Al suo esordio romanzesco l’artista visivo, scrittore e attivista serbo riflette sui mali del nostro tempo
Parte da una riflessione shakespeariana sulla follia e sulla natura umana l’esordio narrativo di Dejan Atanacković, artista visivo serbo fortemente impegnato nell’attivismo politico. Il fool, come nel King Lear, è la nostra coscienza, metafora della saggezza smarrita. L’ospedale psichiatrico di Belgrado fornisce l’appiglio storico alla narrazione, è un microcosmo che garantisce salvezza dall’insensato ruggire del primo conflitto mondiale.
Lusitania, questo il titolo del libro (Bottega Errante, tr. di Valentina Marconi), è un labirinto costruito con minuzia, fatto di innumerevoli intersezioni, una scatola magica senza via d’uscita. Atanacković riesce a farci presentire la complessità del Mondo tramite uno stile multiforme, in grado di accostare il romanzo al saggio. In quest’ottica l’ambientazione nella casa del senno perduto richiama alla mente il Zauberberg di Thomas Mann, con la sua capacità di rendere tangibile il dissidio fra il tempo soggettivo e il tempo storico mediante una narrazione colma di digressioni e derive saggistiche.
La Torre del dottore
Il libro è la storia di un’utopia, di uno Stato immaginario chiamato Lusitania fondato da un gruppo di esclusi. L’idea della Torre del dottore origina da un luogo realmente esistito, quell’ospedale psichiatrico di Belgrado ancora oggi visibile nella sagoma di una rovina irrecuperabile. La follia coincide con la libertà, con l’assenza dei vincoli imposti dalle norme societarie. Il nome ha una doppia origine: da un lato richiama il transatlantico britannico affondato dalla Germania nel 1915, mentre dall’altro evoca la regione della penisola iberica che resistette a lungo alla conquista dei romani. Uno Stato basato sulla solitudine, l’unico valore coltivato dai cosiddetti folli. Lo stigma della pazzia è una punizione per aver aperto gli occhi di fronte alla menzogna.
La Lusitania nasce “dall’esclusione, dall’altrui paura della malattia”. La sua base è il conflitto fra progresso e follia. La stupidità lo circonda, la società di coloro che si considerano sani, mentre in realtà non lo sono affatto. La vera dicotomia, dunque, è quella fra ragione e stupidità. La follia viene rinchiusa da secoli, mentre “la stupidità viene sempre celebrata con sfarzo”. In quest’ottica le cose sono destinate inevitabilmente a peggiorare. Nuovi Stati origineranno da guerre sanguinose e, essendo nati dall’odio, saranno forieri di nuovi conflitti. La visione di Atanacković è impregnata di profondo pessimismo anche se non esente dall’impulso, forse utopico, a voler cambiare lo stato delle cose.
Il folle sopravvissuto
Il naufrago Teofilović, sopravvissuto all’affondamento del Lusitania, dà il nome al nuovo Stato. Una figura inquietante che sembra sbriciolarsi al proprio avanzare, rivolta ad un mondo che si frammenta e si rimpicciolisce sempre più, degno abitante del regno dei folli.
La caduta in un mondo minuscolo ricorda l’analoga fissazione di uno scrittore enorme come Robert Walser, la cui opera letteraria si è a poco a poco occultata nei cosiddetti microgrammi, consegnati di recente alle stampe anche nel nostro Paese. L’idea dello scrittore che si sottrae al mondo, sparendo letteralmente, non è nuova. Basti ricordare l’opera di Vila-Matas, autore in grado di vergare libri composti da note a piè di pagina, commenti a testi fantasmatici e del tutto peculiari. I personaggi camminano come acrobati in bilico sul filo teso fra l’esistenza e la scomparsa, tanto che si dubita della loro effettiva realtà. Eppure, alla fine, la finzione è più credibile della vita stessa.
Vasilij Arnot: permanenza nella morte
Riflessioni sulla vita e sulla morte conducono Atanacković a parlare della tassidermia, un tema già esplorato dal premio Nobel Olga Tokarczuk in I vagabondi. L’imbalsamazione simboleggia il desiderio di immortalità, spinge a guardare dentro il corpo senza poter raggiungere l’interiorità più autentica. Atanacković, come la sua collega, ama perdersi in derive narrative, frammentando la scrittura in innumerevoli correnti carsiche, che sprofondano ed emergono a sorprendere il lettore. A questo l’autore aggiunge una fantasia degna di Lewis Carroll, che arricchisce il testo di figure bizzarre non lontane dall’immaginario di E.T.A. Hoffmann, come la curiosa guida-coniglio.
Il Museo di Storia Naturale di Belgrado commissiona a Vasilij Arnot la creazione di una scena sul modello dei diorami parigini al fine di evidenziare il legame culturale fra il giovane Regno di Serbia e l’Europa occidentale, provocando lo sdegno violento degli artefici del colpo di stato militare, alleati dell’Impero russo, in seguito al quale il re viene assassinato. Tematiche di pressante attualità in Serbia, dinamiche che ancora oggi operano il loro influsso sulla nostra tormentata Europa.
L’attivista e lo scrittore
Nelle pieghe di un romanzo colmo di fantasia, Atanacković parla del nostro tempo e delle sue storture, dell’insensatezza di ogni guerra e dell’affermarsi dei più anacronistici regimi totalitari. Il potere opera una deliberata distorsione della memoria come alimento del nazionalismo. Il cittadino, spinto verso il baratro di un eterno vittimismo, diviene strumento docile nelle mani dei governanti. L’odio verso gli altri, considerati responsabili dell’attuale situazione, è la leva che può condurre a rinnovati conflitti.
La Serbia è attualmente in balia delle grandi potenze mondiali e di pericolosi interessi economici. Un Paese nel quale l’informazione libera sembra essere una rarità, profondamente diviso, uno Stato del quale sappiamo troppo poco, ma certamente cruciale nei fragili equilibri balcanici.
Lo scrittore non fa mistero riguardo la propria avversione nei confronti dell’attuale Governo e del suo presidente. Gravato da vari procedimenti penali, più volte arrestato durante manifestazioni di protesta, non rinuncia a denunziare la corruzione politica, pur conscio delle conseguenze alle quali può andare incontro. Un uomo coraggioso, oltre che un artista di indubbio valore.
Sua la bella ed evocativa copertina del libro, allusiva della natura animale dell’uomo. Ognuno ha in sé una fiera nascosta. Non riuscire ad occultarla agli occhi della società provoca persecuzioni e arresti. “Non si risparmia nessuno, perché a ogni essere umano viene insegnato fin da quando è piccolo a legare, torturare e uccidere con grande entusiasmo gli altri esseri a lui più vicini perché non gli ricordino ciò che nasconde in sé”. Il richiamo è a Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson. La paura di sapere che in un istante possiamo trasformarci in qualcosa di mostruoso condiziona i comportamenti dell’uomo. L’odio viene reindirizzato verso l’esterno, generando crimini e conflitti che non avranno mai fine. La vita è una rappresentazione caotica della quale gli attori hanno dimenticato le battute, e che nessun suggeritore potrà salvare dalla catastrofe.
Riccardo Cenci
Foto © Riccardo Cenci













