Ferragosto, Maria e l’Iran

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Maria

Quel ponte spirituale che unisce cristianesimo e Islam sciita. Riuscire a parlare a popoli differenti dopo duemila anni

Nel cuore dell’estate italiana, la solennità dell’Assunzione rivela un legame sorprendente tra mondi religiosi apparentemente lontani. La figura di Maria, Maryam nell’Islam, attraversa confini, culture e secoli, diventando simbolo universale di purezza, fede e dialogo.
Il 15 agosto, per milioni di italiani, è Ferragosto: vacanze, incontri familiari, città che rallentano e luoghi di villeggiatura che si riempiono. Ma dietro questa ricorrenza popolare vive una delle più importanti solennità della tradizione cristiana: l’Assunzione della Beata Vergine Maria. Per la Chiesa cattolica, Maria viene contemplata nella gloria celeste con la totalità del suo essere, anima e corpo. È il compimento di un’esistenza consegnata a Dio e, nello stesso tempo, un messaggio di speranza rivolto all’umanità. Maria diventa così madre, consolazione e immagine di una fede capace di attraversare il dolore senza perdere la speranza.

Ponte spirituale che unisce cristianesimo e Islam sciita

Eppure esiste un aspetto meno conosciuto, capace di condurci idealmente da Roma fino a Teheran: Maria non appartiene soltanto alla sensibilità cristiana. Nell’Islam è Maryam, madre di Gesù – Isa – ed è una delle figure femminili più alte e rispettate della tradizione coranica. Il Corano le dedica addirittura una sura che porta il suo nome, la Sura Maryam. Maria viene ricordata per la sua purezza, la sua fede e la sua totale disponibilità alla volontà divina. Anche nel mondo sciita, e dunque nella cultura religiosa dell’Iran, la sua figura conserva un significato profondo. Naturalmente cristianesimo e Islam rimangono distinti nelle rispettive dottrine e non sarebbe corretto cancellarne le differenze. Proprio per questo, però, la presenza di Maria in entrambe le tradizioni assume un valore ancora più significativo: non confonde le identità, ma crea uno spazio nel quale esse possono incontrarsi.

Riuscire a parlare a popoli differenti dopo duemila anni

In una fase storica segnata da guerre, tensioni geopolitiche e contrapposizioni religiose, riscoprire questi punti di contatto significa ricordare che il Mediterraneo e il Medio Oriente non sono soltanto terre di conflitto. Sono stati, per millenni, luoghi di incontro, contaminazione culturale, commercio, filosofia, fede e conoscenza. Il Ferragosto può allora assumere anche un significato diverso. Accanto alla festa, può diventare occasione per guardare oltre le frontiere e riscoprire ciò che unisce senza pretendere di cancellare ciò che distingue. Da Roma all’antica Persia, dalle chiese cristiane alle comunità musulmane, Maria-Maryam continua silenziosamente ad attraversare le frontiere.

Una donna vissuta duemila anni fa riesce ancora oggi a parlare a popoli differenti. Forse è proprio questa la forza più autentica della sua figura: ricordarci che il dialogo non nasce quando tutti diventano uguali, ma quando uomini e donne diversi riescono a riconoscere nell’altro qualcosa di profondamente umano. E nel giorno dell’Assunta, mentre l’Italia celebra il suo Ferragosto, Maria può diventare anche questo: un ponte spirituale tra Oriente e Occidente, tra cristiani e musulmani, tra identità diverse che non devono necessariamente temersi per poter continuare a essere se stesse.

 

Michel Emi Maritato

Foto © Agenzia Fides, Wikipedia

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