Brexit, Bruxelles attende e si prepara ad ogni scenario

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Il 18 riunione degli ambasciatori, a seguire poi i ministri. Si pongono le basi per una futura collaborazione, nonostante tutto ciò che avviene a Londra

15 novembre 2018 | di | Attualità - Europa - Politica

Sei anni dopo il celebre «whatever it takes» (ovvero, «faremo tutto il necessario») pronunciato dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi nel suo intervento alla “Global Investment Conference”, tenutasi a Londra il 26 luglio 2012, ora è Bruxelles a prepararsi per qualsiasi evenienza, qualunque cosa succeda nella capitale britannica. Proprio quando sembra che l’accordo sia a un passo, la preparazione per un “no deal” è ancora più necessaria. Perché il 29 marzo del prossimo anno comunque la Brexit avverrà, dura o dolce che sia.
Mai come ora il pallino del gioco è nel campo della premier Theresa May che, nonostante la forte opposizione interna, dovrà far arrivare in porto a Westminster l’intesa non rinegoziabile salvo aggiustamenti minori né per la stessa inquilina di Downing Street né per l’Ue. Il calendario europeo è infatti ben definito: gli ambasciatori dei Ventisette si incontreranno domani 16 a mezzogiorno, lunedì, invece, sarà la volta dei ministri, mentre la domenica dopo, il 25, ci sarà quella dei capi di Stato e di governo.
Obiettivo, formalizzare il testo per il divorzio e la dichiarazione politica sulle future relazioni, circa 6-7 pagine da accludere all’intesa di addio che dovrà essere avvallata al vertice Ue del 25 novembre, che si sta limando ma che resterà ancora volutamente generica. I punti cardine della bozza di intesa di addio non si toccano: lo metterà in chiaro il caponegoziatore Ue Michel Barnier parlando con gli ambasciatori degli Stati membri secondo quanto riferito da fonti diplomatiche.
Ma a preoccupare è la fronda dei ribelli in seno al partito conservatore britannico che punta ad una mozione di sfiducia contro la premier, che ha controribattuto dopo le dimissioni di 4 ministri del suo governo completando un mini rimpasto.
La May ha richiamato la fedelissima Amber Rudd (nell’immagine a sinistra, ndr) affidandole la guida del ministero del Lavoro al posto della dimissionaria Esther McVey. Rudd era stata costretta a dimettersi dal ministro dell’Interno con l’accusa di aver mentito al parlamento sullo scandalo dei diritti negati ai migranti storici caraibici della cosiddetta generazione Windrush. Ma in seguito, un’inchiesta interna ha stabilito che sarebbe stata a sua volta ingannata da alcuni funzionari. Al ministero della Brexit ha nominato un altro lealista, l’ex banchiere della City euroscettico Stephen Barclay, al posto di Dominic Raab.
Sono almeno cinque i ministri che le hanno inoltre dichiarato fedeltà. Due di questi sono dei pesi massimi dei pro Brexit, cioè il ministro dell’Ambiente Michael Gove e quello del Commercio Liam Fox. Con loro, secondo la Bbc, si sarebbero impegnati a restare il titolare dei Trasporti Chris Grayling, quello dello Sviluppo internazionale Penny Mordaunt, e quello dei Rapporti con il Parlamento Andrea Leadsom.

La sterlina ha registrato proprio oggi il più forte crollo sull’euro da due anni, ma anche qui le prospettive non sono solo negative. Sempre che il governo May non riceva nei prossimi giorni un voto di sfiducia. A volerlo potrebbero essere alcuni deputati Tories “Brexiteers”, che sostengono una rottura netta con l’Ue.

                    Jacob Rees-Mogg

L’iniziativa è di Jacob Rees-Mogg, leader del gruppo parlamentare euroscettico European Research Group (Erg), che accusa la prima ministra di avere tradito le promesse fatte al popolo britannico.

Pare che siano già almeno 22 i deputati conservatori a esser convinti, ma per organizzare il voto c’è bisogno di almeno 48, cioè il 15% del gruppo conservatore alla Camera dei Comuni. Poi sarebbe necessario raggiungere una maggioranza di deputati conservatori intenzionata a votare contro la May. Altra questione aperta, infine, resta quella del voto del Parlamento britannico sull’accordo, atteso a dicembre. Il partito unionista nordirlandese Dup, i cui 10 deputati sono indispensabili alla premier per avere la maggioranza assoluta, non è convinto e intende anzi opporsi al piano. Tutto fa pensare che ne vedremo ancora delle belle…

Elodie Dubois

Foto © CNBC, Irish Times, The Indipendent

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