L’Asse Tblisi-Kiev

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La somiglianza della storia recente e il destino comune ha cementificato l’alleanza tra Georgia e Ucraina

La storia della Georgia all’indomani della dichiarazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica non è una storia semplice. A meno di un anno dall’indipendenza, il Paese venne martoriato da una guerra civile provocata dai movimenti separatisti che si agitavano in due regioni, l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia; Eduard Ševardnadze, divenuto primo presidente, instaurò una dittatura che ha fatto della corruzione un elemento endemico del sistema georgiano.

L’opposizione iniziò a farsi spazio solo negli anni 2000 grazie a Mikhail Saakashvili. In pieno risveglio nazionale delle coscienze, si svolsero le elezioni, ma, a seguito di brogli elettorali, il Paese fu sconvolto da una serie di manifestazioni che diedero lo scranno più alto a chi di diritto per numero di voti lo meritava, ossia Saakashvili, che divenne il nuovo presidente della Gerogia.

Con la presidenza Saakashvili il Paese iniziò un percorso di politica estera che lo portò ad allontanarsi sempre di più dall’orbita russa e a decidere una linea decisamente filo-occidentale. La Georgia subì il corteggiamento della Nato prima e dell’Unione Europea dopo, firmando accordi di partenariato che assicurano un linea diretta con Bruxelles e con Washington. Tuttavia, la direzione della nuova politica estera georgiana sembrò essersi spinta troppo in là: Mosca reagì a una apparentemente imminente membership Nato con la blitzkrieg dell’agosto 2008: nei fatti però la prima mossa fu da parte georgiana e mentre il presidente Medvedev era impegnato fuori dalla Russia per la firma di alcuni accordi commerciali, Tblisi ne approfittò per sferrare un attacco all’Abkhazia, dove i movimenti per l’indipendenza continuano tutt’oggi una guerra latente mai sopita. La Russia rispose all’attacco, scatenando una breve guerra. Sarkozy, allora presidente di turno dell’Ue, riuscì a fermare il conflitto, ma il messaggio per la Georgia fu chiaro: il limite era stato superato.

Allo scoppio del conflitto fra Russia e Georgia, l’Ucraina è stata pronta a dichiarare il proprio supporto per Tblisi attraverso non soltanto le parole ma alcuni fatti concreti, come l’intenzione di voler rivedere il contratto per l’affitto del porto di Sevastapol dove è ancorata la flotta russa e il rifiuto sprezzante all’invito di Medvedev di voler partecipare alla commemorazione per la terribile carestia che durante l’epoca sovietica nel 1930 dimezzò la popolazione ucraina , partecipazione russa definita come “un insulto alla memoria dei morti”.

L’alleanza fra l’Ucraina e la Georgia è molto stretta, basti considerare la somiglianza fra le storie dei due Paesi: la dittatura, la rivoluzione (quella “delle Rose” in Georgia nel 2003, quella “Arancione” in Ucraina nel 2004), la presenza di territori con aspirazioni indipendentiste (la Crimea per Kiev, l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia per Tblisi), la voglia di ri-orientare la propria politica estera verso occidente e le difficoltà di allontanamento dalla Russia dato anche l’enorme valore commerciale di Mosca per entrambi.

Numerosi gli accordi e le organizzazioni istituite fra i due Paesi al fine di facilitare la cooperazione, il più significativo dei quali il Forum per la Scelta Democratica, un’organizzazione istituita allo scopo di spingere i paesi del Mar Nero verso una forma di governo più democratica.

Benché Bruxelles abbia sottoscritto accordi commerciali con entrambi gli Stati e dichiarato che nel lungo periodo essi sarebbero potuti rientrare in un eventuale allargamento ad est, nei fatti la collaborazione non si è mai spinta al di là del Partenariato Orientale, deludendo le aspettative sopratutto georgiane.

I recenti avvenimenti in Crimea hanno senza dubbio allarmato la Georgia, sempre più decisa ad entrare nell’Alleanza Atlantica come garanzia per eventuali prove di forza da parte di Mosca. L’annessione della Crimea è stata definita da un portavoce del Parlamento georgiano un “furto”, mentre il presidente ha affermato che Mosca mina così la stabilità già precaria della regione.

Intanto, continuano ad arrivare in Ucraina i cargo pieni di aiuti umanitari, rinsaldando ancora di più l’alleanza fra i due governi.

Ilenia Maria Calafiore

© 2014 European Parliament

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