Il giorno di San Martino, storia, fede, tradizioni e meteorologia

0
600
Il giorno di San Martino

Martino, il soldato reso immortale dalla storia e dall’arte per aver scelto un gesto di compassione anziché d’indifferenza

La bellezza senza tempo di quella scena di carità, che richiama alla mente l’Ecce Homo, nell’atto della clamide tagliata a metà per rivestire “Colui” che era povero e nudo presso la porta di Amiens, in Francia, si deve al racconto che lo storico romano Sulpicio Severo ne fa nel suo “piccolo libro”, libellus, come lui stesso lo definisce all’inizio del suo scritto, Vita Martini, vita di Martino. A ciò si deve infatti la celebrità dell’autore e parte della fama e della divulgazione del culto di Martino di Tours, il soldato divenuto poi vescovo per acclamazione e di fatto il modello più antico dei monaci d’Occidente.

È uno dei santi più venerati di tutto l’Occidente medioevale nonché uno dei santi patroni della Francia, noto anche come l’Apostolo delle Campagne della Gallia cristiana, cui fu il primo patrono in assoluto. La Gallia del tempo di Martino e di Sulpicio infatti attraversa il passaggio dal paganesimo al cristianesimo con la conseguente distruzione ed erezione di edifici, pagani da un lato e adatti allo sviluppo della vita cristiana, chiese, monasteri, sedi episcopali dall’altro. Sulpicio narra, ad esempio, di come, per la santità della sua predicazione, i pagani, «essi stessi, rivelata loro la luce della verità, abbattevano i propri templi».

Sulpicio scrive quando Martino è ancora vivente, garanzia questa, di una più probabile autenticità della biografia e presenta, in appena ventisette brevi capitoli, la vita e il percorso umano e spirituale di Martino. Nella narrazione si nota, pur tra insegnamenti e pratiche che di primo acchito potrebbero ai più sembrare idealizzate o eccessive, un nucleo autentico di storicità, essendo questa biografia redatta dall’incontro diretto dei due personaggi contemporanei, Sulpicio Severo e Martino di Tours.

Il Libro Vita Martini

L’opera, pubblicata nel 397, mentre Martino era ancora in vita – morirà però l’otto novembre di quello stesso anno – porta in sé il duplice obiettivo dell’edificazione morale per il lettore e dell’apologia verso il Martino, ancora vivente e del suo stile di vescovo, è infatti al contempo monaco, taumaturgo ed evangelizzatore. E, per tali motivi, oggetto di polemiche da parte di alcuni suoi contemporanei, per la sua vita passata di soldato e per la sua presente vitarivoluzionariadallo stile ascetico. Alla morte del santo l’opera agiografica sarà poi completata, con ulteriori scritti, tre “Epistulœ” che trattano particolari della morte e i funerali di Martino l’undici novembre e della sua potenza taumaturgica contro detrattori contemporanei, e tre libri di “Dialogi”, genere molto apprezzato nell’antichità, nei dieci anni che seguirono la morte di Martino, e che contengono per lo più testimonianze documentabili sulle virtù ascetiche e taumaturgiche del Santo.

Un avvenimento letterario

Il suo scritto sarà l’archetipo della biografia agiografica latina che fisserà pertanto, per molti secoli avvenire, le linee di un certo modello di santità cristiana che integra Scritture e Nuovo Testamento, specialmente in un avvenimento letterario di primaria importanza. Si trova così ad essere in un certo qual modo quasi un punto di contatto tra due stili; le antiche tradizioni del genere “bios”e la prima opera con cui si inaugura lo stile dell’agiografia medioevale, che poi porterà alla composizione della Legenda Aurea.

Martino prega e predica, istruisce e riconcilia, ammonisce, esorta, opera miracoli, libera dagli errori della superstizione, vince il male, è quindi il santo più popolare che la Francia abbia avuto nell’antichità e particolarmente nel Medioevo. Onorato dai re dei Franchi, costituitone patrono dopo il pellegrinaggio di Clodoveo alla sua tomba nel 506, secondo il racconto lasciatoci dal suo successore all’episcopato di Tours, Gregorio vescovo, storico e scrittore, Martino ha percorso instancabilmente anche le zone rurali più lontane lasciando così un’impronta significativa nella memoria collettiva di molti Paesi europei.

Il protagonista da soldato imperiale a soldato di Cristo

Nato intorno al 316/317, Martino è originario della Città di Sabaria in Pannonia (l’attuale Ungheria), al tempo una frontiera dell’Impero romano d’Occidente. Il padre era un militare e quando venne promosso al rango di tribuno si trasferì con la famiglia a Pavia. Martino trascorse quindi la sua fanciullezza in Italia ricevendo l’educazione tipica romana. I suoi genitori erano pagani, nonostante ciò Martino iniziò a conoscere ed interessarsi al cristianesimo in giovane età.

A quindici anni, secondo l’usanza, fu arruolato nella cavalleria della guardia imperiale prestando servizio in Francia sotto l’imperatore Costanzo e poi sotto il Cesare Giuliano (Vita II,1). Non ufficialmente cristiano, conduceva però la sua vita già più come monaco che come soldato, umile, paziente, uso alla frugalità, integro quindi dai vizi comuni negli uomini d’armi. Sembra che trascorse tre anni nella milizia prima di divenire cristiano.

Il giorno di San MartinoSecondo la biografia, dopo l’episodio del mantello fece un sogno e «dopo aver contemplato una simile visione, si affrettò a farsi battezzare» dopodiché il racconto di Sulpicio continua con il servizio militare. In verità, dopo il battesimo, la cronologia degli eventi della vita di Martino, sembrano mostrare una discrepanza o quanto meno lasciare nel vago la durata del suo servizio militare. Sappiamo dei vincoli di amichevole cameratismo con un tribuno, come pure che, appena si presentò la circostanza opportuna, chiese il congedo direttamente a Cesare per divenire definitivamente soldato di Cristo.

Da allora ha inizio il suo apostolato, prima in Italia, Milano, quindi nell’isola di Gallinara, fino alla notizia di ritorno dall’esilio del vescovo Ilario a Poitiers. Qui si ritira nuovamente a vita eremitica a Ligugé, da cui poi venne chiamato a Tours, luogo in cui svolse per ventisei anni, dal 371 al 397, fino alla sua dipartita, un’intensa azione apostolica.

Leggenda e tradizioni

Una leggenda tramanda che immediatamente dopo il gesto di carità e condivisione con quel povero infreddolito il mantello tornò integro e, secondo la tradizione, il cielo si schiarì e la temperatura si fece inaspettatamente mite. Ciò sta all’origine dell’espressione “Estate di San Martino“, un fenomeno meteorologico reale che si intreccia misticamente con questo episodio (noto in climatologia come “singolarità”).

Alcuni giorni di tepore, una sorta di ricompensa divina, a voler riscaldare anche i corpi, oltre ai cuori, del santo e del povero mendico e che in vero, statisticamente, ricorre intorno all’11 novembre, caratterizzando un temporaneo rialzo delle temperature dopo i primi freddi autunnali.

Un rito che unisce generazioni

La stabilità climatica poi favoriva la decantazione e la chiarificazione del vino nelle botti, per cui alla memoria e alla celebrazione religiosa di San Martino l’11 novembre si legano varie tradizioni rurali e proverbi.  La leggenda e vita del santo si uniscono a un momento cruciale del ciclo agricolo come ad esempio l’ultima aratura o la semina del grano e vive oggi in tradizioni, fiere e momenti convivali in Italia come anche in Europa.

A san Martino, si sa, ogni mosto diventa vino. La data odierna, memoria di San Martino di Tours, vescovo, segna infatti da sempre il via a una nuova annata vinicola in cui il processo di vinificazione, iniziato con la vendemmia di settembre/ottobre, giunge a una fase di maturazione tale da consentire l’assaggio del vino novello. E quindi come da proverbiale saggezza, “a San Martino si spilla la botte e si assaggia il vino” perché in questi giorni, “dal ribbolir dei tini“, la fermentazione è sufficientemente avanzata da permetterne l’apertura e la degustazione del “vino nuovo”, sebbene poi la sua piena maturazione richieda tempi più lunghi.

Un messaggio sempre attuale

Una festa ricca di significati quindi, un’occasione in cui elementi religiosi e laici si mescolano, dove Martino è e rimane, nelle menti e nei cuori dei fedeli così come nell’iconografia cristiana, più che il singolare monaco-vescovo sbaragliatore di idoli pagani, confessore della vera fede o taumaturgo/esorcista – il miles, l’uomo, che ha diviso il suo «semplice mantello di soldato, nel pieno d’un inverno che si irrigidiva più aspramente del solito», con il povero nudo, comprendendo interiormente, «che era riservato a lui». Un messaggio sempre attuale di forza generosa che unisce vita e ritmi della natura e che travalica i secoli.

 

Adamo De Palma

Foto © latestatamagazine.it, poderesanpierino.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui