Il Cairo, cuore della madre del Mondo (2)

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Cairo

Una Città dove il passato incontra il presente grazie a grandi opere di rifacimento ma non sempre a vantaggio degli abitanti

(La prima parte è stata pubblicata martedì 21 Marzo)

La pianta del Cairo è stata oggetto di molte ricerche culminate nel pregevole lavoro di Nicholas Warner, pubblicato nel 2005. Il documento cartografico è composto da trentuno mappe in scala metrica 1:1.250 e un catalogo descrittivo. “The Monuments of Historic Cairo” segna la prima volta in cui il significativo patrimonio architettonico della Città è mappato in pianta all’interno del contesto urbano attuale. Il lavoro riguarda il rilievo di un’area di quasi sei chilometri quadrati, dalle mura settentrionali verso sud fino alla moschea di Ibn Tulun e alla Cittadella. Documenta la situazione della Città storica che include la traccia di strade oggi scomparse. Il catalogo fornisce informazioni su oltre 500 edifici chiave situati nel nucleo storico del Cairo, includendo notizie di duecento edifici prima non rilevati, riferimenti bibliografici scientifici nonché dettagli sulla storia della conservazione di ciascuno.

Riqualificazione

Nel fianco a ovest della necropoli sorge il parco AlAzhar realizzato dalla fondazione Aga Khan e che costituisce un raro caso di intervento di recupero ambientale in questa Città. A partire dal 2005, anno della sua apertura al pubblico, la creazione del parco di 30 ettari intrapresa dall’Aga Khan Trust for Culture, si affermò come una delle migliori iniziative di introduzione di verde nelle aree degradate come modello di interesse mondiale pluripremiato. Costato circa 30 milioni di dollari il parco è stato concepito anche come fattore di sviluppo economico metropolitano. Ciò è dovuto alla natura di programma integrato di interventi e politiche di assistenza e promozione del cambiamento senza spostamento della popolazione residente recupera verde insieme alla fornitura della risorsa idrica. che, partendo da una profonda e completa conoscenza della consistenza dei beni archeologici e storici ancora presenti nell’area.

Nella volontà dei promotori il progetto comprende lo scavo e l’ampio restauro del muro Ayyubide del XII secolo e la riabilitazione di importanti monumenti ed edifici storici in un programma di sviluppo sociale: accordi di apprendistato, riabilitazione abitativa, microcredito e strutture sanitarie. Il parco è adiacente al quartiere a basso reddito di Darb AlAhmar nel quale l’organizzazione ha offerto formazione professionale e opportunità di lavoro in diversi settori come la produzione di calzature, mobili e beni turistici. I prestiti di microcredito hanno consentito ai residenti di aprire piccole attività come falegnamerie e tintorie. Come in tutti i progetti di rigenerazione urbana alcuni giovani uomini e donne residenti hanno trovato lavoro nel parco, nell’orticoltura e nei team di progetto per il restauro del muro Ayyubide.

Ammodernamento

L’aspetto tecnologico più innovativo e noto del progetto caratterizzato da un approccio multidisciplinare consiste nel modo di affrontare complesse questioni tecniche, tra cui i terreni altamente salini e l’incorporazione nel parco di tre grandi serbatoi di acqua dolce per la Città del Cairo, ciascuno di 80 metri di diametro e 14 di profondità. Inoltre sono stati piantati oltre 655.000 piante e alberi. Un altro aspetto notevole dell’iniziativa è la messa in luce del muro Ayyubide del XII secolo interrato a tal punto che si è reso necessario uno scavo per una profondità di 15 metri scoprendo un tratto di 1,5 chilometri della cinta muraria storica. Sono stati avviati i restauri della moschea Umm Sultan Shaban (XIV secolo), il complesso monumentale Khayrbek (palazzo del XIII secolo, moschea e una casa di età ottomana) e anche la Darb Shoughlan School.

Le abitazioni locali sono state ristrutturate e restituite ai proprietari con un processo di circa 50 case all’anno fino al 2007. Inoltre un programma di credito sta aiutando i privati nella riabilitazione delle proprie case.

L’Egitto, sotto il presidente Abdel Fattah al-Sisi, è alle prese con massicci lavori pubblici supervisionati dalle Forze armate ed entro il 2024 circa 70 miliardi di dollari saranno spesi solo per i trasporti, come ha affermato di recente il ministro. Molte delle iniziative rispondono a bisogni reali dopo decenni di investimenti insufficienti ma alcuni progetti hanno suscitato preoccupazione per la perdita di patrimonio culturale o la distruzione di spazi verdi già scarsi del Cairo.

Non è tutto oro quello che luccica

Maspero, nonostante gli attentati dell’Isis al consolato italiano e la strage di copti del 2011, rimane un quartiere ricco di vita e contraddizioni nel suo ruolo di downtown del Cairo, sede della televisione, del ministero della Giustizia, dell’Hilton, tutti poco distanti da piazza Tahrir centro della rivoluzione nel 2011. In questo sito dalla forma triangolare, bagnato per un lato lungo dal Nilo e opposto alla zona gentilizia dell’isola di Gezira o Zamalek, vi era un grande tessuto urbano informale di poverissime case costruite senza alcun rispetto delle norme di sicurezza che si raffrontavano ai grattacieli sul Nilo. Nonostante l’interessante masterplan di Stefano Boeri l’intero quartiere è stato cancellato nel 2018 e i suoi (probabili) ventimila abitanti spostati chissà dove.

Il CairoIl Cairo delle disuguaglianze si può vedere in tanti luoghi ma la vicenda di Maspero dimostra che una causa è il pessimo rapporto che si instaura nel recepire le soluzioni di rigenerazione urbane innestandole dall’occidente in modo troppo spesso errato e dannoso. Ciò avviene “nella miglior tradizione del Fondo monetario internazionale che da anni ha costretto l’Egitto a intraprendere la via dell’austerity e del neoliberismo selvaggio per risollevare l’economia interna con il denaro straniero. A pagare sono le classi più povere che hanno visto crollare la qualità della vita, evaporata in un tasso di povertà dilagante e la scomparsa di sussidi statali.

«Crediamo che questa sia un’eccitante opportunità di trasformare le vite delle persone che vivono nel quartiere» – è il commento di Grant Brooker, dirigente della Foster & Partners, apparso sul sito della società vincitrice dell’appalto – «e di sostenere la vibrante vita pubblica dando loro spazi verdi comuni e un posto migliore dove vivere e lavorare, mentre creiamo nuovi spazi per uffici e residenze. Lungo le sponde del Nilo, il futuro di Maspero brilla».

Troppe famiglie senza una casa

Non brilla per le migliaia di famiglie già sfrattate (circa 4.300) e che il comune ha “compensato”: 3.005 hanno ricevuto denaro, 840 contratti per una futura casa (tra non meno di tre anni, però) a Maspero e 450 il trasferimento in altre aree della Capitale. Come Asmarat nel distretto di Moqattam: 7.440 abitazioni costruite da compagnie legate all’esercito a cui ne seguiranno altre 12mila che una recente inchiesta dell’agenzia indipendente Mada Masr denunciava come enorme dormitorio slegato dalla Città, senza servizi, senza spazi verdi o luoghi di ritrovo, abbandonato a sé stesso”.

Tutti i grandi progetti di trasformazione urbana hanno come “ricetta” il mantenimento degli abitanti nel sito ma è evidente che così non è in tutti i casi e in particolare in questo in cui molto probabilmente l’atto urbanistico è spinto da un intento comunicativo di affermazione di un ordine nuovo contrario ad ogni ipotetica futura insorgenza rivoluzionaria.

«C’è chi sostiene» – come fa la studiosa egiziana Dina Wahba – «che il caso del cosiddetto Triangolo di Maspero sia un ottimo esempio per comprendere cosa è successo dopo la rivoluzione di Tahrir. In particolare, in quel mondo variegato dei subalterni, poveri della Città che della rivolta e del fermento del 2011 sono stati protagonisti anche politici. Hanno fatto, e spesso salvato, la rivoluzione. Dina Wahba va oltre, sostenendo che «la rimozione di un intero quartiere abbia un obiettivo politico: smantellare i laboratori politici e spazzare via la politica della strada». Di certo, la trasformazione edulcorata di Maspero vuole «far dimenticare Tahrir come segno della rivoluzione, allontanare i poveri dal centro del Cairo, rendere invisibile quel conflitto urbano che è stato alla base della richiesta popolare di dignità e giustizia».

Trasporti problematici

Le strade su viadotti in centro storico, il traffico. Il libro sul traffico al Cairo “Taxi” è una raccolta di racconti scritta dallo scrittore e regista egiziano Khaled Al Khamissi. Pubblicato al Cairo nel 2007, l’opera è un viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti. Primo libro scritto in dialetto egiziano.

La nuova metropolitana è un modo di affrontare il caos del traffico impossibile della Capitale egiziana. La costruzione della linea 1 è iniziata nel 1982 con il supporto finanziario del Governo francese. La prima sezione il 27 settembre 1987 poi completata nel 1989 (Helwan-El Marg) con 33 stazioni per una lunghezza di circa 43 km di cui 4,7 km sotterranei. La rete metropolitana del Cairo è stata notevolmente ampliata a metà degli anni ’90 con la costruzione della linea 2, da Shubra El Kheima all’Università del Cairo fino a Giza grazie a un tunnel sotto il Nilo. La costruzione della linea, terminata nell’ottobre 2000, successivamente estesa a El Mounib, ma è in fase di realizzazione una programmazione per i collegamento con le Città satelliti e la nuova Capitale.

La Nuova capitale amministrativa (NAC, New Administrative Capital), alʿĀṣima alʾIdārīya alGadīda, una ennesima Città satellite del Cairo in costruzione dal 2015. NAC è considerata uno dei programmi e dei progetti di sviluppo economico cui punta il Governo attuale per operare un rapido e decisivo decentramento delle funzioni di Governo centrale una volta che il traffico urbano è divenuto impossibile da governare.

700 chilometri

Il Cairo Fa parte di un’iniziativa più ampia chiamata Egypt Vision 2030, dista 45 chilometri a est del Cairo e appena fuori dalla seconda grande circonvallazione a metà strada dalla Città portuale di Suez. La nuova Capitale si sviluppa su un’area totale di 700 chilometri quadrati ed è progettata per ospitare una popolazione superiore a 6 milioni di persone. Con questo nuovo grande progetto il leader del Paese mira ad alleviare l’affollamento del Cairo trasformando la terra arida in una scintillante Città da esposizione così come tante volte in passato la costruzione di una nuova Capitale ha assunto il significato di una rifondazione nazionale a qualsiasi costo.

Non è per tutti

La NAC, appena nata, sembra essere già l’emblema della Città a controllo totale fino al punto da poter sostenere che gli egiziani non potranno nemmeno visitarla senza chiedere il permesso di farlo.

Può sembrare un atto di pianificazione compiuto dall’alto del potere governativo quasi a danno della popolazione cairota ma, a ben guardare, bisogna ricordare che a partire dal secondo dopoguerra l’evoluzione urbana di questa megalopoli è caratterizzata proprio dalla continua formazione di diverse Città satelliti legate comunque a intenti speculativi che alimentano, se possibile, la diseguaglianza sociale.

Inquinamento altissimo

La costruzione della nuova Capitale, l’ennesima nella storia dell’Egitto, non potrà arrestare la progressiva ascesa del Cairo come più inquinata al Mondo dove sembra impossibile respirare e viverci per più di una settimana a meno di farci l’abitudine. In senso assoluto è al terzo posto dopo Dehli e Pechino ma al primo se raffrontata al totale della popolazione nazionale (dati Oms elaborati da Asvis)

Ormai la conoscenza della Cairo storica è avviata da tempo dall’UNESCO e sulla base delle esperienze acquisite che dimostrano una modalità di restauro urbano incapace di innescare reali processi di rigenerazione proprio a causa della predominanza delle forze di trasformazione prevalentemente esterne ai sistemi storico culturali urbani, non sembra esistere una valida prospettiva per tutti i programmi in qualche modo legati alla dimensione internazionale. Sembra del tutto evidente che la traiettoria della rigenerazione urbana dei quartieri informali – e anche dei monumenti immersi in questi ultimi – dovrà essere in grado di spingere il cambiamento prevalentemente grazie al protagonismo delle sue stesse forze: è così anche se il livello di degrado appare oggi, come in passato, irrecuperabile.

Largo ai giovani

Quali possono essere le forze intellettuali in grado di pensare e forse anche di agire in una direzione completamente diversa da quella finora utilizzata? Un esempio è rappresentato dalle forze intellettuali giovani impegnate nel campo dell’architettura contemporanea così come dimostra la 15a mostra internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia del 2016. In quell’occasione una collaborazione tra National Organization for Urban Harmony con l’Accademia egiziana a Roma, il supporto di Eth di Zurigo e la Pennsylvania University con il patrocinio del ministero della Cultura egiziana. In questo insieme di contributi, selezionati attraverso un bando di concorso, diversi gruppi di progettazione hanno elaborato micro interventi progettuali diretti ad affrontare la problematica dell’abitare negli insediamenti informali trasformando spazi degradati in luoghi vivibili.

 

Dino Trapani

Foto © Cairo Urban Initiatives Platform, Giardini, Nile FM, Paesionline, Linkiesta

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