L’Archivio Vaticano svela i segreti del pontificato di Pio XII

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Un milione di carte già digitalizzate. L’apertura alla consultazione della regnanza di Pacelli fornirà notizie inedite e di grande importanza al mondo della ricerca storico-scientifica

Lunedì 2 marzo l’Archivio Vaticano aveva aperto le porte agli studiosi per la consultazione dei fascicoli inerenti il pontificato di Pio XII, a distanza di soli cinque giorni il piccolo Stato ha blindato gli accessi e quindi anche l’archivio per colpa di un piccolo virus arrivato dalla Cina. Il problema si è affacciato mercoledì 4 quando nell’ambulatorio medico, situato all’interno delle Mura, dove i cittadini e i dipendenti vaticani vanno per le visite specialistiche, è stato registrato un caso di contagio da coronavirus.

Un secondo caso sembra che sia stato trovato anche presso la Segreteria di Stato, ma non è stato confermato, mentre un terzo caso di positività è stato comunicato dalla Accademia per la Vita, da parte di un partecipante al convegno sull’intelligenza artificiale. Il primo contagiato è un sacerdote che proveniva dalla zona del bergamasco. Ora anche Papa Francesco deve rinunciare al contatto con la gente, lui che non ha mai sopportato sbarramenti e recinzioni, e per l’Angelus è previsto un messaggio televisivo attraverso i canali vaticani. Cosa mai accaduta prima neppure in tempo di guerra, quando Pio XII si affacciava dalla Loggia.

Eugenio Pacelli (Pio XII) è uno dei Papi più importanti del Novecento, un pontefice discusso che fu chiamato a guidare la Chiesa cattolica negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale nel periodo nazista e durante il comunismo. Era stato eletto al soglio di Pietro il 2 marzo 1939, giorno del suo compleanno (per questo l’apertura degli Archivi del pontificato in questo giorno a distanza di 81 anni, voluta da Papa Francesco). Alla cerimonia di insediamento, dicono le cronache, il regime nazista non inviò alcun rappresentante e neppure un messaggio ben conoscendo l’avversione di Pacelli per Hitler.

  Esperti del Comitato Archivio Vaticano nella conferenza stampa del 20 feb 2020

Ora l’Archivio ha aperto agli studiosi documenti riguardanti la “politica” vaticana in quel periodo storico di Pio XII (1939-1958) e già vi sono le prime notizie su questi documenti che con grande impegno sono stati inventariati e digitalizzati da una schiera di esperti, presentati in Sala stampa Vaticana il 20 febbraio scorso. Tra le carte della Sezione per i Rapporti con gli Stati, emergono 170 fascicoli contenenti la storia di 4.000 nomi, ma non mancano i nomi di ebrei. Nelle carte affiorano anche nomi di personaggi come il ricercatore di studi umanistici Paul Oskar Kristeller, uomo di fama mondiale, che fu aiutato per fuggire dall’Europa nazista verso gli Stati Uniti.

Il fascicolo riguardante “accuse contro Monsignor Ottaviani di aver concesso documenti falsi ad ebrei e di averli ricoverati in edifici extraterritoriali”. C’è anche Tullio Liebman, fondatore della “Scuola di processualistica di Sao Paulo” che fu aiutato da stretti collaboratori di Pio XII per raggiungere il Sudamerica. Le carte mettono in evidenza quanti e quali sforzi furono fatti per rispondere alle suppliche per la salvezza dei perseguitati e dei bisognosi in pericolo di vita. Emergono dalle carte l’opposizione e la contrarietà di molti Stati ad aprire le frontiere ai tanti bisognosi che si rivolgevano a Pio XII.

La consultazione digitale ha consentito  la visione della lettera del 16 ottobre 1943dopo razzia del Ghetto di Roma – indirizzata al Papa da alcuni ebrei che erano detenuti dalle SS e Gestapo nel Collegium Militare nel Palazzo Salviati in via della Lungara sul Lungotevere. C’è il telegramma, in inglese, con cui il Presservice di Washington, datato 20 ottobre, e spedito dalle Poste e Telegrafi Vaticane, in cui si informa che “nella notte del 15-16 ottobre un numero considerevole di ebrei sono stati arrestati in varie parti di Roma STOP dopo essere stati tenuti 24 ore nel collegio militare sono stati trasportati ad una destinazione sconosciuta STOP la Santa Sede si è interessata che simili fatti accaduti non si ripetano e in favore di casi particolari”. La nota a margine tipica della grafia di Papa Pacelli scrive: «è prudente che presservice mandi queste notizie?».

Notevole anche il materiale sui Paesi dell’Est, sulla devastazione delle chiese, gli arresti del clero sotto l’occupazione nazista e dopo la guerra sotto il regime comunista. Una grande quantità di carte riguarda i processi-farsa contro la gerarchia ecclesiastica sotto i soviet, i Cardinali Stepinac, Josef Beran e Mindszenty ma anche i tentativi da parte di Pio XII di trovare un modus vivendi con i regimi. Sono presenti documenti inediti sul colonialismo e post colonialismo del dopoguerra in Africa, Medioriente e Asia e la nascita di nuovi Stati quali Israele.

Molto peculiare il ricco patrimonio del Fondo SARC ovvero Servizio Ascolto Radio Estere. Dal 1943 al 1954 ogni giorno un gruppo di religiose, ascoltavano e trascrivevano i programmi delle principali radio, fornendo ai Superiori della Segreteria di Stato, notizie fresche su scala mondiale. Nel fascicolo denominatoItalia” si parla del referendum sulla monarchia, ma anche di aggressioni verbali e fisiche nei confronti del clero sia durante il periodo fascista che nel periodo comunista e dell’impegno preso dalla Santa Sede per la ricostruzione delle Chiese.

A proposito della razzia degli ebrei di Roma di cui si è parlato in precedenza, si segnala ai lettori che il rabbino capo Israel Zolli mostrò grande coraggio nel difendere la Comunità e si adoperò per contrastare l’avvento dei nazisti. Cercò di convincere gli ebrei romani a scappare “chiudere il Tempio e gli uffici, a cancellare l’elenco degli ebrei localima senza successo, non venne ascoltato e questo portò alla deportazione degli abitanti del Ghetto. Dopo la liberazione Zolli fu oggetto di aspre critiche e duri attacchi. Il 13 febbraio del 1945 Zolli si convertì al cattolicesimo assumendo il nome di Eugenio per ringraziare Papa Pio XII per gli Ebrei salvati. Il 7 maggio dello stesso anno, di fatto, finiva la Seconda Guerra mondiale, in Europa, con l’ammiraglio Karl Donitz che firmò la resa della Germania.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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