Legambiente e Gran Cereale, con il progetto “Mosaico verde”, tutelano 6 boschi italiani

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Attenzione alle 952 nuove specie aliene esaminate dagli esperti, tra cui l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra)

World Rainforest Day, la giornata dedicata alle foreste pluviali. Si estendono lungo la fascia equatoriale, tra i tropici, e offrono un ambiente caldo, umido e molto piovoso. Le foreste pluviali tropicali non sono solo un esotico habitat lontano, la loro salute è strettamente connessa alla nostra. Rivestono appena il 7% della superficie della Terra, eppure ospitano oltre la metà delle specie vegetali e animali del mondo. Inoltre hanno una funzione di regolatore del clima in virtù della loro capacità di trattenere anidride carbonica e rilasciare ossigeno. Ogni anno se ne perde una superficie di 7,6 milioni di ettari a causa di incendi e deforestazione per far posto a pascoli e colture. Dall’Amazzonia al Borneo, dall’Australia all’Africa, la cintura verde regge l’ombelico del pianeta ma allenta sempre di più la sua presa.

In occasione di questa giornata Gran Cereale (gruppo Barilla) ci illustra i risultati ottenuti nell’ambito della campagna nazionaleMosaico verde” promossa da Legambiente per la tutela di 6 boschi italiani, alla quale ha aderito con il progetto “Boschi di Gran Cereale”. Le aree individuate per l’iniziativa soffrono di problematiche ambientali che ne determinano l’impoverimento del bosco e sono dislocate da Nord a Sud. Tra queste vi è la Val di Sella in Trentino Alto – Adige, il Parco Regionale di Portofino in Liguria, il Parco Nazionale Foreste Casentinesi in Toscana, il Parco Regionale Valle del Treja nel Lazio, il Parco Nazionale del Gargano in Puglia e il Parco Nazionale del Pollino in Basilicata. Aumento della biodiversità attraverso l’innesto di nuovi alberi e l’introduzione di specie autoctone, ricolonizzazione naturale del bosco, stabilizzazione del suolo, riduzione del rischio di propagazione di incendi e malattie, pulizia delle aree, sono solo alcuni dei principali benefici. Il progetto ha l’obiettivo di salvare 2.500 ettari dalla deforestazione e crea una serie di importanti benefici come preservare la flora e la fauna della zona, generare fonti di reddito alternative alle popolazioni locali e dare un sostegno sociale alla comunità attraverso la costruzione di una scuola. Antonio Nicoletti responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, dichiara «I boschi svolgono una funzione primaria per la nostra vita e per il pianeta. Salvaguardare gli ecosistemi forestali significa garantirci il futuro: qualsiasi intervento che viene fatto, anche il più piccolo, è utile per contribuire alla salvaguardia della biodiversità».

Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e il vicepresidente Edoardo Zanchini hanno presentato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione degli Stati Generali dell’Economia, 33 proposte di semplificazioni, condivise da imprese e associazioni del terzo settore, 170 opere pubbliche prioritarie, selezionate in base alle necessità reali dei cittadini e dei territori, alle quali aggiungere quelle grandi opere sul fronte della mobilità sostenibile e intermodale che servono alle città, partendo dalle esperienze virtuose già in campo. «Con l’incontro di oggi» – spiega Ciafani – «abbiamo voluto indicare nuovamente al premier Conte e al suo esecutivo quella che è la giusta strada da seguire per un rilancio del Paese. Il decennio che si è aperto sarà cruciale sotto molti aspetti e soprattutto sotto il profilo ambientale. È ora di passare dalle parole ai fatti e di mettere a fuoco davvero le priorità su cui ripartire lavorando sui ritardi accumulati, come quelli sulle rinnovabili, recependo subito la direttiva europea sulle comunità energetiche. L’ambiente non può essere considerato un’appendice, ma deve essere visto e pensato come un architrave trasversale per sostenere la ripartenza del Paese. Per questo tra gli interventi da mettere in campo abbiamo indicato le semplificazioni delle procedure sul fronte dell’economia circolare, delle rinnovabili, della mobilità sostenibile, della riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e gli interventi infrastrutturali che servono al Paese. Solo in Italia il dibattito politico sui trasporti e le infrastrutture ignora completamente le aree urbane, che sono tra l’altro tra le più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici. È qui che bisognerebbe concentrare gli investimenti e puntare sempre di più su una mobilità sostenibile, intermodale e a zero emissioni raddoppiando, ad esempio, la rete ciclabile come previsto nei PUMS ed estendendo l’offerta dei mezzi in condivisione diminuendone i costi»

Il presidente Conte, durante la conferenza stampa al termine degli Stati Generali ha dichiarato: «A Ravenna nascerà il più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di Co2».

Fra 30 anni sarà difficile trovare sedi idonee per ospitare i Giochi olimpici invernali. Delle 19 località che hanno ospitato fino ad oggi gli eventi olimpici degli sport della neve e del ghiaccio, 10 non saranno più in grado di organizzarli nuovamente. Nel 2080 il numero delle sedi scenderà ulteriormente a 6. Concetti e numeri che emergono da uno studio sui cambiamenti climatici dal titoloGlobal Sport, Climate Emergency and The Case for Rapid Change” scritto dall’accademico e autore David Goldblatt e condotta da Rapid Transition Alliance. Il problema dell’ambiente, unito alle sempre più maggiori difficoltà di investimento da parte dei governi nazionali, potrebbero effettivamente mettere a rischio la cadenza quadriennale delle Olimpiadi soprattutto invernali.

Le specie aliene invasive sono una delle principali cause di perdita di biodiversità e causano gravi impatti sociali, sanitari ed economici, stimati in oltre 12 miliardi di euro ogni anno nella sola Unione europea. Un fenomeno potenzialmente in crescita: il numero di specie aliene è cresciuto negli ultimi 30 anni del 76% in Europa, del 95% nel nostro Paese. Le modalità di ingresso, volontarie o involontarie, sono numerose. Molte attività economiche possono favorire l’arrivo per lo più accidentale di nuove specie aliene: la navigazione, l’acquacoltura, l’agricoltura, le attività forestali e, negli ultimi anni, il commercio di piante ornamentali e animali da compagnia. Spesso animali e piante invasive vengono introdotte anche da singoli cittadini, in modo intenzionale, come nel caso dei rilasci di animali da compagnia o per attività di pesca sportiva e venatoria, o in modo inconsapevole, per esempio dai viaggiatori attraverso abiti, attrezzature, bagagli o souvenir contaminati. Sono 952 le nuove specie aliene esaminate dagli esperti tra cui l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) riuniti dal progetto europeo Life ASAP per valutarne le possibilità di ingresso in Italia e i potenziali danni per il patrimonio naturale, per la salute dei cittadini e per la nostra economia. Quelle definite “critiche” perché a massimo impatto sono 87: piante e animali in grado di invadere tutti gli ecosistemi terrestri (74 specie), marini (9) e le acque interne (4). Un rischio enorme poiché queste nuove minacce andrebbero ad aggiungersi alle oltre 3.000 specie aliene già presenti.

 

Ginevra Larosa

Foto © World Rainforest Day, Italian News Platform, Legambiente, Idrottsforum, La Critica

Video © Eurocomunicazione

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