Attacco alla democrazia e alla libertà d’informazione

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L’Europa e le nuove sfide poste dal fondamentalismo islamico

Simbolo dell’essenza stessa della democrazia, l’informazione libera è l’ultimo baluardo di un’Europa nella quale le istituzioni vengono sovente messe in discussione, una realtà che appare logorata dalla corruzione, dai divari sociali sempre più ampi, dalla crescente sfiducia dei cittadini nei confronti di chi li governa.

Il recente attentato al settimanale Charlie Hebdo ci ricorda che siamo tutti dalla stessa parte della barricata, che dobbiamo difendere la libertà e la pluralità dell’informazione contro ogni forma di fanatismo e intolleranza.

Ciò premesso, occorre evitare di cadere nella trappola tesa dagli estremisti, sfuggendo la radicalizzazione dei conflitti. L’Europa non è in guerra con l’Islam, ma solamente con una certa categoria di persone che usa il pretesto della religione per scopi eversivi.

Mentre Papa Francesco insiste giustamente nel dialogo con le autorità religiose islamiche, alcuni politici alimentano il fuoco dell’odio e della violenza a fini puramente elettorali. Il leghista Salvini ad esempio invita il Santo Padre ad occuparsi dei cristiani sterminati nel mondo, piuttosto che intessere un dialogo con l’Islam. Un punto di vista che, nella sua logica di scontro totale fra due mondi distinti, fa chiaramente il gioco dei terroristi.

Dal canto suo, approfittando dell’onda emotiva seguita agli attentati, Marine Le Pen invoca un referendum sulla pena di morte, istigando gli animi all’odio. Una proposta che, fra l’altro, non avrebbe alcun effetto sugli jihadisti, proverbialmente animati da una mentalità sacrificale e autodistruttiva. I nazionalisti evocano lo spauracchio dell’invasione islamica, per creare un clima da nuove crociate. Proprio questo è il pericolo più grave, quello di abbandonarsi ad un sospetto diffuso, di cedere all’odio indiscriminato e cieco, che alimenta a dismisura il terrore.

Come giustamente afferma il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, ora è il momento del lutto e del silenzio, necessaria premessa all’elaborazione di nuove strategie, di un nuovo programma di lotta al terrorismo. Occorre certo riflettere sugli errori dell’Occidente, lavorare a fondo sugli scenari politici internazionali, rivedere le politiche migratorie in vista di una gestione più attenta e oculata di un fenomeno che sta assumendo dimensioni preoccupanti.

Identificare ogni musulmano come un potenziale terrorista sarebbe un errore grave. Altrettanto vero è che le politiche di integrazione stanno rivelando tutte le loro debolezze. Così come negli Stati Uniti la questione razziale è lungi dall’essere risolta, come dimostrano le recenti tensioni e i fatti di sangue che si verificano con preoccupante frequenza, così in Europa una integrazione reale dello straniero resta, in molti casi, un’utopia.

Questo è il compito più arduo che attende la UE nel prossimo futuro: garantire principi democratici per tutti, preservare le proprie radici nel rispetto della pluralità delle culture, restituire fiducia nelle istituzioni, fornire opportunità concrete alla popolazione, gestire i fenomeni migratori evitando di ergere nuovi muri, garantendo nel contempo la sicurezza del proprio territorio.

Riccardo Cenci

Foto © European Community, 2015

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