Una Città dove il passato incontra il presente grazie a grandi opere di rifacimento ma non sempre a vantaggio degli abitanti
Quando un italiano pensa al Cairo pensa ai suoi monumenti più celebrati: le piramidi di Giza, la Sfinge, il Museo Egizio, le piramidi di Saqqara e Menfi. Io credo che per la maggior parte di noi difficilmente la prima idea del Cairo va al patrimonio architettonico islamico: l’antica Cittadella del Saladino, la Moschea del Sultano Hassan, la Moschea di Ibn Tulun e la Moschea di Al Rifa’i, il suq di Jan el–Jalili.
Seconda nel Mondo per densità di popolazione
Chissà cosa aveva in mente Jawhar al–Siqilli (Ragusa, 911 – Il Cairo, 28 gennaio 992) il grande conquistatore a capo dei Fatimidi, nato siciliano, quando decise che era giunto il momento di fondare una sola grande Città intorno agli insediamenti allora esistenti e distanti. Sicuramente non avrebbe mai immaginato di dare inizio a un fenomeno che poi sarebbe diventato una Città centrale di più di 9 milioni di abitanti circondata da una fascia sempre più continua di centri raggiungendo un totale maggiore di 20 milioni di abitanti. Seconda solo a Lagos che nel 2023 la popolazione stimata è maggiore di 24 milioni di abitanti quando nel 1950 era di 325.218, il Cairo è l’unica megalopoli a sud del Mediterraneo più vicina alla vecchia Europa e al quinto posto al Mondo del ranking Onu nel 2018.
Il Cairo crocevia di tre continenti e baricentro di un Paese in forma di linea: l’Egitto ha confini astratti ed essenza d’acqua, l’unico vero grande fiume d’Africa, più del Congo e del Niger. Quando il Nilo bianco incontra il Nilo azzurro inizia qualcosa che darà origine, in qualche modo, a tutta la civiltà occidentale sia nel senso simbolico che in quello scientifico. La posizione dell’Egitto rispetto alla mezzaluna fertile è un arco teso a rimbalzare la cultura urbana nel Mediterraneo grazie al Delta, ai suoi villaggi, alle grandi oasi.
Tre Città in una
La sua fondazione possiamo equipararla per importanza storica alla costituzione dell’Egitto attuale perché non si trattò semplicemente di una sistemazione di un presidio militare, sia pure grande e possente, ma di una strategia fondativa nazionale, ossia puntando in modo sicuro e convinto a un sistema di interventi e grandi opere degni di una Capitale. Il “siciliano” di umili origini colloca Al-Qahira (il nome sembra dichiarare il motivo della scelta localizzativa dalla lettura degli astri evocando Marte) a debita distanza di Al-Fustat, che ricomprendeva Al-Qaṭāʾiʿ della quale l’unica traccia rimane la moschea Ibn Tulun, la più grande e affascinante della Cairo medievale. Quindi al-Qāhira (il Cairo-fondata nel 969) ha finito per incorporare ben tre Città preesistenti. Al–ʿAskar, Capitale dell’Egitto islamico e governatorato del califfato abbaside dal 750 all’868; Al–Qaṭāʾiʿ fondata nel 868 da Aḥmad b. Ṭūlūn; Fusṭāṭ, fondata da ʿAmr ibn al-ʿĀṣ nel 642 dopo aver sconfitto l’esercito bizantino.
Tutte queste città, Cairo compresa, furono splendide agli occhi di chi ci ha lasciato descrizioni e tutte furono distrutte dai conquistatori salvando solo le meraviglie che possiamo vedere oggi: la moschea di Ibn Tulùn dotata di una cupola a ogiva che sarà realizzata in Europa solo due secoli più tardi e la moschea di al-Azhar, una delle più note moschee di tutto il Mondo islamico, fondata nel 970 dai Fatimidi, sede della Università al–Azhar, che insieme alle altre Università di Fès e di Tunisi rappresenta il cuore giuridico e teologico della dottrina islamica sunnita. La vertiginosa crescita dell’edilizia successiva costituisce una sorta di pietra tombale sulle fondazioni dei palazzi, castelli e infrastrutture urbane di grande interesse che attendono solo di essere rintracciate attraverso scavi. Questo è già avvenuto in molti casi ma è nulla rispetto a ciò che gli archeologi medievali si aspettano di poter riportare alla luce.
Storia dello spostamento del monte
Prima ancora di queste Città esisteva l’insediamento bizantino a difesa del culto copto, alba della cristianità, la cui traccia è ancora oggi testimoniata da Abu Serghis, chiesa dei Santi Sergio e Bacco che sorge su una cripta dedicata ai due martiri e legata secondo le credenze alla Sacra Famiglia, una delle più antiche in Egitto, risalente al IV secolo
. Inoltre c’é la chiesa Sospesa: Al–Kanīsa al–Muʿallaqa è la principale della Cairo copta, restaurata nel 2014, conosciuta come una delle più antiche della storia del cristianesimo. Così definita perché secondo le ipotesi degli archeologi è stata costruita sulla porta meridionale di una fortezza romana e ha un tetto in legno con una forma che secondo alcuni si ispira all’arca di Noè). Dal VII al XIII secolo, è stata la residenza del patriarca copto.
Alla chiesa è legato il miracolo dello spostamento del monte Moqattam Al–Mu’izz. La tradizione locale vuole che un califfo fatimide, chiese al 62° patriarca Abramo (975-978) di provare la verità di un versetto della Bibbia. Invece lui gli chiese di spostare il monte Moqattam per dimostrare le parole del Vangelo: “Se hai fede quanto un granello di senape, dirai a questo monte: spostati da qui a quel luogo, ed esso rimuoverà” (Matteo 17-20). Dopo tre giorni di preghiera e digiuno davanti al dipinto della Vergine Maria raffigurato su una colonna ad Al-Muallaqa, questa è apparsa in visione al patriarca Abramo e gli ha detto cosa fare. Il dipinto esiste ancora oggi nella chiesa. Al-Mu’izz era convinto della verità del credo cristiano e concedeva alla chiesa copta alcuni privilegi.
Lusso, bellezza e riciclo
Non solo l’intreccio continuo con la cristianità nell’antichità, Il Cairo contiene ibridazioni forti più recenti con l’occidente della modernità europea dell’inizio del XX secolo caratterizzato dall’espansione colonialista. Il quartiere Heliopolis ne è la più viva testimonianza ed è il primo ad accogliere il visitatore quando giunge in Egitto dall’aeroporto internazionale in un’enorme area limitrofa. Heliopolis è un quartiere che superava i 100.000 abitanti nel 2016 e che prima distava circa 10 km dal centro. Ora resta inglobato nella parte est dell’area metropolitana del Cairo nella direzione dell’aeroporto internazionale.
Potremmo definire questo come un quartiere giardino di concezione europea abitata prevalentemente da ricchi proprietari egiziani costruito nel 1905 da un appassionato di egittologia, il belga Edouard Louis Joseph Empain, titolare di una impresa di costruzioni ferroviarie. L’impresario fece costruire per la propria famiglia una strana grande villa in stile eclettico ispirato ai monumenti sacri della religione indù conosciuta oggi come Baron Palace. Costruita nel 1906 su progetto dell’architetto francese Alexandre Marcel (1860-1928), membro dell’Institut de France, legato all’orientalismo dell’inizio del ‘900 europeo e qui utilizzato probabilmente per creare uno stile architettonico islamico nuovo: egiziano e moderno, inteso come possibilità unica di creare un paradiso dotato di tutti i servizi di lusso in pieno deserto accogliendo/disponendo di tutto il bello che l’intera umanità poteva offrire allora. Non è un caso che tutta Heliopolis è stata scelta come area della prima direzionalità di Governo e sede di diverse ambasciate.
Fascino senza tempo
All’opposto di Heliopolis abitato dalle classi sociali agiate al Cairo si trova il quartiere Mokattam o Garbage City, ossia Città della spazzatura, soprannome dato al quartiere periferico del Cairo in cui vengono portati tutti i rifiuti dove i suoi abitanti (zabaleen) li prelevano direttamente dalle case, li suddividono per generi e li riciclano manualmente in varie tipologie di materiale da riciclare fino all’80 per cento.
Un altro grande quartiere di derelitti è la celebre e antica “Città dei morti” che è in pericolo. Per chi non lo sapesse, o non lo ricordasse, Al–Qarāfa, considerata vero e proprio museo a cielo aperto da molti archeologi e storici dell’arte, è il più antico cimitero musulmano del Cairo e dell’Egitto, Cairo islamica, collocato sulla sponda orientale del Nilo e per 10 chilometri di estensione. La funzione cimiteriale permane ancora anche se parzialmente ed è chiamata così perché data la sua centralità ed estensione ha offerto spesso riparo a intere popolazioni nella storia. La necropoli è ricompresa nell’area WHL UNESCO ed è oggetto di un piano di rigenerazione urbana URHC, Urban Regeneration of Historic Cairo che utilizza la metodologia UNESC della Heritage Urban Landscape (HUL).
Le caratteristiche tipologiche originarie sono state trasformate per renderle vere e proprie abitazioni ancorché di fortuna. Pur essendo una testimonianza eclatante dell’assenza totale di una strumentazione urbanistica o, se si vuole, costituendo una sorta di manifesto dell’abitare informale in una megalopoli, rimane indubbio che Al-Qarāfa dona al Cairo il fascino senza tempo di una Città che sembra eternare sé stessa grazie al carattere assolutamente unico della sua popolazione nel tempo.
(La seconda parte sarà pubblicata domenica 26 Marzo)
Dino Trapani
Foto © Arché Travel, WGBH, Archeologiavocidalpassato, Egyptian Gazette













