L’azione politica europea nella lotta ai cambiamenti climatici

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Green Deal

Attraverso lo sviluppo della politica ambientale, passando per il Green Deal e la sua influenza sulla Costituzione, favorendo il processo di integrazione

Oggi più che mai l’ambiente assume una rilevanza fondamentale. Se da una parte gli Usa hanno appena effettuato il recesso dagli accordi di Parigi, dall’altra il contrasto alla crisi climatica diviene motore di integrazione europea. L’Ue si interfaccia con sfide ambientali di notevole complessità, come la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse naturali e l’inquinamento. Per affrontare tali problematiche, la politica ambientale dell’Unione si basa su principi come la precauzione, l’azione preventiva, la correzione dell’inquinamento alla fonte e il principio “chi inquina paga”.

Il Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) dedica un intero titolo alla politica ambientale, evidenziando il suo ruolo fondamentale nel miglioramento della qualità dell’ambiente, nella protezione della salute umana, nell’uso razionale delle risorse naturali e nella promozione di misure internazionali per affrontare i problemi ambientali globali, in particolare i cambiamenti climatici. Nel 2019, inoltre, la Commissione ha lanciato il Green Deal europeo, mettendo le questioni ambientali al centro delle politiche dell’Ue.

Lo sviluppo del cammino “green”

La strada che ha portato al Green Deal è frutto di molteplici dichiarazioni e trattati che si sono succeduti nel corso degli anni. Il primo passo avvenne nel 1972, durante la conferenza Onu sull’ambiente umano, che rese centrali le questioni ambientali, approvando principi per una gestione sostenibile. Nello stesso anno, il Consiglio europeo di Parigi sostenne una politica ambientale comunitaria integrata con politiche economiche e un programma per contrastare inquinamento e danni ambientali.

Si sarebbe dovuto attendere l’Atto unico europeo del 1987 per giungere all’introduzione del titolo VII, il “Titolo Ambiente”. Ciò pose la prima base giuridica per una politica ambientale comune che, con il trattato di Maastricht del 1993, avrebbe visto l’ambiente trasformarsi in un settore strategico ufficiale dell’Unione. L’integrazione, volta a sostenere lo sviluppo sostenibile, sarebbe poi stata imposta in tutte le politiche settoriali attraverso il trattato di Amsterdam. A seguito del trattato di Lisbona del 2007, i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile sono entrati a far parte delle priorità europee. Ciò ha conferito all’Unione la personalità giuridica per poter portare a termine accordi internazionali. Tali sviluppi, avvenuti in poco più di cinquant’anni, sono stati la premessa necessaria che ha condotto alla costituzione del Green Deal europeo e del regolamento sul clima.

Ambizioni

Il Green Deal, proposto dalla Commissione europea, consiste in un insieme di iniziative politiche. L’obiettivo generale da raggiungere? La neutralità climatica in Europa entro il 2050. Il Patto prevede la revisione di ogni legge vigente in materia di clima, nonché l’introduzione di nuove norme riguardanti la biodiversità e l’agricoltura, ma anche l’innovazione e l’economia circolare. Non a caso, nel 2019, la presidente Ursula von der Leyen lo ha descritto come una sfida paragonabile allo sbarco sulla Luna. L’ambizione è di rendere l’Europa il primo Continente a raggiungere la neutralità climatica. Il Patto prevede una decarbonizzazione progressiva entro il 2050, con obiettivi che riguardano anche l’edilizia, i trasporti, la biodiversità e il cibo. Inoltre, sono previste tasse sul carbonio per i Paesi che non riducono le proprie emissioni al ritmo degli altri.

Tra le azioni incluse rientrano anche la strategiadal produttore al consumatore”, la revisione dellaDirettiva sulla tassazione dei prodotti energetici” (2003/96/CE) e un piano di rimboschimento e tutela delle foreste. Grazie al sostegno di Orizzonte Europa e dei partenariati con industrie e Stati membri, il Patto si impegna a sostenere la ricerca e l’innovazione nella sfera non solo dei trasporti, ma anche nei settori dei biobasati circolari e dell’ambiente costruito. I finanziamenti provengono da InvestEU. Il piano prevede lo stanziamento di investimenti pari a un trilione di euro, nonché di circa 260 miliardi all’anno fino al 2030, per raggiungere gli obiettivi stabiliti. Se tutti i piani verranno realizzati, si stima che le emissioni globali diminuiranno dell’1%.

L’influenza del Patto sulla Costituzione italiana

Sulla scia del Green Deal, nel febbraio 2022, il Parlamento italiano ha approvato un disegno di legge che modifica l’art. 9 e l’art. 41 della Costituzione. Tale riforma ha introdotto un nuovo comma all’art. 9, delineando l’impegno della Repubblica nella tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, svolgendo ciò «anche nell’interesse delle future generazioni». Tra le novità introdotte da tale comma, vi è l’inserimento della tutela della biodiversità all’interno del testo costituzionale, prima menzionata solo in alcuni atti. La tutela ambientale, invece, posta in questo modo, sembra destinata ad essere interpretata come un dovere, da declinare nelle singole politiche, piuttosto che come un diritto individuale.

Per quanto riguarda l’art. 41, l’influenza del Green Deal, in merito alla sua modifica, sembra essere stata maggiore. Tale articolo sancisce, infatti, che la salute e l’ambiente siano dei paradigmi da sottoporre a tutela da parte dell’economia, così come la sicurezza, la libertà e la dignità umana. Nonché definisce la possibilità, da parte delle Istituzioni, di orientare l’iniziativa economica pubblica e privata verso fini sociali e ambientali.

Dalla politica ambientale all’integrazione politica

Proceduralmente, la politica ambientale rientra nelle competenze concorrenti (art. 4 Tfue), regolata dalla procedura legislativa ordinaria. Nel corso degli anni, la costruzione della politica ambientale europea si è caratterizzata per gradualismo e incrementalismo. Ciò ha condotto a un suo processo di “europeizzazione”, che ha visto l’armonizzazione delle diverse pratiche nazionali e ha avuto un impatto profondo sul processo di integrazione politica dell’Unione. La politica ambientale, inizialmente considerata un tema di “low politics”, è divenuta progressivamente una questione di high politics“. L’ambiente ha assunto un ruolo sempre più cruciale nell’integrazione politica europea, grazie alla sua percezione come un ambito largamente consensuale tra gli Stati membri. Ciò ha permesso una forte evoluzione sovranazionale delle politiche ambientali, incentivando, inoltre, il processo di integrazione politica.

Guardando al futuro, la politica ambientale offre all’Europa l’opportunità di affermarsi come un attore globale, dimostrando che l’Unione è molto più di un mercato comune. La sfida consiste nell’approfondire l’integrazione politica attraverso la politica ambientale, con particolare attenzione alle sue implicazioni internazionali. L’Ue, infatti, può fungere da laboratorio di governance ambientale regionale, offrendo soluzioni innovative e praticabili per affrontare la sfida globale del cambiamento climatico.

Per una crescita verde

«La legge sul clima concretizza in un atto giuridico il nostro impegno politico e ci pone in modo irreversibile sulla strada verso un futuro più sostenibile», ha dichiarato la presidente Ursula von der Leyen. «Questo atto costituisce l’elemento centrale del Green Deal europeo, e offre prevedibilità e trasparenza per l’industria e gli investitori europei. Imprime anche una chiara direzione alla nostra strategia per una crescita verde e garantisce una transizione graduale ed equa». Questa testimonia l’impegno dell’Europa a essere un leader globale nella lotta contro i cambiamenti climatici, proponendo soluzioni basate su una sovranità condivisa tra gli Stati membri, soprattutto in materia di politica ambientale e gestione del cambiamento climatico.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Middlebury College, GFA Consulting Group, Las Empresas Verdes, SlideShare

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