A Palazzo Borromeo si discute di Europa e Santa Sede

  • Condividi questo articolo

Storia, retroscena e segreti della diplomazia vaticana. Il compito principale delle feluche papaline è portare la pace in tutto il mondo come atto di riconciliazione

20 Ottobre 2018 | di | Senza categoria

È in corso a Roma, nell’ambito della nona edizione del Festival della Diplomazia una serie di convegni che si tengono in Università, Biblioteche, Musei Capitolini ma anche in varie ambasciate che hanno aperto le loro porte ad insigni convegnisti. Grazie alla costante lungimiranza dell’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, lo storico Palazzo Borromeo è stato teatro ieri, venerdì 19 ottobre, del convegno L’Europa e la Santa Sede nel quale si è parlato di diplomazia pontificia e di crisi europee, con Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le scienze Religiose Giovanni XXIII, con Lucia Ceci dell’Università di Roma Tor Vergata, Jan Tombinski ambasciatore Ue presso la Santa Sede, Riccardo Fontana Arcivescovo di Arezzo, interventi moderati da Nicolàs Seneze correspondent de “La Croix“.

Papa Francesco al Parlamento europeo plenaria di Strasburgo 25 novembre 2014

Sono stati rivelati dai convegnisti interessanti episodi della diplomazia pontificia che coinvolgono tutti i Papi. Secondo gli storici è stato Papa Gregorio Magno, evangelizzatore dell’Inghilterra, il primo a chiamare, in una lettera indirizzata all’imperatore Maurizio nel 595, “Europa” la parte del nostro continente situata a nord del Mar Mediterraneo. Ed è andando a cercare protezione contro gli invasori longobardi, saraceni e normanni presso i potenti sovrani franchi e germanici, in particolare Carlo Magno soprannominato “Il padre dell’Europa” che i Papi, da Zaccaria a Leone XIII hanno associato l’Occidente alla fede cristiana. Il papato quindi sin dall’inizio è stato sempre strettamente connaturato alle sorti dell’avventura europea.

Lucia Ceci ha raccontato dello scontro tra la Chiesa e il fascismo, quando si propose la guerra di aggressione contro lo stato sovrano di Etiopia. «Pio XI (Achille Ratti) era profondamente contrario all’aggressione fascista che provocò oltre 300.000 vittime tra gli etiopi», prosegue la Ceci: «sono emerse di recente dall’Archivio Segreto Vaticano delle note di Mons. Tardini» all’epoca Segretario per Affari ecclesiastici e collaboratore di Pio XI in cui Tardini faceva notare al Papa il 9 dicembre del 1935 «sembra che l’Italia abbia perduto la testa, si esalta la guerra e si pensa che si possa vincere tutto il mondo, il clero che deve essere calmo e disciplinato, questa volta è tumultuoso, guerrafondaio. I vescovi sono i più eccitati e squilibrati in quanto parlano dell’impegno militare in Africa come terra di missione mentre ci si prepara a mitragliare e cannoneggiare gli inermi eritrei».

Giovanni Paolo II il giorno 11-10-1988 al Parlamento europeo di Strasburgo

Fu Pio XI che con le sue encicliche si scagliò contro i regimi totalitari e tutto il suo pontificato fu caratterizzato da una intensa attività volta alla difesa della dottrina cristiana. Mons. Fontana, ora Arcivescovo di Arezzo per lunghi anni nel Servizio diplomatico vaticano, al tempo di San Giovanni Paolo II, ha rivelato che proprio sotto Pio XI quando nel 1930 in Russia vi fu una rivolta dei contadini (i kulak) contro lo Stato, partirono dalla Stazione di San Pietro alla volta della Russia carri merci carichi di derrate alimentari a loro destinati. Il fatto è stato scoperto di recente negli Archivi segreti Vaticani  in alcuni documenti avvolti in un giornale che porta la notizia delle nozze di Umberto di Savoia (9 gennaio 1930). Come dice la storia, l’Ufficio politico sovietico approvò la liquidazione dei kulak che costò tra fucilati e morti nelle deportazioni oltre mezzo milione di vite.

Il Prof. Melloni ha incentrato il suo intervento su San Giovanni Paolo II negli anni ’80 aveva teorizzato che il regime sovietico sarebbe imploso senza spargimento di sangue perché «solo la Pax con le nazioni dell’Unione europea portano alla Pace vera». «Il compito della Chiesa» – ha rilevato Melloni – «è sempre stato quello di innaffiare le radici cristiane con l’acqua del Vangelo». Il 1 dicembre del 1989 Giovanni Paolo II incontrò il premier sovietico Mikhail Gorbaciov in Vaticano – racconta Mons Fontana: «le parti più conservatrici della Chiesa, quando la limousine nera di Gorbaciov con la bandierina rossa entrò in Vaticano nel Cortile dei Pappagalli, tirarono fuori il rosario e cominciarono a pregare. Era arrivato il diavolo!».

Papa Francesco alla Cappella Sistina il 24-3-2017 in occasione dei nuovi Trattati di Roma

L’imperativo per i Papi che si sono succeduti sul soglio di Pietro è “Riconciliare” i popoli. Anche “la politica” di Papa Francesco è rivolta a questo scopo. Già Papa Giovanni Paolo II a suo tempo disse che il terzo millennio per la Chiesa cattolica sarebbe stato il tempo dell’Asia. Di recente è stato concluso l’accordo con la Cina con un grande lavoro della diplomazia vaticana per la nomina dei vescovi e il ricongiugimento della comunità cattolica cinese all’ecclesia romana. Il 18 ottobre il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha consegnato una lettera del leader nordcoreano Kim Jong-un che invita il pontefice a visitare Pyonyang. Papa Francesco si erge ora come tessitore della riunificazione tra le due Coree, è la più grande sfida per l’evangelizzazione del continente asiatico mai prima tentata dalla Santa Sede e dal suo Servizio diplomatico.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco e altre immagini tratte dal libro “I pontefici e i sessanta anni dell’integrazione europea” edito da Delegazione dell’Unione europea presso Santa Sede – L’osservatore Romano – del 2017.

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *