Pe: inserire l’educazione di genere nei programmi scolastici

La relatrice Rodrigues: «Stiamo ancora vivendo in un’Europa disuguale. Le donne continuano ad essere un obiettivo primario per la discriminazione e la violenza»

Il 60% dei diplomati all’interno dell’Unione europea è costituito da donne. Questo è un fatto. Nelle università europee soltanto il 20% dei docenti è donna. Questo è un altro fatto, che cozza evidentemente con la percentuale precedente. Per non parlare del dato che registra, nel 2012, un solo rettore su dieci, in tutta Europa, di sesso femminile.

Se volgiamo lo sguardo all’universo lavorativo, le cose non migliorano. Nel 2013 il divario retributivo di genere era del 16% e quello sulle pensioni del 39%. Anche il tasso di occupazione parla chiaro: 58,5% per le donne contro il 69,9% per gli uomini.
I numeri, in questo caso, sono eloquenti, e raccontano una società che ha ancora molta strada da percorrere per arrivare ad una reale parità fra i generi. Parità che passa attraverso un abbattimento degli stereotipi come, per esempio, quello per il quale le donne sarebbero naturalmente più “portate” per alcune materie piuttosto che per altre. Parità che si raggiunge quando si abbatte il divario fra istruzione e inserimento professionale, che attualmente fa registrare il paradosso per cui, sebbene le donne siano maggiormente istruite, a tre anni dalla laurea, in percentuale si registrano più uomini assunti nei posti di lavoro. Parità che non può non esigere un adeguamento dei salari visto che attualmente le donne sono ancora ricompensate meno degli uomini per le loro qualifiche professionali, oltre che meno rappresentate in alcune specifiche posizioni come quelle della scienza, dell’ingegneria o del management.

Liliana RODRIGUESSono tutti dati che mostrano in modo chiaro come l’Europa debba ancora lavorare molto in quanto a parità di genere, ed uno dei luoghi deputati a svolgere questo compito è senza dubbio la scuola. È lì che si formano gli adulti di domani che si auspica possano costruire un Europa in cui donne e uomini abbiano davvero le stesse opportunità sia in ambito accademico che professionale.

Il Parlamento europeo sembra aver capito l’urgenza di questo tema, tanto da ritenere necessaria una risoluzione non legislativa (dunque senza vincoli per gli Stati membri) sull’Emancipazione delle ragazze attraverso l’istruzione nell’Ue. La risoluzione, presentata in questi giorni, è stata approvata a Strasburgo con 408 sì, 236 no e 40 astensioni. In essa si afferma la necessità di adottare misure sulla parità di genere a tutti i  livelli del sistema di istruzione, compresa la promozione e la formazione degli insegnanti, così da porre fine agli stereotipi di genere e riuscire ad abbattere il gap fra formazione e sviluppo professionale delle donne.

La relatrice, Liliana Rodrigues (S&D) ha commentato: «Stiamo ancora vivendo in un’Europa disuguale. Alcuni progressi sono stati compiuti, ma le donne continuano ad essere un obiettivo primario per la discriminazione e la violenza. Credo che la scuola svolga un ruolo fondamentale nel cambiare questo stato delle cose». «La mia relazione – ha spiegato la  Rodrigues – mira a garantire l’uguaglianza e l’emancipazione delle ragazze attraverso l’educazione, rispettare la Convenzione di Istanbul come strumento per prevenire la discriminazione di genere».

20150302PHT28806_originalSi tratta di obiettivi ambiziosi ma assolutamente necessari per fare in modo che le nuove generazioni non debbano più subire il fardello di disuguaglianze, discriminazioni o sessismo. A questo scopo, i deputati dell’Europarlamento nella risoluzione hanno suggerito di inserire l’educazione di genere nei programmi scolastici. Gli insegnanti dovrebbero dunque ricevere un’apposita formazione in materia di parità, i programmi e i libri di testo, inoltre, dovrebbero venire attentamente esaminati affinché al loro interno non ci sia spazio per stereotipi o contenuti di tipo sessista.

Inoltre, si legge nella risoluzione, «il Parlamento Ue incoraggia gli Stati membri a considerare la possibilità di rendere obbligatoria l’educazione sessuale per tutti gli alunni nelle scuole primarie e secondarie». Questo tipo di educazione sarebbe volta ad insegnare a bambini e ragazzi il valore del rispetto e della reciprocità all’interno di una relazione. Infine, i deputati «invitano la Commissione a sostenere l‘inserimento di informazioni obiettive sulle questioni relative alle persone LGBTI nei programmi scolastici, per combattere la violenza e la discriminazione di genere, le molestie, l’omofobia e la transfobia, in tutte le loro forme, comprese le forme di cyber-bullismo o molestie online».

La relazione del Parlamento europeo rappresenta un primo passo verso un percorso che si prospetta certamente complicato, poiché deve fare i conti, fra l’altro, con i diversi approcci dei singoli Stati membri all’argomento. Senza considerare che spesso, anche all’interno dei singoli Paesi, iniziative di questo genere si prestano a facili strumentalizzazioni politiche, che rischiano di spostare l’attenzione dal centro del problema. È infatti innegabile che un Paese che si voglia considerare “civile” non può prescindere da una reale parità di genere, ovvero una parità che trovi riscontro nei fatti, nei dati e nelle percentuali che attualmente, come si è visto, non forniscono riscontri positivi.

 

Valentina Ferraro
Foto © European Parliament

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