Romania, la politica ciclica o il cane che si morde la coda

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Il nuovo governo Orban richiederà la fiducia il prossimo 24 febbraio. Ma quali sono le motivazioni della sua caduta e quella dei precedenti esecutivi?

È caduto il Governo! Ancora una volta? E adesso cosa accadrà?

Prima di rispondere alle domande di sopra sarebbe utile fare un’incursione negli ultimi tre anni di storia politica romena. In questo periodo la Romania ha avuto il Governo Grindeanu (Partito Sociale Democratico, dimesso con mozione di sfiducia), il Governo Tudose (Partito Sociale Democratico, autodimesso), il Governo Dăncilă (Partito Sociale Democratico, dimesso con mozione di sfiducia) e il Governo Orban (Partito Nazionale Liberale, dimesso il 5 febbraio con mozione di sfiducia dopo essersi insediato solamente lo scorso 4 novembre).

La Romania sta attraversando ultimamente momenti politici unici e, forse per alcuni, completamente inaspettati. La politica è stata molto presente negli ultimi cinque, sei anni grazie alla società civile molto attenta e sveglia ma anche perché la popolazione ha reagito spesso alle limitazioni dei diritti e della democrazia provate, a volte anche votate, dal perpetuo ricambio dell’esecutivo in Romania.

La situazione governativa è stata molto volatile/scivolosa, in mano a uomini forti che si sono circondati di poche persone di fiducia e che hanno portato la giustizia indietro di oltre quindici anni, prima dell’ingresso della Romania nell’Unione europea. Non è uno scenario nuovo assolutamente nella storia (sia del Paese che dei sistemi totalitari in generale), però ciò che ha esposto invece è di un’importanza maggiore: la fragilità della democrazia romena.

Davanti all’abuso, al traffico di influenze, la legge romena in mano a pochi ma decisi si è dimostrata debole, come un’edificio construito senza il muro di resistenza, quasi pronto a crollare. L’ex presidente della Camera dei deputati Valeriu Zgonea, condannato a 3 anni e mezzo per corruzione e traffico d’influenza, ha provato con tutti i mezzi offerti dalla sua posizione a inginocchiare un intero Paese mentre dichiarava di combattere con “lo Stato parallelo”.

La sua tenacia politica con lineamenti ungheresi-turchi-russi ha funzionato fino alle elezioni europee quando oltre 18 milioni di romeni con diritto di voto (49,02%, aumento con 16% rispetto alle elezioni europarlamentarie del 2014) si sono presentati alle urne e hanno rivelato il basso supporto popolare per il suo partito che rappresentava anche con la carica di presidente. Da ricordare che fu lui stesso a manovrare le carte e, di fatto, a far cambiare ben tre governi in un solo anno, senza che l’opposizione avesse la capacità di intervenire.

Con la condanna dell’ex presidente Zgonea (che non poteva essere nominato alla tanto agognata carica di premier in quanto detenente di una condanna definitiva senza esecuzione) e presidente del Partito Sociale Democratico, il Governo ha continuato ad andare avanti nonostante le misure sociali decise fossero impossibili da sostenere a breve e medio termine senza aumentare il debito esterno e creare squilibri nei settori dell’economia. Ma il vero obiettivo era un altro: vincere le elezioni presidenziali in autunno. Il risultato ottenuto è stato opposto: la reazione popolare ha spinto l’opposizione formata da Partito Liberale (PNL) e USR (l’Unione “Salvate la Romania”) con PLUS (Partito Libertà, Unità e Solidarietà) a presentare una mozione di sfiducia. Passata con voti dei partiti pro-europei con il sostegno addiritura di alcuni (pochissimi) membri del PSD e rappresentanti delle minoranze.

Il Governo Orban (PNL) nominato dal presidente della Repubblica Klaus Iohannis (anch’esso PNL) e accettato dal Parlamento, come da Costituzione, si è confrontato da novembre 2019 con una situazione simile a quella del 2016, quando un governo tecnico vide bloccate le proprie proposte legislativi dalla maggioranza PSD e dalle minoranze nelle Camere. Casus belli quando il neo-Governo decise di assumere la responsabilità di cambiare la legge elettorale e organizzare le prossime elezioni locali (primavera) per l’elezione dei sindaci con doppio turno, per rafforzare l’alleanza con USR PLUS e indebolire la posizione di PSD nei territori dove un turno gli sarebbe favorevole. Questo implicava l’assunzione di responsabilità del Governo liberale ovvero che se non fosse stata presentata una mozione di sfiducia votata dalla maggioranza la legge sarebbe passata. Ma la mozione di sfiducia fu votata provocando la caduta del Governo dopo circa 3 mesi dalla nomina e il sacrificio della legge elettorale.

Tornando alla situazione di oggi, la caduta del Governo ha creato nuova instabilità economica e politica. La scelta del presidente Iohannis di nominare nuovamente Ludovic Orban come premier (la Costituzione non vieta la rinomina della stessa persona) mantenendo la struttura dell’attuale governo (con gli stessi ministri) rischia di ottenere nuovamente un voto di sfiducia in Parlamento. Questo porterebbe direttamente a elezioni anticipate, uno scenario che il presidente della Repubblica sostiene apertamente e che porterebbe a un capitolo completamente nuovo per la storia politica e costituzionale del Paese. A questo punto le elezioni parlamentari (previste per autunno 2020) potrebbero essere organizzate in primavera, insieme alle locali, in una sorta di election day.

Il rischio per il PSD di perdere potere, portando a inevitabili squilibri interni, sta provocando l’accanimento con ogni mezzo per protrarre le pratiche costituzionali, come il voto di fiducia, con il risultato di rimandare fino al prossimo 24 febbraio la decisione. Mentre i liberali potrebbero avere più fiducia nei sondaggi e mirare all’obiettivo di formare una maggioranza parlamentaria completamente liberale oppure alleandosi alla minoranza ungherese (UDMR). Questa scelta potrebbe essere molto pericolosa per la debole politica romena che inibirebbe la voglia di una vera e profonda riforma di tutti i settori, riproporrebbe i metodi passati portando il Paese da unadittatura rossaa unagialla“.

Da tenere a mente che il presidente della Repubblica gode tuttora di un grande sostegno pubblico ed è stato rieletto per il secondo (e ultimo) mandato alla fine del 2019. Una persona forte, che tiene in mano tante carte, che non ha nulla da perdere e appartenente al partito liberale. Un’altra alternativa da considerare è il caso che il governo liberale Orban non ottiene la fiducia dal Parlamento e venga nominata un’altra persona, che faccia da mediatore pur di avere un posto al tavolo. Potrebbe trattarsi di un rappresentante dei partiti aperti alle alleanze di destra come PLUS o USR che hanno già presentato la loro proposta per la carica al presidente Iohannis.

Un mondo di alternative da discutere, valutare e pesare. Ogni giorno in più aggiunge sulla fattura dei votanti nuovi costi e imposte in un Paese che ha bisogno di superare questa fase e prendere una strada verso il meglio, la logica, la meritocrazia tagliando piano piano i tentacoli della corruzione e delqui comando io”.

 

Daneel Olivia Trevize

Foto © Republica.ro, Digi24, pe-harta.ro

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