Ha trasformato la macchina fotografica in uno strumento di comunione tra i Papi e il Popolo di Dio
Noi giornalisti della Sala Stampa Vaticana ci eravamo abituati a incontrarlo alle Udienze Generali del mercoledì, mentre saliva di corsa sui gradini antistanti la Basilica di San Pietro, con al collo le sue due macchine fotografiche. Il suo affrettarsi ci avvertiva che il Pontefice stava arrivando, e Francesco Sforza era subito pronto a scattare per coglierne l’apparire.
Per anni il fotografo Sforza è stato una figura silenziosa, discreta, appartata, che ha colto con i suoi scatti incontri memorabili di sovrani, regine, imperatori e capi di Governo con i Papi che ha servito in quarantotto anni di fedele servizio.
Il cav. Francesco Sforza è andato in pensione ai primi di novembre. Ha iniziato con Paolo VI, poi il breve pontificato di Giovanni Paolo I, durato 33 giorni, quindi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco e ora Leone XIV. Ha iniziato a lavorare con il grande fotografo Arturo Mari nel 1977.
Sforza ha raccontato, con milioni di immagini, gli incontri e i viaggi dei Pontefici, gli abbracci alla povera gente, agli immigrati provenienti dai più lontani Paesi del Mondo, ma anche gli incontri con i potenti della Terra. Una presenza discreta, quasi invisibile, mai invadente, sempre capace di cogliere l’abbraccio fraterno del Papa con i patriarchi. Sforza è stato per tanti anni, con le sue macchine fotografiche, l’occhio elettronico dei Papi e del popolo di Dio: incrociava con i suoi obiettivi le immagini del successore di Pietro.
I suoi scatti raccontavano la Chiesa
Ha raccontato, con il suo strumento di comunicazione, l’incontro di Papa Francesco con i detenuti a Regina Coeli, con i bambini e i rifugiati nel campo profughi di Lesbo; ha scattato foto in Iraq e ai confini del Mondo. Nel congedarlo, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha espresso parole di grande apprezzamento per la professionalità dimostrata dal cav. Sforza: «grazie per aver insegnato al Mondo come vedere la bellezza della Chiesa, la sua misericordia, la sua speranza. Grazie per ogni scatto che è divenuto preghiera».
Ho avuto modo di incontrare Francesco Sforza qualche anno fa, in occasione del Premio Ratzinger in Sala Clementina. Rimase colpito dalla mia piccola macchina fotografica Nikon Coolpix rossa, mentre scattavo alcune foto che avrei poi inviato al mio giornale.
Gli dissi: «Sei un grande fotografo», e lui di rimando: «No, tu sei un ottimo fotografo, perché quella piccola macchina fa foto eccellenti», facendomi comprendere quanto ben si intendesse di strumenti fotografici. Poi, quando ci si incontrava, ci si salutava fuggevolmente.
Tra i ricordi di Sforza di cui si ha conoscenza, il più istintivo e generoso è stato il regalo di una macchina fotografica usata a un ex senzatetto, che l’ha poi utilizzata per documentare la vita dei senzatetto intorno alla Basilica di San Pietro. Ha raccontato al Mondo i dodici anni del pontificato di Bergoglio e lascia ora il testimone al fotografo Simone Risoluti.
Chi era Arturo Mari, predecessore di Francesco Sforza
Arturo Mari è conosciuto come il fotografo ad personam per conto de L’Osservatore Romano. Classe 1940, ha svolto la sua attività per ben cinquantuno anni, dal 1956 al 2007, lasciando poi il testimone a Francesco Sforza. Anche lui ha seguito sei Pontefici, da Pio XII a Benedetto XVI.
Fu avviato alla carriera fotografica dal padre, che sin da giovanissimo lo iscrisse a una scuola per fotografi e operatori. Vinse diversi concorsi interni e attirò l’interesse di Giuseppe Dalla Torre, direttore de L’Osservatore Romano, che era alla ricerca di un fotografo. Nel 1956 fu integrato nella redazione del quotidiano della Santa Sede: sue le prime immagini di Pio XII.
Nell’ottobre del 1958, desideroso di ritrarre l’appena eletto Giovanni XXIII, decise di forzare i sigilli della porta d’accesso al conclave non ancora concluso; salì sino alla Sala Regia, dove venne fermato dal Camerlengo Tisserant, che lo minacciò di scomunica se avesse proseguito nel suo intento. Poi perdonato grazie all’intervento dello stesso Roncalli.
Arturo Mari è stato testimone dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 e cedette gratuitamente alle agenzie di stampa le sue fotografie, che fecero il giro del Mondo.
Giancarlo Cocco
Foto © Vatican News, Instagram, Storie credibili













