Ancora tensione in Medio-Oriente: Teheran e Ryad sospendono i rapporti diplomatici. Trattative Siria più difficili

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La protesta si è scatenata a causa dell’uccisione da parte del governo saudita del leader sciita Nimr Al-Nimr

Un nuovo conflitto è scoppiato nei giorni scorsi ai confini dell’Europa e ancora una volta, il teatro è il Medio Oriente.
L’Arabia Saudita, nella sua caccia ai terroristi, ha condannato a morte 47 persone tra cui un esponente religioso sciita, Nimr Al-Nimr con le accuse di sedizione e di possesso di armi. Al- Nimr era già da tempo una personalità invisa a Ryad: dal 2009 ha promosso una compagna per la secessione delle province orientali saudite a maggioranza sciita, ricche di giacimenti petroliferi.
Alla notizia dell’esecuzione del leader sciita, l’Iran è insorta: non solo la classe politica ha annunciato provvedimenti contro l’Arabia Saudita, ma la popolazione iraniana ha assaltato e saccheggiato l’ambasciata saudita. Quest’ultimo attacco non ha avuto vittime, dal momento che l’ambasciata al momento dell’assalto era vuota, ma i centinaia di manifestanti hanno distrutto l’edificio anche attraverso l’uso di alcune bombe rudimentali.

Il ministro degli esteri iraniano ha affermato che Ryad «pagherà a caro prezzo l’esecuzione». L’accusa è quella di sfruttare la supposta guerra all’Isis per eliminare l’opposizione interna. Intanto sia da una parte che dall’altra sono stati interrotti tutti i rapporti: voli cancellati tra i due Stati, fine di ogni rapporto commerciale e divieto da parte dei sauditi per i propri cittadini di visitare l’Iran. L’unica eccezione rimangono la Mecca e Medina, sempre aperte ai pellegrinaggi. E la risposta al ministro iraniano è arrivata dal suo omonimo saudita: «L’esecuzione di un terrorista dovrebbe essere elogiata, non criticata».

CXubW6gUwAASoRUMa la protesta iraniana non si è fermata. Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran (massima carica prevista dalla Costituzione, davanti persino al Presidente), ha gridato vendetta contro l’Arabia Saudita. Così come Ahmad Khatami, membro dell’Assemblea di esperti della repubblica islamica, che ha definito “criminali” i membri della famiglia reale saudita «Non ho dubbi che questo sangue puro macchierà la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia».

Il contesto

Per comprendere bene il perché di questa escalation di violenza e di come essa si stia rapidamente diffondendo occorre inquadrare la situazione nel suo contesto religioso e geografico. L’Arabia Saudita è un Paese a maggioranza sunnita, mentre l’Iran è a maggioranza sciita. In entrambi gli Stati esistono delle minoranze. Il leader ucciso era un clerico sciita, Teheran ha così pensato che l’esecuzione sia da includere nel processo di eliminazione interno degli sciiti. I rapporti fra i due Paesi, da sempre tesi, spono stati verie volte sul punto di sfociare in vero e proprio conflitto: l’Iran mira a destabilizzare l’area e a disfarsi della famiglia reale saudita, Ryad invece attacca da sempre le milizie iraniane o sostenuta dall’Iran in altri Stati, come in Yemen.
arabian-peninsula-political-map-capitals-national-borders-rivers-lakes-vector-illustration-english-labeling-39076370Intanto altri Paesi sia all’interno che all’esterno della penisola araba  si stanno schierando, sia per motivi politici che religiosi: il piccolo Stato del Bahrein ha annunciato la fine delle relazioni diplomatiche con Teheran e ha dato 48 ore al personale dell’ambasciata per lasciare il territorio. Anche gli Emirati Arabi hanno detto che limiteranno i rapporti con l’Iran.
Anche il Sudan, sunnita, ha espulso l’ambasciatore iraniano.
La Lega Araba sta provando in queste ore a mobilitarsi per sedare gli animi e ha annunciato per domenica una riunione di emergenze per risolvere la crisi.

Putin, già presente nell’area grazie ad Assad, è entrato nella questione offrendo per la Russia un ruolo di mediatore, nel tentativo di placare il conflitto fra due attori della scena mondiali, entrambi necessari per stabilizzare la zona mediorientale. La stessa preoccupazione è stata espressa anche da Obama; la pax americana vacilla e sulla spinta del Presidente il Segretario di Stato Kerry ha nei giorni scorsi chiamato sia Teheran che Ryad per invitare le classi politiche al dialogo.
Persino l’Onu si è mobilitato: l’incidente fra i due Paesi rischia di avere ripercussioni sulle trattative in corso in Siria, così Staffan De Mistura inviato Onu per la Siria, visiterà entrambe le capitali per far capire l’importanza estrema della stabilità mediorientale in questo frangente della lotta all’Isis.sciitisunnitibig

In Europa la notizia del conflitto fra Arabia Saudita e Iran è stata trattata più dal mondo dell’economia che da quello della politica. A risentirne tutte le borse europee, con una l’apertura annuale peggiore dal 1932, per l’Italia a risentirne maggiormente è la quotazione in borsa della Ferrari. L’unica nota positiva potrebbe essere quella che viene dal mercato del petrolio, dato che uno degli attori coinvolti nel conflitto è il maggiore produttore di petrolio.
Oltre la pragmaticità dei mercati, sul fronte politico si registra un invito da parte di Francia e Germania al buonsenso. I due Paesi vengono spinti a riprendere i contatti diplomatici e alla «comprensione reciproca». Forse un po’ poco per un conflitto che rischia di allontanare ancora di più la soluzione al “problema Isis”.

 

Ilenia Maria Calafiore

ph @Khameini.ir, @religione20, @canstockphoto

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