli Stati Uniti, alla sede dell’Unesco, il Parlamento europeo, quello del Regno Unito, Olandese, Giapponese e Austrialiano, e infine alla World Religions Conference di Londra.

In seguito al discorso inaugurale, sono intervenuti i deputati Gregory James Stafford, sir Edward Jonathan Davey e Seema Malhotra parlando dello stato attuale del Mondo, i continui conflitti, e sulle difficoltà che si presentano nel raggiungere una pace duratura e una stabilità internazionale. Tutti gli ospiti hanno inoltre riconosciuto e lodato gli innumerevoli sforzi che la comunità musulmana Ahmadiyya ha compiuto nel promuovere la pace e giustizia in tutto il Mondo.
Il premio Ahmadiyya all’umanitario beninese Grégoire Ahongbonon
Momento centrale della serata è stato segnato dalla consegna dell’Ahmadiyya Muslim Prize for the Advancement of Peace a Grégoire Ahongbonon, attivista beninese che ha rivoluzionato la cura della salute mentale in Africa occidentale. Ex-meccanico originario del Benin, Ahongbonon ha fondato dall’inizio degli anni Novanta l’Associazione Saint–Camille–de–Lellis, dedicata al recupero delle persone con disturbi psichici spesso abbandonate, incatenate o stigmatizzate nella loro comunità d’origine.

La rete creata da Ahongbonon comprende 11 ospedali psichiatrici, 63 cliniche e 21 centri di riabilitazione tra Benin, Costa d’Avorio, Togo e Burkina Faso. Ogni mese più di 20.000 pazienti ricevono cure e farmaci gratuiti. Il modello, riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, ha ridotto drasticamente la pratica dell’incatenamento dei malati mentali e ha permesso il reinserimento sociale di decine di migliaia di pazienti. Il premio Ahmadiyya si aggiunge ad altri riconoscimenti internazionali già ottenuti, tra cui il Geneva Prize for Human Rights dell’Oms e il premio Van Thûân della Santa Sede.
L’allarme del Califfo: ingiustizia e rischio di un nuovo conflitto globale
Il discorso conclusivo è stato pronunciato da Sua Santità Mirza Masroor Ahmad, Califfo della Comunità Ahmadiyya. Sua Santità ha esteso la sua sentita gratitudine a tutti gli illustri ospiti che si sono riuniti all’evento.
Il leader spirituale ha esordito esprimendo profonda preoccupazione circa il diffuso stato di ingiustizia e instabilità presente nel Mondo, criticando l’approccio «might is right» che, a suo giudizio, sta minando la stabilità globale e indebolendo gli organismi multilaterali. Alla domanda su quali fossero stati i benefici emersi da oltre due decadi di Simposio per la Pace, Sua Santità ne ha giustificato la legittimità. Tuttavia, ha anche sottolineato come l’Islam insegni che bisogna continuare a impegnarsi instancabilmente per una trasformazione positiva nel Mondo. «Quale opera più nobile se non quella di impegnarsi per la sopravvivenza e la preservazione dell’umanità stessa? Se guerra, disordine, odio, ingiustizia e tensioni non vengono affrontate, allora la civilizzazione, la cultura e i progressi umani deterioreranno gradualmente».

Secondo il Califfo, una guerra mondiale sarebbe già in atto in forma frammentata, con un rischio crescente di escalation, richiamando l’esperienza dei bombardamenti atomici sul Giappone per ammonire sulle conseguenze di un eventuale scambio nucleare anche limitato. Persino Sua Santità il Papa – in una sua visita in Turchia – ha analogamente avvertito che una “terza guerra mondiale” si stava gradualmente svolgendo in più fasi, mettendo a repentaglio il futuro dell’umanità.
Il principio islamico di giustizia universale
Nel suo intervento, Sua Santità ha respinto le accuse rivolte all’Islam come religione fomentatrice di estremismo, indicando invece nei doppi standard delle grandi potenze e nella crisi della legalità internazionale le cause principali del disordine attuale. «Gli insegnamenti fondamentali dell’Islam insegnano che una persona dovrebbe desiderare per gli altri ciò che desidera per sé stesso». Affermando che se l’umanità adempiesse con sincerità questo principio d oro, il Mondo potrebbe tramutarsi in un paradiso di pace, mutua comprensione e armonia.
Il Califfo ha poi citato il vicecancelliere tedesco, il quale ha pubblicamente parlato contro i crimini della guerra. A tal proposito, il Califfo si è espresso apprezzando le parole di coloro che parlando apertamente contro le atrocità scaturite dalle azioni belliche di certe Nazioni. Tuttavia, ha sottolineato quanto le misure pratiche siano tutt’ora quasi inesistenti, e quanto le mere retoriche – a discapito di quanto attraenti possano sembrare – non siano sinonimo di pace e sicurezza.
Il messaggio di Sua Santità si è chiuso con un appello alla responsabilità verso le generazioni future, affinché il Mondo non erediti il peso dei fallimenti odierni.
La delegazione italiana al Simposio per la Pace 2026
Tra gli invitati istituzionali ha figurato una delegazione italiana di rilievo. Vi hanno preso parte l’imam Ataul Wasih Tariq, missionario dell’Ahmadiyya Muslim Jamaat in Italia, il presidente della Comunità in Italia, Abdul Fatir Malik, Giovanni De Negri, direttore di Eurocomunicazione, Michel Emi Maritato, presidente di Assotutela ed esponente di Forza Italia, Vasco Fronzoni, professore associato di Diritto e Religione presso l’Università Telematica Pegaso, e l’avvocato Jacopo Pacini.
La presenza dell’Italia ha riflettuto l’attenzione crescente del Paese per i tavoli multilaterali dedicati al dialogo intereligioso. Maritato ha sottolineato come il confronto tra civiltà e religioni costituisca «uno strumento imprescindibile per la costruzione della pace e della cooperazione internazionale», rivolgendo un ringraziamento al Califfo Mirza Masroor Ahmad e all’Imam Ataul Wasih Tariq per l’invito esteso alla delegazione. La partecipazione conferma il ruolo dell’Italia come ponte tra le sponde del Mediterraneo e tra le grandi tradizioni monoteiste.

La delegazione italiana ha avuto l’opportunità di ricevere un’udienza privata con Sua Santità, oltre ad avere sostenuto colloqui significativi con figure di primo piano. Mohammad Sharif Odeh, Emiro della Comunità Ahmadiyya nella Terra Santa dal 1999, impegnato da anni nella promozione del dialogo tra ebrei e musulmani nella Regione di Haifa, dove la comunità ha la sua sede storica nel quartiere di Kababir, sulla costa nord di Israele.
Un secondo incontro con membri illustri della comunità hanno coinvolto Lord Tariq Ahmad di Wimbledon, ministro di Stato uscente dell’ufficio britannico per gli affari esteri nel Medio Oriente, Asia meridionale, Nazioni Unite e Commonwealth; e Karim Khan procuratore capo della Corte penale internazionale, il quale ha emesso un mandato d’arresto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della difesa Yoav Gallant, e Mohammed Daif, capo dell’ala militare di Hamas (oltre a Yahia Sinwar, precedentemente alla sua morte).
La missione della comunità musulmana Ahmadiyya
La comunità musulmana Ahmadiyya, fondata nel 1889, conta oggi presenze in oltre 200 Paesi del Mondo. Il suo profilo si basa sul rifiuto della violenza e sull’impegno costante per il dialogo interreligioso. In Italia la Jama’at Ahmadiyya, guidata dall’Imam Ataul Wasih Tariq, ha promosso negli ultimi anni numerose iniziative con il mondo cattolico, ebraico e con le altre componenti religiose e dell’Islam italiano, dall’incontro con Papa Francesco fino ai tavoli interreligiosi promossi a Roma e nelle principali Città del Paese.
Il Sacro Corano, citato più volte negli interventi del Califfo, ricorda che ogni occasione di pace deve essere perseguita anche quando le possibilità di successo appaiono remote. Si tratta di un principio che la comunità Ahmadiyya ha posto a fondamento della propria diplomazia religiosa, fatta di scuole, ospedali, programmi di aiuto umanitario e iniziative di mediazione in numerosi contesti di conflitto in giro per il Mondo.
Ammir El-Mehrat
Foto © Al Hakam, Makhazan-e-Tasawer, Ahmadiyya Muslim Community UK, Instragram, LinkedIn













