InVerse – Italian Poets in Translation alla JCU

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Un festival unico nel suo genere che celebra 20 anni di attività alla John Cabot University

Siamo così giunti alla nona edizione di InVerse – Italian Poets in Translation, festival fondato nel 2005 dai docenti della John Cabot University Brunella Antomarini, Berenice Cocciolillo e Rosa Filardi.
L’evento si è svolto presso l’Aula Magna Regina della John Cabot University in via della Lungara 233 a Trastevere.

Vent’anni di poesia e traduzione

Questo festival, unico nel suo genere, da vent’anni con cadenza biennale offre spazio alle grandi voci della poesia italiana contemporanea e ai suoi autori emergenti. Nasce così l’antologia bilingue InVerse, pubblicata dalla John Cabot University Press e disponibile sia nelle università americane che in Italia.

La lettura delle poesie è stata affidata agli autori stessi, ai traduttori e ai lettori.
Ai traduttori, la professoressa Cocciolillo ha rivolto un ringraziamento speciale, definendoli: «shadow hero, eroi ombra della letteratura spesso dimenticati» e che invece «hanno lavorato a stretto contatto con gli autori».

In questi vent’anni di attività, «è stato possibile creare un grande archivio delle poesie italiane del nuovo millennio», ha dichiarato la professoressa Antomarini.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche a Franco Pavoncello che, come ha sottolineato Cocciolillo, «ha supportato la fondazione di InVerse 20 anni fa e ha permesso a oltre 130 poeti, a volte molto giovani, di farsi conoscere».

Tematiche moderne e classiche

Le poesie affrontano tematiche moderne e classiche, creando un vero e proprio dialogo tra le epoche. Presente e passato si mescolano, discutono e sintetizzano in un’orchestrazione di suoni e immagini. Secondo la poetessa Sara Ventroni, presente nell’antologia: «le immagini sono un pretesto che il poeta usa come necessità per scrivere qualcosa. È come giocare con le mani con la lava o con il ghiaccio: in entrambi i casi è qualcosa che ti brucia».

Non mancano riferimenti al Novecento italiano e alla poesia della quotidianità, con richiami alle piccole cose, spesso considerate scontate. Il poeta Francesco Dalessandro, con le sue immagini bucoliche e i rimandi al mondo classico, riflette:
«la poesia oggi non so in che stato viva. Forse, un giorno – ma spero di no – sarà ChatGPT a produrre poesie. Già oggi, se gli chiedessimo di tradurre Keats, ci fornirebbe un’ottima traduzione. Ma sarebbe leggibile? Io credo di no. Non credo che l’intelligenza artificiale possa sostituire il poeta perché l’IA è priva di anima».

Voci nuove e tradizione

Gli autori e le autrici selezionati per l’antologia offrono stili e tematiche molto diversi, spaziando dalle questioni sociali contemporanee alle riflessioni autobiografiche tra meditazione e spiritualità. La giovane Prisca Brancaille afferma: «la poesia attraversa la mia interiorità, è un modo di raccontare il mio io attraverso la terra».

Questa antologia rappresenta un esempio di lavoro collegiale, reso possibile dalla sinergia tra poeti, traduttori, editori e lettori.

Sono presenti nell’antologia:
Mariasole Ariot, Prisca Baccaille, Carlo Bordini, Gherardo Bortolotti, Fiammetta Cirilli, Francesco Dalessandro, Vincenzo Frungillo, Rahma Nur, Fabio Pusterla, Silvia Righi, Gabriele Stera, Fabio Teti, Francesco Maria Tipaldi, Sara Ventroni, Piergiorgio Viti.

I traduttori:
Christopher Schwarten, Berenice Cocciolillo, Jasmine Garcia, Catherine Schoenfeld, Brunella Antomarini, Andrew Rutt, Elena Buia Rutt, Lauren Sunstein, Jennifer Panek, Andrea Casson, James Cascaito, Elisa Aceri, Grimaldi Donahue, Riccardo Pugliese.

 

Flavio Quintilli e Sabrina Fantauzzi

Video © Eurocomunicazione

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