Un singolare festival, il “Benedetto fest”

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Benedetto

A Pesaro – Capitale della Cultura 2024 – i teologi, attraverso una serie di conversazioni, vogliono dare significato alla parola “anima”

Con la sua opera, Benedetto, nel VI Secolo offre un mirabile esempio di sintesi tra spiritualità orientale e occidentale e ricorda quanto sia indispensabile, anche oggi, il contatto diretto con queste radici cristiane. Con l’originale rassegna di conferenze, Benedetto Fest, che si svolge da fine giugno e per tutto il mese di luglio 2024, in un crocevia di una miriade di iniziative per Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, promossa dall’Arcidiocesi con l’intento di rispondere o tentare di farlo agli interrogativi eterni dell’uomo.

Il nostro vivere è un continuo tendere a qualcosa, per questo sentiamo forte l’urgenza di dare senso al tempo, ma senza distogliere lo sguardo da quella realtà che riusciamo solo a presagire e che tuttavia sentiamo ancora più reale della materia che ci dà forma: l’anima. Una mission che i teologi pesaresi don Giuseppe Fabbrini, don Marco di Giorgio, don Luca Fallica abate di Montecassino, Roberto Mancini professore ordinario di filosofia teoretica Università di Macerata, ma anche le testimonianze di religiose, scrittrici e docenti del conservatorio, vogliono dare a una parola “anima”, che per l’uomo contemporaneo è più astratta e lontana per il relativismo, il dominio dei social e soprattutto la paura dell’Occidente sempre più privo di una autentica identità, del significato della morte.

Mettersi alla prova

Anima appartiene alla vita ma allo stesso tempo non è come tutto il resto delle cose. Ha “un profumo diverso da quello dei fiori e delle foglie, un suono differente dall’acqua e dal vento, la si sente venire da una realtà altra e a questa realtà tende” (Luigina Mortari). Ma cosa rimane dell’anima oggi? L’uomo contemporaneo si occupa principalmente del corpo. Ma nonostante tutto l’anima è destinata a soffrire nel suo essere immersa nel tempo e rimane respiro del cosmo capace di definire l’ordine della nostra interiorità.
Le conversazioni del Benedetto Fest non hanno finalità accademiche o legate ai libri di teologia, ma con semplicità vogliono mettere alla prova il coraggio di indagare a fondo sui concetti che sembrano ormai dimenticati.

Il corpo in verità è il vestito dell’anima che vive nella voce“.  La prima conversazione è stata su una figura quella di Ildegarda di Bingen, una mistica raffinata pienamente immersa nella conoscenza e nella contemplazione dei misteri di Dio. Ma cosa ha che fare con i nostri tempi? La risposta c’è la fornisce un benedettino, l’abate Bernardo Francesco Maria Gianni: «Tutto quello che esiste ci riporta al miracolo di essere vivi; tutto ciò che esiste ha la vocazione di ricondurci alla sorgente dell’essere, che è Dio stesso».

Ne abbiamo ancora bisogno?

“La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli; le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce” (Maria Zambrano).

Il 20 luglio alle 18,30 nella Chiesa di Giacomo, il prof. Roberto Mancini e il biblista e teologo don Giuseppe Fabbrini affronteranno questo tema. Una sfida alla secolarizzazione. Parlare di anima significa fare i conti con il passato. Una riflessione filosofica che certamente per alcune cose va rivista. Ma rimane la sfida di cogliere tutto il potenziale “senso” del passato e quello non ancora del tutto esplorato e che potrebbe ancora oggi, mostrare tutta la sua attualità.

Tenere insieme: lo sguardo benedettino” è il tema della terza conversazione che si terrà nella chiesa di San Giacomo il 21 luglio alle 18,30 con tre autorevoli religiosi, l’abate di Montecassino don Luca Fallica, madre Ignazia Angelini e don Marco Di Giorgio vicario generale dell’arcidiocesi di Pesaro.

BenedettoRecuperando la famosa intervista televisiva di Sergio Zavoli in un monastero di clausura, ancora oggi ci chiediamo che significato ha un monastero nella nostra società presa dalle disuguaglianze sociali e le Guerre? Il monastero può essere considerato un laboratorio, una vera officina in cui si cerca di tenere insieme la realtà così come si presenta oggi e tutto quello che riguarda l’uomo e quindi la sua anima, per provare a lanciare un messaggio di armonia, di pace.

 

Paolo Montanari

Foto © Sempre News, Arcidiocesi di Pesaro, Odg

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