Brexit, sorpresa: resteranno alcune regole Ue

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Da Londra diramate le prime linee guida in caso di mancato accordo con l’Unione europea. Problemi soprattutto per banche, carte credito, commercio

Come una specie di manuale online per i britannici in caso fallissero i negoziati per l’uscita dall’Europa comunitaria. Il Regno Unito ha presentato le prime 25 note tecniche, su un totale di circa 84 previste entro la fine di settembre, di un piano dedicato all’impatto e alla gestione di una eventuale rottura delle trattative senza accordo con l’Unione europea. Londra avverte che le imprese affronterebbero maggiori vincoli doganali e i cittadini britannici rischierebbero costi più cari sui pagamenti con carta di credito e problemi alle frontiere. Il ministro alla Brexit, Dominic Raab, ha dichiarato che Londra adotterebber una serie di regole dell’Unione europea nel caso di “no deal“, per consentire le importazioni dal blocco comunitario, e ha chiesto che Bruxelles faccia la stessa cosa per i beni britannici in ingresso nell’Ue. Ha anche definito «improbabile» lo scenario di un mancato accordo.

Tra le misure previste c’è l’allineamento sui farmaci, riconoscendo i test europei, per cui Londra ha chiesto reciprocità all’Ue. Il governo ha chiesto anche alle compagnie farmaceutiche di stoccare forniture addizionali per sei settimane rispetto ai livelli consueti, per la durata di tre mesi. I britannici vengono avvertiti poi di possibili “maggiori costi e tempi di elaborazione più lentisulle transazioni in euro, e del fatto che «il costo dei pagamenti con carta tra Regno Unito e Ue probabilmente aumenterà». Dovranno probabilmente spendere di più per lo shopping online – non si sarà più soggetti all’iva leggera – mentre i pagamenti internazionali non saranno più esenti daldivieto di sovrapprezzo” secondo le regole Ue, che impedisce alle aziende di addebitare ai consumatori l’utilizzo di alcuni metodi di pagamento. Il sovrapprezzo, vietato dall’Unione europea a gennaio, nel 2015 è costato ai britannici una cifra pari a 185 milioni di euro.

Le imprese vengono avvertite che potranno dover affrontare costi doganali aggiuntivi e che dovrebbero valutare di acquistare software adeguati o avvalersi di spedizionieri doganali. Meglio perciò l’assistenza di società specializzate per l’aumento di burocrazia e adempimenti, anche in vista dei dazi che potrebbe imporre l’Ue. Il governo rassicura poi gli agricoltori sul fatto che continuerà a pagare loro i sussidi attualmente legati all’Unione europea, avvertendo però al contempo i produttori di alimenti organici che i loro prodotti dovranno essere certificati da un organismo riconosciuto dall’Ue, per poter essere venduti nel blocco. Visto poi che la questione del commercio transfrontaliero tra l’Irlanda del Nord – parte del Regno Unito – e la Repubblica d’Irlanda è una delle più controverse nei negoziati sulla Brexit, le ditte britanniche che commerciano con l’Irlanda dovrebbero «considerare se occorrerà un parere del governo irlandese sui preparativi che è necessario fare» in caso di mancato accordo.

Il governo ha avvertito i clienti in tutto lo Spazio economico europeo che non sarebbero più in grado di utilizzare i servizi delle banche di investimento con sede nel Regno Unito, mentre i contratti transfrontalieri potrebbero non essere più validi. Le banche possono evitare tali problemi istituendo filiali Ue – cosa che molti istituti di credito hanno già iniziato a fare. I servizi finanziari contribuiscono a più di un quarto delle esportazioni di servizi britannici verso l’Unione europea, con un valore di 27 miliardi di sterline (30 miliardi di euro) su 90 miliardi nel 2016. Nascerebbe poi Un’Autorità per la tutela commerciale per le imprese britanniche con reclami, in sostituzione della Commissione europea. «Continueremo ad applicare controlli doganali altamente automatizzati, basati sui rischi mirati all’intelligence».

Dunque la “Guida su come prepararsi alla Brexit se non ci sarà accordo” sono dei consigli “pratici e proporzionati” articolati in 25 documenti rivolti a varie categorie, dalle finanze alle farmacie, dagli agricoltori ai ricercatori nucleari, dagli imprenditori ai lavoratori dipendenti, dagli studenti ai pensionati. Beninteso, la “priorità assoluta” del governo conservatore resta quella di arrivare a un compromesso sostenibile, a un divorzio amichevole con Bruxelles, ha fatto sapere Raab, successore di David Davis, che l’8 luglio scorso è uscito sbattendo la porta dal governo di Theresa May insieme al ministro degli Esteri Boris Johnson contro l’ipotesi di una “soft Brexit”. Tuttavia, ha ricordato Raab, «dobbiamo prepararci anche a prendere in considerazione l’alternativa», cioè quella “no-deal hard Brexit” temuta da molti.

Il Labour Party di Jeremy Corbyn da tempo evoca l’immagine della “catastrofe” e lancia preventivamente lo strale della «totale incapacità negoziale» al governo May nel caso fallisse il negoziato. Toni variegati ma stesse fosche tinte nei moniti della first minister scozzese, Nicola Sturgeon, e gallese, Carwyn Jones, come dalla Confindustria (Cbi) e dagli imprenditori agricoli (Nfu), dai sindacati dei lavoratori (Tuc) fino al governatore della Bank of England, Mark Carney. Il neoministro Raab ha però anche voluto tagliare corto su quelle “folli affermazioni” che arrivano a prospettare carenze di cibo. «Lasciatemi assicurare, al contrario di certe folli affermazioni, che potrete ancora godervi un club sandwich dopo la Brexit e non ci sono piani per schierare l’esercito per assicurare l’approvvigionamento di viveri».

 

 

Elodie Dubois

Foto © London loves Business, People’s Journal, Time

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