Guy Verhofstadt: «Gli Stati membri dovrebbero morire dalla vergogna. Gli unici vincitori sono gli operatori telecom nazionali»
Appare sempre più come un miraggio. Un’isola felice più volte intravista dagli utenti che, puntualmente, si allontana sotto i loro stessi occhi. Stiamo parlando del roaming a costo zero all’interno dei Paesi dell’Unione europea. Era stato posto fra le priorità del semestre di presidenza italiano, conclusosi poi senza nessun effettivo risultato al riguardo.
Prima delle elezioni europee si erano azzardate addirittura delle scadenze e il Pe aveva indicato il 2016 come anno in cui il roaming a costo zero sarebbe potuto diventare realtà nell’Unione. Ora arriva invece la notizia dell’ennesimo rinvio: si dovrà attendere il 2018 perché l’azzeramento dei costi di roaming venga attuato, sempre che quell’“isola” non continui ad allontanarsi. Un sospiro di sollievo per gli operatori, dunque, e l’ennesima delusione per gli utenti.
Da oltre un anno i 28 Stati membri dell’Ue dibattono sul caso: da una parte, Paesi come Italia, Gran Bretagna e Germania spingono per un’accelerazione dei tempi; dall’altra, gli Stati più piccoli oppongono resistenza, preoccupati per gli eventuali contraccolpi che l’abolizione dei costi di roaming potrebbero avere sui mercati nazionali.
Proprio in virtù di questi contrasti, la soluzione è stata, inevitabilmente, di compromesso. Un compromesso giudicato da alcuni non soddisfacente, in primis dall’Italia che non ha esitato a definirlo «poco ambizioso».
Da metà 2016, infatti, gli utenti potranno usufruire di un numero limitato di chiamate, sms e dati alla tariffa nazionale al quale si aggiungerà un taglio dei costi extra. Il numero in questione non è stato ancora definito con precisione, ma nella proposta attuale si parla di 5 sms, 10 minuti di chiamate (5 ricevute e 5 effettuate) e 5 Mb di dati al giorno fino ad un massimo di 7 giorni. Un numero esiguo, soprattutto rispetto al “miraggio” del roaming a costo zero, che certo non basterà ad accontentare gli utenti.
È questo uno dei motivi per cui molti, all’interno del Parlamento europeo, sono già sul piede di guerra. Senza dimenticare che diversi eruodeputati, in campagna elettorale, hanno posto fra le loro priorità proprio l’abolizione dei costi di roaming. Guy Verhofstadt, leader dei liberaldemocratici, non ha usato mezzi termini: «Gli stati membri – ha dichiarato – dovrebbero morire dalla vergogna. Gli unici vincitori – ha aggiunto – sono gli operatori telecom nazionali».
Non mancano i contrasti nemmeno relativamente alla Net Neutrality: anche su questo fronte, alla fine si è optato per una soluzione di compromesso. La Net Neutrality nell’Ue sarà infatti garantita, agli operatori, tuttavia, saranno lasciati dei margini di libertà relativamente ad alcuni servizi, come l’e-health e le connected cars. Il tutto a patto che venga assicurato l’accesso a internet.
Valentina Ferraro
Foto © European Union 2015 – Source EP












