Uwe Johnson: la letteratura negli abissi della storia

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Keller editore pubblica il primo romanzo del grande scrittore tedesco, che spese la propria vita nell’indagare i traumi del dopoguerra nella Germania divisa

«Da parecchio tempo non potevano più ignorare il significato delle parole, badavano perciò a esprimersi il meno possibile»; con questa frase illuminante tratta dal suo primo romanzo, La maturità del 1953, appena pubblicato da Keller editore, Uwe Johnson (1934-1984) individua una crisi del linguaggio che è specchio di un disagio profondo dell’uomo. Il silenzio è la cifra peculiare della Germania Est, quello stesso silenzio che avvolge la narrazione di Congetture su Jacob, forse la sua opera più nota, un’incapacità a leggere il reale quale inevitabile conseguenza dei traumi generati dal secondo conflitto mondiale. Non a caso lo stesso Jacob ad un certo punto del romanzo arriva a fingersi sordomuto, quasi riconoscesse l’inutilità delle parole, quasi volesse sottrarsi definitivamente al mondo.

V-34I personaggi de La maturità del 1953 non sono ancora svuotati delle loro speranze. Gli studenti Ingrid Babendererde e Klaus Niebuhr coltivano le illusioni della giovinezza e per questo abbandonano la DDR, come del resto fece lo stesso Johnson, mentre per Jacob è ormai indifferente restare o partire. Attorno a loro una polifonia di voci, gli insegnanti e i compagni di classe, tutti vittime di un sistema che appiattisce l’individuo in vuoti rituali di regime.

La scuola è un microcosmo colmo di conflitti ideologici, metafora dell’intera società. Viene alla mente il libro Lezione di tedesco di Siegfried Lenz, altro scrittore mosso da un senso morale inattaccabile, instancabile animatore del dibattito politico nella Germania del dopoguerra. La cosa significativa è che, anche in questo romanzo, il punto di partenza sia legato all’educazione. L’anno è il medesimo, il 1953, lo scenario è quello di un riformatorio, nel quale i ragazzi vengono obbligati a compilare un tema sulle gioie del dovere.

Anche nell’istituto scolastico descritto da Johnson, certo modellato sulla sua esperienza personale, vige un sistema educativo cieco e sclerotizzato. L’ironia dell’autore emerge nei piccoli particolari, come il ritratto del capo del partito comunista appeso nell’aula, il quale guarda con apparente lungimiranza verso il futuro, o come l’orologio che non va mai male, come in ogni dittatura che si rispetti. Fulcro del romanzo la repressione operata dalla “Freie Deutsche Jugend”, organizzazione di partito, nei confronti della “Junge Gemeinde”, comunità religiosa ramificata in innumerevoli gruppi giovanili considerati di ostacolo al grande progetto socialista. La tensione sottesa alla vicenda sfocia in un processo, durante il quale chi non segue le direttive del partito va incontro all’inevitabile espulsione.

L’impalcatura edificata dal regime sembra oscillare pericolosamente di fronte alle aperture liriche di Johnson, che coincidono con le descrizioni degli studenti al di fuori del rigido meccanismo scolastico. La vera vita inizia nel pomeriggio dopo la scuola, afferma Klaus. Simbolo del desiderio di libertà che muove i protagonisti la barca a vela, le cui navigazioni vengono descritte con dovizia di particolari e con un afflato naturalistico che pare evocare certe atmosfere del romanticismo letterario. Johnson immerge i suoi personaggi in un clima di vuoto immobilismo, costantemente preda di una calura anomala e opprimente. La tempesta che agita le ultime pagine del romanzo prefigura l’inevitabile fuga, stabilendo un parallelismo fra lo sconvolgimento naturale e la traumatica decisione dei protagonisti.

La narrazione procede per elisioni. Il problema del rapporto fra le due Germanie viene sviscerato da Johnson in maniera discreta, senza eccessi drammatici. Anche la Stasi è una presenza nebbiosa, che si materializza per un istante nel pedinamento di Ingrid, per poi sparire di nuovo nelle pieghe di una scrittura che gioca tutto sul filo del non detto. Eppure il romanzo doveva apparire pericoloso, e naturalmente non trovò un editore disposto a pubblicarlo. Uscì postumo nel 1985, ma ancora oggi pochi lo conoscono.

Pur dedicando ampio spazio a Johnson il grande germanista Ladislao Mittner, nella sua monumentale Storia della letteratura tedesca, non parla di quest’opera certo imperfetta, ancora non pienamente matura, comunque importante per indagare gli abissi della storia dalla quale proveniamo, e che ancora oggi influiscono notevolmente sulle nostre esistenze.

Da qui parte la grande letteratura sul problema tedesco. Pensiamo a Christa Wolf, la quale comunque optò per restare nel proprio Paese, al di fuori del quale non sarebbe stata capace di vivere.

177b14fef696161a627d48f8be731671_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyJohnson emigra invece negli Stati Uniti, forse proprio a causa della incapacità di venire a patti con le proprie origini irrimediabilmente frammentate. Anche al di là dell’oceano lo scrittore non si libera dai suoi fantasmi. Seguita a vivere nella memoria scrivendo la grande tetralogia I giorni e gli anni ora meritoriamente proposta da una piccola casa editrice come L’Orma per la prima volta in edizione integrale (il progetto intrapreso da Feltrinelli venne interrotto a metà). Un grande affresco dalle proporzioni proustiane, una sorta di immenso diario narrato dalla protagonista Gesine Cresspahl, fuggita a New York come l’autore stesso, sradicato dalla patria ma condannato in maniera incessante ad interrogarsi sul senso ultimo della storia.

Riccardo Cenci

foto:

in alto  © dpa Fotograf: Binder

Uwe Johnson

“La maturità del 1953” (pg. 302 – euro 16,50 – Keller editore)

“I giorni e gli anni” (4 volumi – L’Orma Editore)

2 Commenti

    • Grazie per il commento. E’ bello avere dei lettori attenti e preparati. Nell’articolo ho scritto che il romanzo è stato pubblicato postumo, nel 1985. Comunque Johnson aveva provato a farlo uscire negli anni 1956/1957 presso vari editori. Quindi ritengo che Mittner, da studioso attento qual era, fosse a conoscenza del manoscritto. Dunque mi appariva strano che non gli dedicasse almeno una menzione. Infine una precisazione; Mittner è morto nel 1975 e non nel 1971.

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