Nell’indagine di Eurobarometro le opinioni sul Vecchio Continente dei cittadini

Nella due giorni dedicata a ‘The Promise of the EU’ i dati raccolti in sei Stati membri

Eurobarometro ha realizzato in occasione dell’evento “La Promessa dell’Ue” uno studio qualitativo per comprendere in che modo le persone percepiscano l’Unione europea e che cosa essa rappresenti per loro, soprattutto alla luce della crisi economica e finanziaria.

Lo studio è stato condotto da TNS  Qual+ per conto della Commissione europea – DG (Direttorato Generale) per la Comunicazione – nel periodo compreso tra il 30 giugno e l’11 luglio 2014 in sei Stati membri: Italia, Germania, Danimarca, Portogallo, Finlandia e Polonia. Questi Paesi sono stati selezionati a rappresentanza di diverse fasi dello sviluppo dell’Ue e per garantire un adeguato equilibrio geografico.

La ricerca sul campo è stata condotta mediante discussioni di gruppo con il pubblico, integrate da interviste approfondite con esponenti del mondo dei media, degli affari e della cultura esperti in materia di politiche europee. Suddivisi in base a fasce d’età (sopra o sotto i 35 anni) in due gruppi “pro-UE”, due gruppi “neutrali” e due gruppi “euroscettici” per ciascun Paese.

Ecco gli spunti più interessanti emersi: la maggior parte dei partecipanti si è identificata con la propria nazionalità prima di sentirsi europea. Tuttavia è opinione diffusa che gli intervistati più giovani, che hanno maggiori probabilità di studiare e viaggiare all’estero (che sono cresciuti con l’Ue e con l’euro), arriveranno a considerarsi europei in futuro; interrogati sulla storia d’Europa, molti partecipanti ne hanno parlato in termini tradizionali (a cominciare dall’Antica Grecia e dall’Impero Romano fino alle Guerre Mondiali),  ma c’è un recente cambiamento passando da un panorama di pace a uno di tumulto economico; secondo i partecipanti la storia dell’Europa è scritta dai Paesi economicamente più forti, un’opinione particolarmente diffusa tra gli intervistati in Polonia e in Portogallo: in questi Paesi sono in molti a ritenere che lo squilibrio economico attuale potrebbe portare a un futuro dell’Unione europea deciso solamente da alcuni degli Stati membri.

La maggior parte dei partecipanti ha espresso l’opinione secondo cui i benefici dell’Ue superano gli aspetti negativi. Diversi gli ambiti in cui sarebbe auspicabile una maggiore cooperazione, anche se, in generale, gli euroscettici hanno affermato di non desiderarla. Gli ambiti citati con maggiore frequenza sono stati: gestione degli immigrati e dei rifugiati internazionali; cooperazione economica; rafforzamento della supervisione finanziaria e bancaria; un mercato del lavoro comune con una mediazione europea.

L’idea di un esercito comune ha suscitato reazioni contrastanti. In tutti i Paesi coinvolti nello studio, i partecipanti non hanno dimostrato alcun entusiasmo nei confronti di una tassazione comune. È inoltre emersa una resistenza generale nei confronti della continua espansione dell’Unione in futuro. Mentre il concetto di grandezza sembra essere positivo in materia di sicurezza, un ulteriore allargamento dell’Ue non è ritenuto, infatti, desiderabile secondo la maggior parte degli intervistati, perché renderebbe ancora più difficile la definizione di un’identità europea.

Fiasha Van Dijk

Foto © Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Politiche Europee

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