Da Bruxelles a Roma gli arazzi di Raffaello

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I preziosi eccezionalmente in mostra nella incomparabile Cappella Sistina presso i Musei Vaticani fino al 23 febbraio. La serie Atti degli Apostoli che il Maestro realizzò su cartoni

In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) i Musei Vaticani presentano dal 17 al 23 febbraio 2020 la Cappella Sistina adorna dei preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli che Raffaello realizzò su cartoni.

La direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta lo ha definito nella intervista “uno spettacolo emozionante”. Gli arazzi, quasi tutti di cinque metri per quattro e del peso ciascuno, come dichiarato nella conferenza stampa, di ben 60 kg, hanno richiesto una giornata e mezza per il loro montaggio e raffigurano le Storie dei Santi Pietro e Paolo tratte dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli. La loro esecuzione risale a un periodo compreso tra il 1515 e il 1519. Sono preziosi Arazzi intessuti a Bruxelles, nella bottega di Pieter Van Aelst, uno dei più famosi arazzieri del Rinascimento. Si tratta di opere importanti in quanto Raffaello, con i suoi arazzi, si confrontava con Michelangelo nello stesso ambiente, infatti gli affreschi della volta della Cappella Sistina risalgono a pochi anni prima.

Dopo i Pontefici Sisto IV (1471 – 1484)  Giulio II (1503 – 1513) che fecero eseguire il ciclo pittorico delle pareti e la volta michelangiolesca della Cappella Sistina, Papa Leone X (1513 – 1521) volle che fosse completata tramite l’arte, il messaggio religioso di uno dei luoghi più sacri della Cristianità e nel 1515 incaricò Raffaello del compito di realizzare i cartoni preparatori per una serie di arazzi, destinati a rivestire la zona inferiore delle pareti affrescate a finti tendaggi.

È opportuno tratteggiare la figura di Giovanni de Medici che salì al pontificato nel primo ventennio del secolo XVI con il nome di Leone X. Nato a Firenze nel 1475 era il secondo figlio maschio di Lorenzo il Magnifico. Fu destinato dai genitori alla carriera ecclesiastica in cui entrò giovanissimo. A tredici anni ottenne da Innocenzo VIII il titolo puramente onorifico di cardinale. Quando i Medici furono cacciati da Firenze, peregrinò in Europa e rientrò nel 1512 nella città di Firenze quando fu ristabilita la signoria medicea. Nel conclave del 1513 fu eletto papa. Memore dell’educazione umanistica che aveva ricevuto alla corte di suo padre, fu un magnifico e generoso protettore delle arti e delle lettere. Lavorarono per lui oltre Raffaello e Michelangelo, anche il Bembo, il Guicciardini, Erasmo e molti altri. Ritornando a Raffaello, fu tra il 1515 e il 1516 che il grande Maestro concepì un ciclo monumentale con le storie delle vite di San Pietro e San Paolo, i cui cartoni preparatori vennero mandati, come già accennato, a Bruxelles per la realizzazione degli arazzi presso la nota bottega di van Aelst. I dieci arazzi giunsero in Vaticano fra il 1519 e il 1521.

Per una intera settimana di febbraio,  vi sarà quindi  l’eccezionale opportunità  di ammirare, nella sede per cui furono pensati e voluti da Papa Leone X, tutti gli arazzi di Raffaello conservati nelle collezioni Vaticane. Come dichiarato dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta: «l’intenzione dei Musei del Papa è quella di condividere – a cinquecento anni di distanza –la stessa bellezza espressa dal divino Raffaello. Per comprendere pienamente questo grande Maestro bisogna venire in Vaticano». Pochi mesi prima della prematura e improvvisa scomparsa dell’artista – 26 dicembre 1519 –per la festività di Santo Stefano, i  primi sette arazzi vennero esposti alla presenza di Leone X. Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotava nel libro delle cerimonie: «A universale giudizio non si è mai visto niente di più bello al mondo» ut fuit universale juditium sunt res qua non est aliquid  in orbe nunc pulchrius.

Da Bruxelles a Roma gli arazzi di Raffaello

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Posted by Eurocomunicazione on Saturday, February 22, 2020

 

Giancarlo Cocco

Foto e video © Eurocomunicazione, Giancarlo Cocco (l’arazzo in apertura è la “Predicazione al tempio”)

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