James Tissot, amico degli impressionisti e cantore dell’alta borghesia inglese

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L’esposizione al Chiostro del Bramante riscopre un pittore dal respiro europeo, trovando inoltre un importante momento di confronto con De Nittis

Un dandy dalle grandi aspirazioni spirituali, personaggio mondano e amante del lusso ma anche capace di recarsi per ben tre volte in Palestina per una pressante esigenza trascendente, tanto apprezzato in vita quanto negletto dopo la morte, James Tissot (1836-1902) rappresenta ancora oggi un enigma difficilmente districabile. Pittore veramente europeo, in bilico fra Francia e Inghilterra, fra conservatorismo e istanze moderniste, sfugge alle facili classificazioni essendo di volta in volta conformista e mistico, apparentemente disimpegnato eppure socialmente coinvolto. A far luce sulla sua complessa personalità ci prova la bella esposizione allestita al Chiostro del Bramante, la prima che il nostro Paese dedica a questo artista poco noto al grande pubblico.

Esordisce all’ombra del Salon, producendo opere di ambientazione medioevale o rinascimentale, non immuni da suggestioni preraffaellite. Nel Ritratto della signorina L.L. (1864) si accosta per la prima volta a una composizione dal carattere moderno, pur debitrice nei confronti di Ingres. Amico di Degas, Whistler e Manet, “sente” l’impressionismo ma se ne tiene distante, sviluppando uno stile di originale realismo, attento alla preziosità del dettaglio. Il successo gli arride, e lo proietta immediatamente nell’élite del proprio tempo.

ow0-g69gRNB-ENITioWghjP4adgFfuZya8sRk0-qALkOpere come La scala (1869) ben rappresentano il carattere ambiguo della sua pittura. Una giovane donna vestita di bianco scruta attraverso una vetrata, tenendo fra le mani un libro e una lettera, il cui contenuto resta misterioso. Perché ha interrotto la lettura ma, prima di aprire la missiva, sente il bisogno di guardare all’interno della sala? Vuole forse sincerarsi di essere sola? Domande destinate a restare senza risposta. Tutto quello che riusciamo a cogliere è il carattere intimo della scena, il senso di attesa venato da un vago timore.

L’interesse per il Giappone, del quale fu un antesignano, si concretizza in un nudo magistralmente eseguito. La giapponese al bagno (1864) mostra una modella dai tratti ben poco esotici, portatrice di un erotismo sufficientemente addomesticato, in linea con il gusto delle classi dominanti. Nulla a che vedere con gli effetti che le stampe del Sol levante avranno sull’arte di Van Gogh.

La mostra offre poi un’interessante occasione di confronto con De Nittis. Entrambi sono magistrali interpreti della modernità parigina. L’italiano parte da Barletta con pochi soldi in tasca e un biglietto di terza classe. Fatica ad adattarsi, ma in seguito emerge nella grande città cosmopolita. Nel 1870 compra un villino in una delle grandi arterie alberate di Parigi, un luogo urbano inesauribile fonte di ispirazione, ma anche una consacrazione definitiva del suo talento. Non a caso di lì a breve De Nittis verrà ammesso nel salotto di Mathilde Bonaparte, il più esclusivo e ambito della Ville lumière.

NWiUpj83_M7VETQKgs2lgXwwKDoJXJbDS7bFGzLMW_gDefinito il “pittore delle parigine”, De Nittis sposa una moglie francese, quella Léontine Gruvelle la quale, a detta di molti, fu determinante per il suo successo. Modella, amante e donna di grande senso pratico, saprà svolgere un ruolo fondamentale nelle vicende del pittore di Barletta. Molto diversa la Kathleen Newton di Tissot, giovane e avvenente irlandese già divorziata e madre di due figli illegittimi, la quale incarna l’immagine di una vera e propria musa ispiratrice.

Entrambe diventano fulcro dell’esperienza artistica. Kathleen muore di tisi nel 1882, a soli ventotto anni. Tissot la raffigura con una tenerezza immensa ne La convalescente, i tratti del viso che sfumano perdendosi nell’incertezza di una fine imminente. Léontine sopravvive invece al suo amante. De Nittis muore infatti nel 1884, nel pieno vigore delle sue forze creative.

Scattanti, sensuali e sfuggenti le donne di De Nittis, sovente colte in pose teatrali, non esenti da un sottile humour quelle di Tissot. Eppure, al di là di una cifra stilistica certamente diversa, entrambi condividono un gusto per l’espressione malinconica che sembra parlare di un tempo perduto, di un presente che sta per svanire irrimediabilmente.

V2czWEzuvAuDix_T1GnJL-VQ-SDCiIpUJh6jG1wToosSovente tacciati di superficialità, questi artisti hanno certo glorificato un’epoca, concedendo a volte troppo al gusto dominante, ma ne hanno anche saputo intravedere il tramonto. Colpevoli di essersi rivolti verso il lato mondano del proprio tempo, i vari Boldini, Corcos e De Nittis ci hanno lasciato una testimonianza imprescindibile, senza la quale la nostra conoscenza della cosiddetta Belle Époque risulterebbe mutila e incompleta.

Ma torniamo a Tissot. La sua personalità appare sostanzialmente individualista, eppure il fervente patriottismo lo coinvolge nella difesa di Parigi durante la guerra con la Prussia. Fallite le istanze libertarie, non può far altro che espatriare in Inghilterra. Vi resterà undici anni, lasciando un segno indelebile sull’evoluzione della pittura d’oltremanica.

Apparentemente non trova alcuna difficoltà ad assecondare il gusto britannico. In breve diviene il cantore dell’alta borghesia, dei suoi rituali immutabili. I soggetti tratti dalla vita quotidiana esaltano il suo talento di osservatore minuzioso, non immune da una certa ironia che lo avvicina ad Hogarth. Si pensi alla scena raffigurata in Rivali (1876-78). Una donna, con le fattezze dell’amata Kathleen, riceve due anziani spasimanti nell’ambientazione surreale di un’enorme serra (quella della casa di St. John’s Wood) raffigurata con minuzia di particolari. I due uomini paiono trattenere a stento il desiderio dietro il fragile paravento delle convenzioni, mentre la donna seguita a sferruzzare a maglia quasi indifferente. Un quadretto di genere estremamente ironico nei confronti della ricca società londinese.

Tissot è certo un pittore di successo. La divulgazione delle sue opere attraverso stampe gli dona una fama enorme e un grande benessere economico. Dopo la morte di Kathleen il suo interesse per l’incisione sfuma. Trascorre gli ultimi anni della sua vita viaggiando in Medio Oriente e in Palestina. Temi religiosi prendono il sopravvento. Non a caso la sua versione illustrata della Bibbia, rimasta incompiuta, ottiene una enorme risonanza.

Diviso in otto diverse sezioni tematiche, il percorso espositivo aspira introdurre il visitatore nelle atmosfere dell’epoca, fra tralci fioriti e frasi tratte dalle opere dei maggiori scrittori del tempo, uno fra tutti Marcel Proust.

Riccardo Cenci

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James Tissot

Chiostro del Bramante

dal 26.09.2015 al 21.02.2016

Orari: dalle 10.00 alle 20.00

sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00

Biglietti: intero € 13,00 ridotto € 11,00

Catalogo: Skira

www.chiostrodelbramante.it/info/james_tissot/

Immagini

In evidenza:

James Tissot
Il ponte dell’HMS Calcutta (Portsmouth)
1876 circa
Olio su tela, 68,6×91 cm
Londra, Tate
© Tate, London 2015
In alto:
James Tissot
La giapponese al bagno
1864
Olio su tela, 208,92×124,46 cm
Londra, Tate
© Musée des Beaux-Arts de Dijon
Al centro:
Giuseppe De Nittis
Signora in giardino
1883
Pastello su carta intelata, 140x60cm
Collezione privata
Courtesy Galleria Berman, Torino
In basso:
James Tissot
La convalescente
1880-1882
Olio su tela, 90,20×68,30 cm
Musée Baron Martin, Gray
© Cliché Studio Bernardot – Musée Baron
Martin – France
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Riccardo Cenci
Riccardo Cenci. Laureato in Lingue e letterature straniere moderne ed in Lettere presso l’Università La Sapienza. Giornalista pubblicista, ha iniziato come critico nel campo della musica classica, per estendere in seguito la propria attività all’intero ambito culturale. Ha collaborato con numerosi quotidiani, periodici, radio e siti web. All’intensa attività giornalistica ha affiancato quella di docente e di scrittore. Ha pubblicato vari libri (raccolte di racconti e romanzi). Attualmente lavora come Dirigente presso l’Enpam.

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