Olivetti: il programma 101 trafugato e la Mata Hari di Ivrea

0
2141
Olivetti

I drammatici eventi che si abbatterono sull’Azienda Olivetti

Seguito dell’articolo pubblicato in data 26 Febbraio 2021 “Mario Tchou, la tragica morte dell’ingegnere di Olivetti”, dell’articolo uscito in data 16 Febbraio “Olivetti: la tragica morte di Mario Tchou” e di quello in data 8 Febbraio: “Adriano Olivetti, l’imprenditore geniale che morì misteriosamente”

 

La morte di Mario Tchou non fermò il team dei suoi collaboratori nella Olivetti. Il testimone del dirigente italo-cinese passò nelle mani del giovane e brillante ingegnere Pier Giorgio Perotto. Il quale radunò un gruppo di collaboratori: Giovanni De Sandre, Giancarlo ToppiGastone Garziera. Qualche giorno fa ho intervistato telefonicamente proprio quest’ultimo. Mi ha raccontato che fu assunto nel 1961 da Mario Tchou qualche mese prima della sua morte. Lo descrive come «persona di grande bontà e molto intelligente». Anche Garziera non ha nascosto le sue perplessità sulla tragica fine di Tchou.

Il programma 101

Perotto voleva creare una macchina innovativa per i circuiti stampati di alta complessità. Si iniziò, quindi, a lavorare nel 1962 ma la recessione nata in quell’anno colpì anche la Olivetti. I debiti della società aumentarono mentre il valore delle azioni “colavano a picco“. Da quota 11.000 lire si ridussero a 2.900 fino a giungere nel 1964 a 1.500 lire. Nel 1963 venne poi a mancare Giuseppe Pero, che fin dal 1920 aveva gestito oculatamente le sorti finanziarie dell’azienda.

Roberto Olivetti, racconta la Secrest, passò gran parte del 1963 a viaggiare per l’Europa per raccogliere capitali ma non vi riuscì. Le banche inspiegabilmente si rifiutarono di concedere prestiti. La famiglia Olivetti costretta a far entrare una cordata societaria “Il Gruppo di  intervento di soccorso” capitanato dalla Fiat con Imi, Mediobanca, Pirelli e altri. La General Electric americana entrò “da padrona” in azienda e fin dall’inizio dalla presa in carico degli stabilimenti fece capire che il gruppo dell’elettronica non aveva futuro.

Bisognava fare qualcosa per salvare il programma P101 e Gastone Garziera, nell’intervista telefonica, racconta che Perotto e lui ebbero l’idea di chiamarlocalcolatore meccanico” anziché elettronico. Lo stratagemma funzionò, perché il gruppo di Perotto non fu trasferito all’azienda americana. Nel novembre 1964 il P101 fu assemblato da Perotto e dal suo gruppo e presentato poi nell’ottobre del 1965 alla Esposizione dei prodotti per ufficio a New York. È consideratoil primo computer commerciale programmabile” ovvero il primo personal computer della storia.

Il trafugamento del prototipo P101

La Secrest scrive che sin dall’inizio nell’Azienda Olivetti circolavano voci di questo misterioso P101. Ma una mattina del 1964 ci si accorse che il prototipo era stato trafugato dal laboratorio. Tramite un informatore, si venne a conoscenza che il computer stava per essere trasportato in Svizzera da contrabbandieri, in quanto all’epoca il traffico di oggetti rubati in Italia e Svizzera era molto attivo. In genere la merce – solitamente sigarette di contrabbando, ma anche altro – valicava le Alpi attraverso sentieri di montagna solo da loro conosciuti.

Il capo della sicurezza della Olivetti, insieme al commissario di Polizia, padre di un dirigente dell’azienda, che qualche anno prima aveva assistito alla morte di Mario Tchou e del suo autista, di cui abbiamo parlato nelle puntate precedenti, noleggiarono un elicottero per intercettare i contrabbandieri. “Ebbero fortuna” nota la Secrest, perché riuscirono a localizzare la banda e recuperare il computer. Mai la stampa parlò di questo “incidente di percorso”.

“Fu chiaro” – narra la Meryle – “che qualcuno esterno all’azienda o forse un rivale in affari o una potenza straniera voleva sapere cosa si celasse sotto la scocca di quel congegno“.

La Mata Hari che tentò di vendere segreti ai sovietici

OlivettiEra una impiegata dell’Ufficio Olivetti per le relazioni economiche con i Paesi dell’est, la signora bionda arrestata nell’estate del 1989 e in procinto di andare in pensione. Accusata di aver cercato di vendere a Mosca documenti Nato riservatissimi contenuti nella cassaforte dell’Olivetti. Si trattava di cinquanta cartelle contrassegnate dal timbro Top Secret nelle quali era descritto il funzionamento di un codice in grado di potenziare la funzione di un comune computer. Una scheda sofisticata che poteva essere venduta solo a enti governativi o militari.

La proposta di guadagno di oltre 250.000 dollari, allettante per la donna, era stata avanzata da un suo collega. Il quale, dimorante a Mosca, da cinque anni era addetto alla vendita di apparecchiature della Olivetti in Unione Sovietica. Il carteggio doveva essere prelevato da un funzionario dell’ambasciata russa a Roma. Il colpo sventato dai carabinieri che avevano messo sotto controllo il telefono dell’impiegata quando riceveva le telefonate del collega. Quest’ultimo doveva tornare in Italia in quanto invitato a una riunione importante. Ma, sentito “odore di bruciato”, non rientrò più e sembra che si sia risposato in Russia.

La scelta di Olivetti

Concludendo, la Secrest racconta che in una intervista rilasciatagli nel 2000 da Matteo Olivetti, affermò: «Il finanziere Cuccia (faceva parte della Cordata Gruppo di intervento sopradescritta, ndr) aveva subito pressioni esterne per chiudere la divisione elettronica. E che tali richieste erano partite dall’intelligence americana e dall’Ibm».

La scelta di Adriano Olivetti di acquisire, tre mesi prima della sua morte, in territorio statunitense, la Underwood sarebbe stata visto come una ingerenza di unasocietà informatica canaglia” che doveva quindi essere stroncata. La Secrest riporta anche che: «Carlo De Benedetti riteneva che americani e russi avevano fatto pressioni su Valletta (Fiat) per fermare Olivetti. Sempre secondo De Benedetti anche l’Ibm, compagnia vicino al governo e all’intelligence militare americana doveva esserne coinvolta. L’informatica all’epoca era un monopolio Ibm». Lo stesso Garziera, dichiara: «A quei tempi in Italia non accadeva nulla che gli americani non volessero».

Gastone Garziera il 14 ottobre del 2019 è insignito dalla Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, della Laurea Honoris Causa inComputer Science“. Un giusto riconoscimento per una persona che ha facilitato il lavoro di milioni di persone nel mondo.

 

Giancarlo Cocco  

Foto © Wikipedia, Archivio Olivetti

Articolo precedenteDa Re: «Dobbiamo costruire l’Europa in una grande Nazione»
Articolo successivoMalattie Rare: la Giornata Mondiale riguarda tutti
Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui