Quando la pittura si congiunge alla poesia
Un ricordo dell’artista urbinate Mario Logli è un dovere morale nei confronti dell’artista, dell’uomo, dello sportivo, ma soprattutto del suo amore per Urbino. Pesaro Capitale italiana della Cultura nel 2024 ha reso omaggio a uno dei maggiori protagonisti della scena artistica della seconda metà del Novecento, Mario Logli, che, con i suoi paesaggi marchigiani (da Urbino alla costa adriatica, Recanati e Loreto), ha unito bellezza rinascimentale e stupore metafisico.
Nato nel 1933 a Urbino, trascorse gran parte della sua vita a contatto con palazzo Ducale e i torricini del Laurana. In Logli, che ha avuto una parentesi pesarese e milanese, ha sempre dominato una personale iconografia in bilico fra il Surrealismo e la raffinatezza rinascimentale urbinate. Famose le sue isole volanti alla Magritte, ha superato la concezione dello spazio e del tempo. Anna Maria Ambrosini Massari e Mattia Giancarli, curatori della mostra, hanno scritto: “Con la sua pittura, Logli ha saputo custodire le tradizioni e i costumi della sua terra d’origine e, parallelamente, interpretare con personalità ed energia le sfide più complesse della sua contemporaneità fino a questioni come quella ecologica e della tutela del patrimonio culturale, che hanno anticipato i tempi”.
L’esposizione
Con la grande mostra di Mario Logli a Palazzo Mosca, Pesaro, per la prima volta, ha riunito
le opere provenienti dalla collezione della famiglia e dal deposito dell’ateneo di Urbino, in relazione ai suoi modelli di riferimento, Renè Magritte, Giorgio De Chirico e Osvaldo Licini. L’elemento costante in Logli è la fantasia onirica dei suoi personaggi, quel profondo legame con il Surrealismo di Breton, ma anche immagini e ricordi urbinati della sua infanzia. Ma importante in lui è stato l’impegno ecologico fin dagli anni Settanta, quando le sue tele si riempiono di invasori, entità robotiche, che simboleggiano l’inquinamento. Nell’Isole volanti Logli si avvicina al grande fotografo Mario Giacomelli. Ma accanto alla passione per l’arte ne aveva anche un’altra: il tennis. Trascorreva interi pomeriggi a giocare in sfide amichevoli a Pesaro.
«Il Più urbinate degli urbinati»
Grande amicizia fra lo scrittore e poeta urbinate Umberto Piersanti e Mario Logli. Piersanti definiva Logli il più urbinate degli urbinati e profondamente amico di Paolo Volponi. Piersanti, nato a Urbino nel 1941, ha insegnato all’Università feltresca Sociologia della letteratura. Numerose sono le sue raccolte poetiche come “La breve stagione”, “Nel tempo che precede”, “L’albero delle nebbie”. È anche autore di quattro romanzi. In lui la poesia si collega con l’attualità della memoria e rimanda in modo evidente alle grandi fonti classiche e alla tradizione otto-novecentesca italiana. Vi si colgono echi di Pascoli, Ovidio, Carducci e Leopardi in una rielaborazione intima eppure oggettiva. Trai temi affrontati le Cesane del Montefeltro, la campagna, il paesaggio e la natura. Poi le radici storiche e familiari, il figlio Jacopo autistico.
Paolo Montanari
Foto © Udite Udite, CentroPagina













