Esperienze di pre-morte (NDE) tra scienza, coscienza e spiritualità

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Di fronte alla morte l’enigma della condizione umana raggiunge il suo culmine

Sabato 18 ottobre presso la Casa Bonus Pastor, ex seminario minore della diocesi di Roma si è svolto un convegno nazionale sulle esperienze di pre-morte. Si tratta del primo evento in Europa riconosciuto dal ministero della salute sul tema in oggetto e il primo convegno scientifico in Italia.

Organizzato dal dottor Sepioni, medico d’urgenza e direttore scientifico dell’evento, è stato coordinato dalla società scientifica Simedet (Società italiana di medicina diagnostica e terapeutica) e ha affrontato il tema complesso e affascinante delle NDE (Near Death Experiences) e delle OBE (Out of Body Experiences).

L’insieme dei relatori si è presentato cospicuo e eterogeneo: medici specialisti di diverse discipline, qualche giornalista, un fisico, un docente di teologia pastorale sanitaria e un cappellano ospedaliero e soprattutto una testimonianza clinicamente documentata di una NDE con OBE, oggetto di una pubblicazione scientifica internazionale e poi alcuni altri testimoniritornati”.

Obiettivi del convegno

Due gli obiettivi principali del convegno: da un lato approfondire l’argomento dal punto di vista medico, neuro-scientifico, antropologico e spirituale perché il confronto tra diverse discipline può offrire spunti di riflessioni su tematiche esistenziali fondamentali come la vita, la morte, la coscienza e quello che potrebbe esserci oltre la vita. L’altra finalità è che la collettività insieme ai sanitari, medici e infermieri siano informati in maniera scientifica su un tema affascinante e complesso come l’esperienza di pre-morte affinchè nella possibilità di imbattersi in casi di NDE si sappia supportare il familiare o il paziente, al di là dei pregiudizi.

Fisiologia di una NDE

Ma come si presenta una NDE dal punto di vista medico e quali sono i suoi effetti sulla coscienza del soggetto? Nel suo intervento “fisiologia di una NDE in medicina ed effetti sulla coscienza” il dottor Sepioni , autore del libro “Al confine con l’aldilàaldilà. Esperienze di pre-morte narrate da un medico d’emergenza” definisce in che cosa consistono dal punto di vista medico. Si tratta di fenomeni descritti da soggetti che hanno ripreso le funzioni vitali dopo essere stati dichiarati clinicamente morti per assenza di attività respiratoria, cardiaca e celebrale (elettrocardiogramma e elettroencefalogramma piatti).

La letteratura medica riporta centinaia di esperienze di pazienti clinicamente deceduti che hanno raccontato di esperienze extracorporee (OBE) e di visioni dall’alto del proprio corpo privo di vita. I loro racconti sono ricchi di particolari relativi all’ambiente, alle persone presenti ai loro discorsi, dettagli poi confermati dallo stesso personale presente in sala operatoria. Durante queste condizioni di arresto delle funzioni vitali, i ricordi di chi ha un’esperienza di pre-morte sono lucidissimi e fra milioni di testimonianze molte sono le coincidenze comuni, raccolte nella scala di Grayson che serve per misurare e capire se sia di fronte a un’esperienza di premorte e di quale intensità.

I 16 parametri indicati dalla scala riguardano la percezione del tempo se lento o veloce, l’esame della vita, la preveggenza, la sensazione di pace o benessere, il senso di unità, la luce, la vividezza dei sensi, la consapevolezza di sé, la consapevolezza del proprio corpo, la percezione di un luogo diverso, la presenza di altri, la percezione di un limite invalicabile.

Rapporto tra coscienza e cervello alla luce delle NDE

Il paradosso rispetto alle concezioni correnti della coscienza sono appunto le memorie vivide e durature vissute da un cervello non vitale perché non ossigenato. L’osservazione di una coscienza lucida con inattività cerebrale spinge a riconsiderare la validità del monismo/materialismo secondo cui la sede della coscienza è nel cervello, e emergerebbe dai processi biochimici ed elettrici dei circuiti neuronali.

Il dottor Sepioni si esprime con una metafora: il cervello è come il televisore, un ricevitore, un’interfaccia che riceve e propaga segnali o onde, non il loro generatore. La coscienza è l’onda, il segnale che il televisore riceve. Qualora lo schermo si spegnesse i segnali continuano a sussistere indipendentemente dalla ricezione dell’interfaccia.

Applicando questo ragionamento ai casi di NDE, l’inattività celebrale non esclude la persistenza della coscienza. La coscienza non può essere un prodotto esclusivo dell’attività neuronale. Alla luce delle NDE, un modello alternativo coerente con le esperienze soggettive iperreali è quello della teoria idealista/nonlocale. Per essa la coscienza sarebbe esterna al cervello, infinita/eterna, senza località fisica. La fisica quantistica ne offre il quadro concettuale di supporto.

Ipotesi della “coscienza cosmica unificata” di Faggin

Il direttore scientifico sintetizzando le posizioni di van Lommel e di Faggin ha spiegato che la coscienza non può essere un prodotto delle cellule cerebrali, ma è altra cosa: è un campo quantistico con proprietà interne coerenti con l’esperienza privata. È un fenomeno quantistico privato e autoconoscibile.

Mente, stati soggettivi e fenomenologia interiore non sono riducibili alla materia. La materia non può produrre stati d’animo, emozioni, sentimenti. I pensieri e i simboli esistono solo nella mente e non in un meccanismo. Una macchina non percepisce sapori, profumi, colori; quindi la materia non può produrre esperienze di coscienza.

Secondo l’ipotesi della “coscienza cosmica unificata” di Faggin, la coscienza è una proprietà fondamentale dell’Universo, un campo che permea tutto e si separa in porzioni più piccole senza perdere l’appartenenza alla fonte originaria. L’immagine del mare e dell’onda può aiutare a capire. Le proprietà dell’onda derivano dal mare stesso e non sono da esso separabili, sebbene l’onda ne sia un elemento. Allo stesso modo la coscienza è un campo quantistico universale, ne possiede le proprietà: questo legame profondo tra la coscienza e l’universo supera i limiti percettivi umani.

Multidisciplinarietà per affrontare il grande enigma culmine della morte

Nel saluto istituzionale di avvio del convegno, mons. Fabene, segretario della Congregazione per le Cause dei Santi, ha sottolineato come le esperienze di premorte rappresentino un caso limite che richiede un approccio interdisciplinare integrando scienza medica, neuroscienze, filosofia ed esperienza religiosa.

Di multidisciplinarietà ha parlato inoltre il dottor Capuano, presidente dell’associazione Simedet. Egli ha suggerito la necessità di una strategia integrata per la gestione delle esperienze di premorte tra medici, operatori sanitari, cappellani e pazienti con la creazione di un documento attuativo da parte delle società scientifiche da presentare al ministero e all’Istituto superiore della sanità.

Anche l’avvocato Perciballi, Garante Anziani Roma Capitale, ha evidenziato la responsabilità etica, deontologica e giuridica verso la persona che ha vissuto l’esperienza di pre-morte e i suoi familiari. E ha auspicato una reale collaborazione tra i professionisti di tutte le discipline e gli strumenti della sanità digitale.

Per questa finalità, ha proseguito, si potrebbe utilizzare il fascicolo sanitario elettronico: la raccolta e l’analisi dei dati da parte di un team di scienziati può creare un database specifico per le esperienze di pre-morte. Questa raccolta sistematica può trasformare le esperienze vissute in dati scientificamente validati che supportino con risposte concrete i “ritornati”.

Tanti gli interventi

La giornalista e scrittrice, Giovetti, specializzata nelle tematiche di confine, ha tra l’altro auspicato la creazione di una piattaforma o di un canale specifico per la raccolta sicura e anonima di ulteriori testimonianze, sottolineando la importanza di ogni singolo contributo per la ricerca.

Il cardiologo dottor Savarese ha parlato della causa e degli effetti di un arresto cardiaco nei pazienti “resuscitati “. Fra  Spirito, docente di teologia pastorale sanitaria presso l’Università Antonianum di Roma ha affrontato le NDE da una prospettiva teologica, considerandone l’elemento quasi costante: la presenza di un “accompagnatore luminoso”.

Il dottor Metastasio, specializzato in psichiatria e genomica all’Università di Cambridge, ha messo in relazione il fenomeno dei NOC (stati non ordinari di coscienza) con gli stati patologici, gli abusi da sostanze e da psichedelici.                                              L’intervento del cappellano ospedaliero don Magnano si è incentrato sull’accompagnamento pastorale e religioso di chi ha vissuto una NDA, occasione di trasformazione.

La dottoressa Bighin, medico specialista in oncologia, ha affrontato il tema del ruolo delle NDE nell’accompagnamento del paziente morente e dei familiari e nell’elaborazione del lutto.

L’ingegnere Manzalini ha dato un’interpretazione del fenomeno secondo le nuove scoperte della fisica quantistica. Durante le NDE gli incontri e le percezioni non sono fisici ma risonanze/entanglement tra coscienze in uno spazio simmetrico dove la comunicazione avviene per sovrapposizione istantanea di stati.

In ultimo De Alexandris, fondatore e presidente di Nders Odv,, ha sottolineato l’importanza di creare una connessione tra chi ha vissuto esperienze di premorte e ha auspicato fortemente che vengano studiate con un approccio scientifico orientato alla cura della persona.

Le riflessioni conclusive sono state condotte dal giornalista e scrittore Benigni che ha moderato una tavola rotonda.

 

Veronica Tulli

Foto © Study Finds, Eurocomunicazione, Aleteia, Eurocomunicazione

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