La guerra più breve della storia: quella tra gli inglesi e sultanato di Zanzibar, nel 1896

Curiosità della Storia Europea (2)

La guerra solo igiene del mondo” scriveva nel secolo scorso il futurista Filippo Tommaso Marinetti e, forse, visti i numerosi conflitti che hanno segnato la storia di ogni popolo e continente ci deve pur essere qualche verità.

Ci sono state guerre lunghissime come quella famosa dei “Cent’anni” tra inglesi e francesi nel XI secolo per arrivare a quella dei “Trent’anni” che sconvolse l’Europa centrale nel XVI secolo, mai però quanto quella combattuta in Cile tra i coloni spagnoli e la popolazione autoctona dei Mapuche, durò ben 335 anni, si avete capito ben, più di tre secoli.

Ma se ci sono guerre così lunghe ci sono state guerre assai brevi e anche in tempi recenti, ricordiamo, tra le tante, la famosa “Guerra dei 6 giorni” del 1966 combattuta e vinta da Israele contro le nazioni arabe.

Eppure la più breve guerra mai combattuta in tutta la storia risale al 1896, esattamente il giorno 27 agosto, tra gli inglesi e il sultanato di Zanzibar e durò esattamente… 38 minuti!

Cominciamo dall’inizio di questa che, come vedremo, non fu, purtroppo, una guerra da operetta, anche se brevissima.

In quell’epoca le grandi potenze europee avevano come politica estera quella di avere più possedimenti nelle varie parti del globo.

Dove arrivavano piantavano la loro bandiera e quella terra diventava loro e, proprio quando erano liberali, concedevano la gestione del potere ad un politico fantoccio. La Gran Bretagna era il simbolo di questa politica coloniale.

Tra il 1887 e il 1892 la presenza delle potenze europee in Africa Orientale si intensificò in maniera tale che il sultanato di Zanzibar perdette a poco a poco tutti i possedimenti sul continente, specie nell’odierna Tanzania, che passarono a Gran Bretagna, Germania e alla nostra giovanissima

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Italia che ebbe la cessione più o meno forzata di Mogadiscio nel 1905.

Anche la stessa isola di Zanzibar, strategica per le rotte mercantili, fu contesa per diverso tempo fra queste potenze e solo con il trattato del 1890, Heligoland-Zanzibar, la Germania accettava di non interferire con il Regno Unito nell’acquisizione del controllo dell’isola.

Gli inglesi, assai magnanimi, lasciarono il potere di Zanzibar ai sultani omaniti, ma obbligarono di avere un proprio consigliere a corte che di fatto avrebbe controllato la successione al trono. Fin qui tutto era andato molto bene, l’isola si era consolidata nei traffici portando pace e prosperità e il governo di Sua maestà allargava la sua influenza nell’Africa equatoriale.

Tutto bene, dunque, fino al fatidico 25 agosto del ’96.

Quel giorno morì improvvisamente il sultano Hamad bin Thuwaini aprendo l’ascesa legittima al trono di suo nipote Kalid bin Barghash.

Ma questi non era visto di buon occhio dagli inglesi che a lui preferivano Hamud bin Muhammed, molto più malleabile alle mire espansionistiche di inglesi.

La pretesa, pur legittima di Kalid, dunque, non piacque, anzi, gli inglesi considerarono questo atto come un casus belli e inviarono subito un ultimatum all’erede al trono di ritirarsi dalla pretesa al trono e di abbandonare immediatamente il palazzo reale.

Khalid, per nulla impressionato, ma con la voglia di far valere i suoi diritti e quelli del suo popolo, riunì subito la sua guardia personale ed eresse barricate all’interno del palazzo, difeso anche altri da 2800 uomini, reclutati tra la popolazione civile, insieme alla a diverse centinaia di servi e schiavi dell’Harem.

I difensori avevano diversi pezzi di artiglieria e mitragliatrici che erano stati posti davanti al palazzo dopo l’avvistamento delle navi britanniche.

Il giorno 27, come prestabilito, gli inglesi non avendo ricevuto segnali dal giovane sultano per una sua resa incondizionata, aprirono, esattamente alle 9.02, il bombardamento dal mare che colpi subito il palazzo reale neutralizzando in pochi minuti qualsiasi resistenza armata.

In verità ci fu anche una piccola azione navale con l’affondamento del yacht reale e di due imbarcazioni più piccole.

La reazione a questo micidiale attacco fu assai debole da parte di ciò che restava dell’esercito zanzibariano, mentre i marinai inglesi si dirigevano verso la reggia.

La bandiera del sultanato di Zanzibar che sventolava sul palazzo fu ammainata e il fuoco cessò alle 09:40, come risulta dai registri di bordo.

Abbiamo detto che, nonostante la rapidità degli scontri, non fu una guerra da operetta: l’esercito del sultano subì una perdita di circa 500 vittime per non contare i feriti più o meno gravi, mentre da parte inglese fu ferito solo un marinaio.

Khalid ricevette asilo dal consolato tedesco, prima di fuggire nell’Africa orientale tedesca dove visse fino alla fine dei suoi giorni.

Da quel giorno, fino al fino al 1963, Zanzibar rimase sotto il controllo britannico, poi sotto la spinta della decolonizzazione dell’Africa, Londra concesse l’indipendenza al sultanato, che divenne per breve tempo una monarchia costituzionale. Ma l’anno successivo, il 12 gennaio, avvenne sull’isola una rivolta che pose fine al sultanato e istituì una repubblica di stampo socialista.

Una curiosità che forse è proprio nella natura dell’isola, anche questo conflitto durò pochissimo, appena nove ore.

Antonello Cannarozzo

 

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