Repubblica d’Irlanda, governo in bilico. Continua l’onda ambientalista

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Le elezioni suppletive del 29 novembre, il dibattito su Eoghan Murphy il 3 dicembre e le dimissioni di Dara Murphy il 4 dicembre hanno indebolito il Fine Gael. Su Green e Labour

Il premier della Repubblica d’Irlanda Leo Varadkar (Fine Gael, nella foto di apertura) pressato delle opposizioni, ha accettato oggi, giovedì 5 dicembre, che sia messa sotto esame la correttezza di quanti accumulano ruoli una volta eletti nell’isola. Ieri mattina nel Dáil (la Camera bassa del Parlamento) erano state annunciate le dimissioni del deputato Dara Murphy (Fine Gael), ex ministro per gli Affari Europei (dal 2014 al 2017) criticato per essersi dedicato a lavorare per il Partito Popolare Europeo cui il Fine Gael è affiliato: dal 4 dicembre, infatti, Dara Murphy si occupa ufficialmente di un ruolo presso la Commissione europea, dirigendo lo staff dell’Innovazione. Ora gli spazi di manovra per il Fine Gael diventano davvero ristretti, infatti dalle elezioni politiche del 26 febbraio 2016, l’esecutivo dipende dalla non-belligeranza da parte dell’altro grande partito centrista, il Fianna Fail (né FG né FF hanno numeri a sufficienza) in più le suppletive del 29 novembre (ne parliamo più avanti, ndr) sono state sfavorevoli al governo e già descritte in tutti i dettagli dai media il primo dicembre.

                         Eoghan Murphy

Un altro segnale minaccioso per il Fine Gael, che ha contato almeno fino ad oggi sull’appoggio di alcuni indipendenti (in vari casi vicini alle istanze delle opposizioni) è la mozione di sfiducia che la sera di mercoledì 3 dicembre ha risparmiato per un soffio (56 a 53 voti) un altro Murphy, Eoghan Murphy, ministro all’Edilizia. Un fatto che può impensierire FF e FG è l’avvicinamento tra forze della sinistra che già nel 2016 avrebbero potuto prevalere in Parlamento se non fossero state molto ostili tra loro e soprattutto che hanno delle carte valide da giocarsi quando si voterà in tutti i collegi: questo perché il sistema elettorale irlandese consente di indicare con efficacia più di una scelta e quindi permette ai partiti simili di apparentarsi agli occhi dei votanti, in un meccanismo estremamente proporzionale (che mira ad assicurare la massima rappresentatività dei territori, dei gruppi politici, delle preferenze del singolo elettore). Hanno votato contro l’esecutivo Labour, Greens, Social Democrats, Sinn Féin, Independents 4 Change, Solidarity-People Before Profit e vari indipendenti. Il Fine Gael si è difeso assieme a pochi indipendenti. Si è astenuto il Fianna Fáil, che gestisce una difficile opposizione “morbida” che finora pare premiare spesso questa linea (il patto che regola l’intesa tra i due partiti maggiori si chiama Confidence and Supply).

Indicazioni interessanti sono state fornite dalle elezioni suppletive del 29 novembre in quattro collegi che dovevano sostituire altrettanti parlamentari che hanno preso posto nella loro nuova sede, quella europea, dopo avere corso con successo per un ruolo a Strasburgo il 24 maggio 2019. I collegi in questione, Dublin Fingal, Dublin Mid-West, Cork North Central, Wexford, si impongono all’attenzione per due ragioni: innanzitutto la continuità di alcune tendenze, tra le quali la crescita a due cifre dei Verdi (già inaugurata alle Europee di maggio), la resilienza del partito liberale di governo Fine Gael, la lenta ma costante ripresa del Fianna Fáil, la solidità di un’area di sinistra dove il Labour riconquista un suo spazio mentre lo Sinn Féin si riscatta dalla frenata di maggio (soprattutto dalle sue disastrose amministrative in contemporanea alle Europee) ma anche il fatto che si tratta di realtà sintetiche di molti aspetti dell’Irlanda “vecchia” e “nuova” (quartieri di lavoratori o di giovani, campagne urbanizzate, zone abitate da pendolari, distretti finanziari, richieste di più efficiente connessione con i centri maggiori).

          Ciarán Cuffe con Joe O’ Brian

Il Green Party con il candidato Joe O’ Brian agguanta il 23 per cento nel collegio di Dublin Fingal, successo che segue l’exploit di cui gli ambientalisti erano già stati protagonisti alle Europee, soprattutto con la valanga di voti a Dublino (e risultati notevoli anche alle amministrative). L’impresa di Ciarán Cuffe premiò a sorpresa l’attività di tanti anni in riunioni di quartiere e iniziative sociali dell’esperto di urbanistica e consigliere comunale:  Ciarán Cuffe alle Europee di maggio superò nettamente i quattro candidati maggiori secondo i sondaggi. Ora il consenso per il Green Party continua, lasciando prevedere che la realizzazione degli intenti di riconversione verde dell’economia annunciata dal Governo centrista del Fine Gael sarà oggetto di scrutinio accurato.

Nella parte settentrionale della capitale della Repubblica, Dublin Fingal è il collegio più esteso (geograficamente) nella città, comprende luoghi come Donabate, Kinsaley, Lusk, scenari turistici come a Portmarnock e a Malahide sulla costa, oltre a centri in rapida espansione come Balbriggan, ancora Rush, Skerries e altri ancora, in un puzzle che mette insieme costa e campagna, aspetti rurali e insediamenti residenziali. Occorre aggiungere uno spicchio rilevante dell’Ovest della città, ossia Swords, che amministrativamente è parte di Dublin Fingal. Le questioni emergenti sono le stesse di tutte le zone dublinesi dove la crescita della popolazione è più rapida, dall’urgenza di incrementare l’offerta di alloggi alle richieste di adeguare la disponibilità di scuole e trasporti al passo attuale della Fair CityLa rappresentante del Fianna Fáil, Lorraine Clifford-Lee, si ferma poco sotto al 20 per cento, un risultato che se proiettato sulle politiche non basterebbe a scavalcare del tutto il Fine Gael (soprattutto a Dublino, dove pure, fino ad un decennio fa, era il FF a dominare) mentre una sorpresa, sia pure annunciata da vari sviluppi negli ultimi tempi, è stato il Labour che risale dalla rotta elettorale delle europee 2014 e soprattutto delle politiche del 2016, che in queste suppletive a Dublin Fingal, si piazza terzo con Duncan Smith e supera il 15 per cento (con risultati anche migliori altrove), posizionandosi così per un ritorno a ruoli indispensabili in Parlamento.

                         Clare Daly

Sempre per quanto riguarda il collegio di Dublin Fingal, il fatto che Dean Mulligan (Independents 4 Change) dopo l’elezione di Clare Daly (I4C anche lei) all’Europarlamento e nonostante l’ondata Green e la ripresa del Labour abbia superato il 10 per cento indica che la sinistra radicale conserva spazio di manovra (tanto più ampio se si sommano, a questo 10,2 per cento, il 5,3 dello Sinn Féin e il 4,4 dei Social Democrats). Clare Daly, da maggio europarlamentare, ha sempre fatto incetta di voti in questo territorio dove l’estrema sinistra è molto forte e dove gli Independents 4 Change arrivarono infatti attorno al 20 per cento alle politiche nel febbraio 2016: il peso di questa area politica si è confermato nelle suppletive del 29 novembre anche a Dublin Mid-West, l’altro esteso collegio dublinese chiamato al voto, di cui si parlerà prossimamente in un altro articolo, ora basti accennare che nella parte Ovest della città il consenso ha favorito più la sinistra repubblicana, ossia lo Sinn Féin (a livello europeo, sia gli Independents 4 Change che lo Sinn Féin sono parte della European United Left-Nordic Green Left, conosciuta come GUE/NGL). La bassa affluenza, come accade da tempo con le suppletive, ha significato a Dublin Fingal che poco più di 25.000 persone hanno espresso voti su un elettorato di circa 100.000 persone. Il risultato del partito al governo (il Fine Gael) non è certo positivo a Fingal, dove un esponente di peso come James Reilly si è fermato poco sotto al 15 per cento, ma non sempre i risultati delle suppletive sono poi stati confermati nelle politiche.

 

Aldo Ciummo

Foto © Express, The Times, Dublin Live

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