Brexit, il Parlamento approva il “rinvio breve” al 30 giugno

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Ma prima servono la ratifica di Westminster all’accordo ottenuto dalla May e l’approvazione all’unanimità del Consiglio europeo. Altrimenti slitta tutto di un anno

14 Marzo 2019 | di | Europa - Eventi - Politica

Il Parlamento britannico ha approvato con una netta maggioranza di 412 voti favorevoli e 202 contrari l’estensione dei termini dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ovvero un “rinvio breve” della Brexit. Nei giorni scorsi erano stati invece respinti dalla Camera dei Comuni sia l’accordo ottenuto dal lungo negoziato di Theresa May con l’Unione europea, sia l’ipotesi no deal, l’uscita dall’Europa senza condizioni.

May BrexitLa data in cui la Brexit diventerà esecutiva slitterebbe dunque dal 29 marzo al 30 giugno, ma prima dell’ufficialità servono due passaggi fondamentali e per nulla scontati, anzi. Entro il 20 marzo Westminster sarà chiamato per la terza volta al voto di ratifica sull’intesa con l’Ue, in caso di esito positivo il Consiglio dell’Unione europea si incontrerà il 21 e 22 del mese per proporre ai 27 Stati membri l’approvazione all’unanimità delle richieste britanniche.

Difficile però che Downing Street riesca a limare in così poco tempo i punti dell’accordo che non vengono digeriti da buona parte della stessa maggioranza.

Su tutti la questione backstop, il ripristino del confine tra Eire e Irlanda del Nord – rimanendo la prima nell’Ue – dopo la loro abolizione con gli Accordi del Venerdì Santo del 1994, quando fu posta fine alla drammatica epoca di terrorismo. A essere favorevoli sono gli stessi unionisti nordirlandesi, parte dell’alleanza di governo. Il Dup infatti guarda più a Londra che a Dublino e non gradisce la transizione di circa due anni prima che la frontiera venga effettivamente riattivate, pattuita dalla May con l’Ue.

Donald TuskUna terza bocciatura del piano May spingerebbe il Regno Unito a chiedere una proroga più lunga, di circa un anno, affinché si ottenga un compromesso condiviso da tutte le parti per una Brexit più ordinata. Tutto mentre le elezioni europee si avvicinano ed è improbabile che la matassa si sbrogli entro la fine di maggio, quando i cittadini saranno chiamati alle urne. L’unica carta in mano alla premier May è puntare proprio sulla situazione di incertezza, per cui l’intesa attuale sarebbe sicuramente migliore di un salto nel buio. Ma finora il deterrente non ha funzionato.

Da Bruxelles e dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk arrivano segnali distensivi, anche se la decisione dei 27 «sarà determinata da elementi di valutazione concreti», afferma Tusk. Secondo quanto dichiarato dalla Commissione europea i fattori decisivi sono «la lunghezza del rinvio proposta» e le sue «motivazioni», convincenti abbastanza da giustificare uno sforamento oltre le europee.

May brexitDowning Street ha almeno scongiurato un emendamento presentato dai laburisti Hilary Benn e Yvette Cooper, europeisti convinti, che hanno provato a sottrarre il ruolo negoziale al governo per attribuirlo al Parlamento. Appena due i voti di scarto, con 314 no contro 312 sì. No anche all’emendamento voluto dal leader del Labour Party Jeremy Corbyn, su un rinvio della Brexit che porti a un «differente approccio». Nessuna apertura nemmeno su  un eventuale secondo referendum sulla Brexit. Netto il no all’emendamento trasversale, 335 i no e solo 85 i sì, con i laburisti che hanno preferito astenersi.

E dalla Casa Bianca, dove ha incontrato il primo ministro irlandese Leo Varadkar, anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump interviene sulla Brexit, rimproverando Theresa May. «Non ha ascoltato i miei consigli», afferma il Tycoon, rimarcando come i negoziati debbano «andare avanti ma in maniera diversa». Comunque nessuna ingerenza degli Stati Uniti sulla Brexit, garantisce Trump.

 

Raisa Ambros

Foto © newslocker.com; usnews.com; bbc.co.uk; telegraph.co.uk

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