99 anni dalla nascita di Carlo Maria Martini

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Carlo Maria Martini

Esplora l’esistenza del biblista gesuita, guida ambrosiana per oltre due decenni, promotore di pace con ebrei e laici, esperto di Scritture antiche fino al ritiro in Terra Santa

Ricordare la figura del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo cattolico e teologo italiano a 99 anni dalla nascita, è un dovere morale e civile non solo per il suo impegno pastorale, fu arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002 e uomo di profonda cultura teologica, ma soprattutto perché fu un uomo del dialogo tra le religioni a cominciare dall’ebraismo, che definiva “fratelli maggiori“.

Dunque Carlo Maria Martini, pur preferendo agli alti incarichi vaticani, il silenzio del deserto nel suo ultimo periodo di vita, è stato un protagonista della chiesa post-conciliare e di quell’ecumenismo che con Papa san Paolo VI e poi san Giovanni Paolo II, ha trovato una oficializzazione nella Settimana del dialogo interreligioso.

La vita

Nacque a Torino il 15 febbraio 1927, dall’ingegnere torinese Leonardo Martini originario di Orbassano e da Olga Maggia. Venne battezzato una settimana dopo la nascita nella parrocchia dell’Immacolata Concezione di Borgo San Donato, il quartiere dove trascorse l’infanzia e l’adolescenza. Fin da bambino Carlo Maria ebbe degli interessi biblici. «Mi misi a cercare nelle biblioteche di Torino una traduzione italiana del Nuovo Testamento completo. Trovai edizioni dei Vangeli, ma facevo fatica a trovare un’edizione completa dal Nuovo Testamento tradotto dal greco. La trovai solo dopo parecchie ricerche. Avevo allora circa undici, dodici anni».

Nel 1944 all’età di 17 anni entrò nella Compagnia di Gesù, presso la casa religiosa di Cuneo e compì gli studi presso l’Istituto Sociale di Torino. Sulla sua vocazione Carlo Maria Martini sostenne: «Dovrei porre due momenti: quello della mia scelta religiosa, che risale a un tempo lontano; è la prima intuizione che Dio è tutto, e tutto può chiedere. Io vivevo nell’ambiente dei gesuiti, e scoprivo la loro dedizione completa, e la sentivo come la radice di ogni decisione possibile. Ma mi accorgo che dopo molti anni ho un pò come riscoperto l’aspetto evangelico, che cosa significa portare la buona novella tra la gente del Mondo».

In Carlo Maria Martini domina il principio della missionarietà che svilupperà insieme a severi studi teologici. Conseguì infatti il dottorato in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1958, con una tesi dal titolo Il problema storico della Risurrezione negli studi recenti. In questa tesi esplora il limite tra fede e storia, analizzando la risurrezione di Gesù non come un evento osservabile direttamente, ma attraverso testimonianze e l’analisi dei testi.

Il primo viaggio in Terra Santa

Nel 1959 Carlo Maria Martini compì il suo primo viaggio in Terra Santa visitando luoghi archeologici come studioso. Nel 1960 curò una nuova edizione del Nuovo Testamento in greco e latino. Dopo un periodo di insegnamento a Chieri, tornò a Roma e, nel 1966, si laureò in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico con la tesi “Il problema della recensionalità del codice B alla luce del papiro Bodmer XIV”. In questo celebre studio Carlo Maria Martini analizza la relazione tra il Codex Vaticanus (B) e il papiro Bodmer XIV (P75) (II-III secolo). La stretta somiglianza dimostra che il testo del Codice B nel Vangelo di Luca non è una recensione tardiva, ma una tradizione testuale antica e accurata.

La scoperta, importante quanto i manoscritti del Qumran, data il papiro Bodmer XIV (P75) intorno al 200 d.C. o prima e contiene ampie parti di Luca e Giovanni ed è il risultato sorprendentemente simile al testo del Codice B. Martini con una intuizione geniale dimostrò che le varianti testuali uniche o caratteristiche del Codice B sono già presenti nel papiro P75. Questo sposta la datazione della forma testuale molto più indietro, indicando che rappresenta un testo molto vicino all’archetipo, affidabile e non pesantemente modificato da un redattore del IV secolo. Negli anni Sessanta Carlo Maria Martini divenne prima docente di critica testuale e poi nominato rettore presso il Pontificio istituto biblico, incarico che manterrà fino al 1978.

Rapporti e collaborazioni

Visitò in quegli anni molte volte Gerusalemme e divenne amico di Shemaryahu Talmon, rettore dell’università ebraica di Gerusalemme, con cui instaurò una serie di rapporti e collaborazioni arrivando anche a scambi interculturali, per meglio conoscere il Mondo e la cultura ebraica.

Nello stesso periodo diventò uno dei cinque studiosi riuniti in un comitato internazionale per curare una nuova edizione critica del Nuovo testamento greco. Negli anni successivi Carlo Maria Martini ebbe altri incarichi prestigiosi, fino alla nomina di rettore della Pontificia Università Gregoriana.

Arcivescovo di Milano

Per Carlo Maria Martini i ventidue anni di episcopato a Milano, iniziati il 29 dicembre 1979 su nomina di san Giovanni Paolo II, furono la sua maggiore gioia esistenziale. Il 10 febbraio 1980 Carlo Maria Martini prese possesso dell’arcidiocesi ambrosiana e disse facendo a piedi ingresso al Duomo: «Vengo da lontano, come Paolo, con titubanza». Nel 2001 il cardinale scrisse nella lettera pastorale: «Mi riconoscevo nella confessione di Pietro: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore; sperimentavo infatti un senso di indegnità e di confusione, percepivo tutta la mia fragilità e inadeguatezza, ma insieme nutrivo la fiducia in Dio».

Fin dall’inizio la sua attività pastorale venne caratterizzata dalla ricerca di un contatto personale con tutte le realtà umane della diocesi, camminando da solo per le vie di Milano e servendo la minestra ai barboni nel rifugio di fratel Ettore sotto la stazione centrale. Nel novembre dello stesso anno avviò nella diocesi la pratica della scuola della parola. Carlo Maria Martini, il grande teologo, andava spesso a trovare le famiglie bisognose, si fermava a cena da loro e lavava i piatti.

Gli anni del terrorismo

Nel 1980, il suo primo anno da vescovo, caddero uccisi dai brigatisti il magistrato Guido Carlo Maria MartiniGalli, il giornalista Walter Tobagi. Ma in questo clima di tensione come cardinale visitò il gruppo di terroristi detenuti nel carcere milanese di San Vittore iniziando un dialogo con coloro che intendevano dissociarsi o pentirsi della loro scelta. Sempre nel 1983 fu scelto come interlocutore dai militanti di Prima Linea in una “conferenza di organizzazione” che si tenne nel carcere Le Vallette di Torino. Martini fu simbolo di pace e riconciliazione e indusse i terroristi ad abbandonare le loro ultime armi in possesso. La consegna delle armi venne preannunciata a Martini da Ernesto Balducchi, leader dei Comitati comunisti rivoluzionari e con una lettera speditagli il 14 maggio.

Un gesto generoso del cardinale che accelerò la fine della lotta armata e contribuì a dare speranza e un nuovo progetto a migliaia di giovani incarcerati. Il rinnovamento per Martini nella società deve passare per il rinnovamento dell’uomo e che la Chiesa deve facilitare. Un altro momento significativo del cardinale fu l’iniziativa della Cattedra dei non credenti nel 2002, rivolta a tutti i “pensanti” senza distinzione di credo. Nel 1990 tenne un discorso civile alla Città di Milano, soffermandosi sul tema “i milanesi e l’Islam“, dove alla base di tutto vi doveva essere l’integrazione. L’anno 2000 vide a Milano la nascita del Natale degli sportivi voluto da Martini con il mondo professionistico sportivo e non diocesano.

L’11 luglio 2002 vennero accettate dal Papa le dimissioni del cardinale Martini per sopraggiunti limiti di età, al compimento dei suoi 75 anni.

Il periodo di Gerusalemme

Dal 2002 al 2007 il cardinale Martini visse prevalentemente a Gerusalemme, seguendo l’insegnamento di Charles de Focauld. Qui riprese i suoi studi biblici. In questi anni corrispondenti al periodo duro della Seconda Intifada, incontrava personalmente molti pellegrini. Per ricordare gli anni da lui trascorsi a Gerusalemme per il suo impegno per il dialogo con il mondo ebraico, sulle sponde del lago di Tiberiade, è sorta una foresta a lui dedicata, inaugurata nel giugno del 2013. Martini rientrò in Italia nel 2008, presso la casa dei gesuiti a Gallarate. Ormai malato da tempo fino alla morte. «Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio».

La morte di Carlo Maria Martini avvenne a Gallarate il 31 agosto 2012.

 

Paolo Montanari

Foto © Vatican News, Croce-Via, Biblical Archaeology, Wikipedia

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