I volontari impegnati nelle associazioni per il rispetto dei diritti fondamentali, secondo le ultime stime Onu, sono oltre il 10% della popolazione mondiale, circa 800 milioni di persone
In occasione della Giornata mondiale del volontariato, che si celebra oggi giovedì 05 dicembre, le Nazioni Unite intendono rilanciare e valorizzare il ruolo di chi, persona fisica o associazione, si confronta con le enormi sfide che affrontiamo ogni giorno dai cambiamenti climatici ai conflitti e alle ingiustizie sociali, che possono sembrare senza soluzione. Eppure, in questi momenti difficili, lo spirito del volontariato risulta determinante: in ogni angolo del mondo, i volontari sono solitamente i primi a rispondere, mettendo a repentaglio la loro stessa vita come purtroppo continua ad accadere nei troppi teatri di guerra che infiammano il nostro Pianeta.
Manca un coordinamento
Ma il senso di sacrificio e la lodevole dedizione che accompagnano le molteplici attività dei volontari non sono sufficienti. È necessario attivare un coordinamento a livello internazionale per chiedere un fondamentale cambio di paradigma, indispensabile se si vogliono trovare le vie di uscita dalle grandi emergenze e salvaguardare il nostro futuro. Per farsi ascoltare bisogna essere uniti, sapersi porre al di sopra delle solite divisioni politiche e religiose, che tanto hanno condizionato il nostro vivere sociale e affrontare finalmente, quali cittadini del Mondo, i problemi comuni a tutta l’umanità, ricordandoci, in ogni istante, che viviamo tutti insieme, su questa navicella spaziale “Terra” e, proprio per questo, abbiamo e avremo un comune destino.
Negli ultimi decenni sono nati una serie di movimenti, enti e organizzazioni di volontariato non governative a impegno umanitario che si interessano di difesa dei diritti fondamentali, dell’ambiente e dei maggiori problemi globali e sembrano andare, quasi inconsciamente, tutti nella stessa direzione, però, senza coordinamento operativo hanno finora avuto un grave limite, quello di non contare abbastanza a fronte dei grandi problemi di interesse internazionale mondiale.
Speranza
All’interno di moltissimi movimenti, associazioni, enti, istituzioni e anche in molte aziende di tutto il Mondo, persone di buona volontà si prodigano al di là di ogni interesse personale e di parte per salvaguardare la pace e promuovere condizioni di migliore qualità
della vita, adoperandosi per il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, lottando perché cessino le sopraffazioni e le violenze dei più forti sui più deboli, perché si giunga a un vero riconoscimento della dignità e al rispetto di ogni persona, dell’ambiente naturale e di tutte le forme di vita. Questo esercito di pace di oltre 800 milioni di persone rappresenta più di una speranza per il nostro futuro ma per essere veramente efficace deve organizzarsi con la consapevolezza di combattere per uno scopo comune.
Mobilitiamoci
E oggi questa consapevolezza non si vede. Bisogna infatti constatare che la società civile costituita dall’insieme delle associazioni di cittadini che operano fuori dal contesto propriamente istituzionale non è stata quasi mai in grado di mobilitarsi ma al contrario è stata vittima del meccanismo perverso in cui gran parte dell’umanità si è lasciata trascinare, entrando nel vortice dell’egoismo individuale, di gruppo, di Nazione, permettendo che, élite prive di responsabilità sociale diventassero ricchissime depredando l’ambiente e la dignità di intere popolazioni costringendo molti alla povertà estrema. Le responsabilità sono enormi. È necessario cambiare completamente registro se vogliamo sostenere i nostri giovani e aiutarli a costruire un mondo migliore passando dagli slogan ai progetti concreti.
Qualche esempio: è stato lasciato solo il grande Aurelio Peccei e il team di scienziati del “Club di Roma” che già 50 anni fa ci hanno detto con precisione ciò che sarebbe successo sul fronte socio economico e ambientale; sono stati ridicolizzati, mentre le loro previsioni si sono dimostrate straordinariamente esatte e ora siamo sull’orlo del precipizio. Sono state lasciate sole le Associazioni e le Università che già trent’anni fa proponevano, a ragion veduta, una riforma dell’Onu, indispensabile per evitare il caos di una globalizzazione senza regole, senza governance.
Non c’è stata mobilitazione nonostante le forti sollecitazioni di Papa Giovanni Paolo II, dei
Premi Nobel, Joseph Stiglitz e Mikhail Gorbaciov, e ci troviamo così con una Onu in evidente difficoltà tanto da far recentemente affermare a Papa Francesco che: «…appare urgente riprendere il percorso verso una complessiva riforma del sistema multilaterale, a partire dal quello “onusiano”, che lo renda più efficace, tenendo in debita considerazione l’attuale contesto geopolitico».
Tragicamente vero
Sono state lasciate sole, con assurda indifferenza, le associazioni impegnate ad anteporre a ogni costo la diplomazia ai conflitti armati, alle guerre, così come le associazioni che da sempre si battono per la Pace, per il disarmo. Vengono elogiate, ma spesso tacciate di utopia mentre si assiste passivamente a continue guerre.
Infatti, siamo incapaci di reagire per porre fine alla vergognosa, pericolosissima situazione che vede i leader mondiali “giocare alla guerra” in tutti i Continenti e purtroppo anche in Europa, in Ucraina, e nel Medio Oriente come se fossimo in un video-gioco, ma è tutto vero, tutto tragicamente grave. Ancora, sono lasciate sole le associazioni che in tutti i Paesi si battono contro la tratta di esseri umani in particolare donne e bambini, contro le nuove forme di schiavitù, la diffusione delle droghe, i monopoli nell’informazione, l’uso indiscriminato di pesticidi in agricoltura e di antibiotici negli allevamenti e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Cosa fare
Applaudiamo a tutti coloro che si impegnano per combattere queste piaghe. Applaudiamo, condividiamo e poi? Non basta, è necessario un salto di qualità! Impariamo dai giovani
e muoviamoci tutti insieme! Certo non è facile, tutti capiamo che di fronte a ciascuna delle emergenze fondamentali per la sicurezza, la dignità e la sopravvivenza, dovremmo muoverci tutti all’unisono e al di là di ogni nostro settore di specializzazione, al di là di ogni momentaneo interesse personale. Senza impegno, senza vera mobilitazione, senza sacrificio, rischiamo di perdere tutti e tutto. Esempio: una persona o una associazione già impegnata in difesa dell’ambiente non può sentirsi esentata dall’impegnarsi per il disarmo nucleare e globale, ne l’attivista per il disarmo sentirsi esentato a impegnarsi per l’ambiente ma, ciascuno, continuando nella propria mission, dovrà partecipare e appoggiare, al momento opportuno, l’impegno relativo al superamento dell’altra emergenza e così via.
Purtroppo sono numerose. È l’unione che fa la forza. Per poter finalmente contare, gli operatori di Pace (Peacers) devono unire le proprie voci facendole diventare un’onda d’urto, un boato di Pace, che non può rimanere inascoltato. Tutti i Peacers del Mondo hanno bisogno, mantenendo la propria indipendenza e la propria specificità operativa, di essere uniti, dialoganti, interconnessi, con la possibilità di coordinarsi a livello internazionale e di sostenersi a vicenda nelle varie iniziative realizzate sia singolarmente che coralmente, per far capire al Mondo che gli Operatori di Pace ci sono e sono tanti, sanno ciò che vogliono e sono, tutti insieme, determinati a ottenerlo. Si cesserà così di avere singoli Peacers armati di buona volontà ma deboli nella sostanza, per costituire finalmente una rete mondiale solida e operante.
La Community internazionale
Un incoraggiante segnale di speranza arriva dalla nascita di un grande progetto internazionale che prevede la realizzazione di una community degli operatori di pace (www.unitedpeacers.it) per favorire una reale cooperazione ed elaborare proposte da presentare, con la forza dei grandi numeri, alle Istituzioni nazionali e internazionali per far si che siano affrontate quelle emergenze planetarie che nessuna Nazione, nessun organismo o associazione può risolvere da solo perché è evidente che le sfide che l’intera umanità ha di fronte sono enormi. Il progetto fa riferimento a un testo guida che propone nuove vie d’uscita per avviare un nuovo umanesimo basato sulla solidarietà e la collaborazione internazionale.
È una iniziativa che si rivolge agli 800 milioni di volontari che operano in tutto il Mondo e ai giovani impegnati per salvare il Pianeta. Possiamo così superare i 2 miliardi di persone e potremmo essere anche molti di più se le donne e gli uomini di buona volontà di tutti i Paesi nella loro qualità di cittadini-consumatori non accetteranno più di essere rapinati, sfruttati dalla grande speculazione e si mobiliteranno anche loro. Allora saremo veramente una grande forza, un’enorme movimento di “civile convivenza e di Pace”.
Potremo essere oltre il 50% della popolazione mondiale e ottenere risultati impensabili! È
un sogno, un’utopia? Forse, ma attenzione, si ritiene che “l’utopia sia il seme che genera il meglio”. E per rafforzare il nostro coraggio e la nostra speranza dobbiamo sempre ricordare il monito dell’antropologa statunitense Margaret Mead: «Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il Mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta».
Orazio Parisotto
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