L’Aldilà esiste ed è bello II, le testimonianze

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Seconda parte della morte intesa, come la nascita, per un passaggio da una dimensione ad un’altra. Studi in Europa e negli Stati Uniti ci consentono di credere in un “dopo”

9 Giugno 2019 | di | Religione

(La prima parte è stata pubblicata giovedì 6 giugno)

Il cardiologo olandese Pim Van Lommel, che da alcuni anni sta conducendo  studi scientifici sui sopravvissuti ad arresto cardiaco, è noto per il primo studio mondiale sulla NDE Near Death Experiences – (esperienze di premorte) in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa italiana AdnKronos, è giunto alla conclusione che: «la morte non è la fine della coscienza ma solo un cambiamento di stato di coscienza».

L’attrice anglo-americana Elizabeth Taylor, in una sua intervista alla Cnn raccontò che durante un intervento chirurgico avvenuto nel 1962, aveva smesso di respirare per alcuni minuti vivendo così una esperienza di confine di morte. La sua anima aveva abbandonato il corpo, racconta di aver visto i medici che tentavano di rianimarla prima di dirigersi verso un tunnel e vedere il suo terzo marito, Mike Todd, morto in un incidente aereo quattro anni prima. La Taylor dichiarò all’intervistatore che era felice di rivedere Todd e voleva restare con lui ma Mike le disse che non poteva «devi tornare indietro. Hai ancora molte cose da fare». Ed è quindi tornata nel suo corpo e si è svegliata, mentre i dottori avevano già annunciato la sua morte. C’è da dire che l’aereo privato di Todd il Luckj Liz, si schiantò il 22 marzo del 1958 vicino a Grants (New Mexico) per una avaria. Il velivolo precipitò causando la morte delle quattro persone a bordo tra queste lo scrittore Art Cohn che stava scrivendo la biografia di Todd dal titolo, ironia della sorte, ”le nove vite di Michael Todd”.

Tra le esperienze di pre-morte, non mancano però racconti di visioni infernali. Queste sono meno numerose delle visioni positive forse perché coloro che sono “ritornati” temono di essere giudicati “pazzi” e tendono quindi a non raccontare ciò che hanno visto. Chi ha visto “l’inferno” ha ottimi motivi per tacere, perché ha visto e vissuto non la luce, l’amore, la pace ma l’oscurità, la paura, il terrore. L’incontro con creature sofferenti e un senso profondo di disperazione e di solitudine totale. Una donna ritornata dall’inferno ha scritto: «mi sentii irrimediabilmente sola. Una disperazione e un dolore atroce si impadronirono di me. Di tutto quello che avevo amato non restò ben presto più nulla…Dunque tutto era vano. Non si poteva contare su niente. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio significa rimanere separati per sempre da Lui per una nostra libera scelta». Ed è questa auto esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola inferno. Una donna che nel 1991 aveva tentato il suicidio ed è stata poi rianimata ha raccontato: «mi trovai immersa nell’oscurità che si estendeva all’infinito in ogni direzione, era un vuoto senza fine, assenza di luce. Vidi altri esseri con lo sguardo vuoto innanzi a me, fissati in uno stupore senza pensiero. Ciascuno chiuso nella sua infelicità per avere scambi mentali o emozionali. Avevano la capacità di comunicare ma ne erano impossibilitati al buio. Sembravo essere su un terreno fangoso e umido a un tratto una folla ostile di esseri, sguaiata, triviale mi saltano addosso e cominciano a picchiarmi, insulti grida, percosse. Per loro era una specie di gioco e io ero il loro divertimento. Appena riuscivo a liberarmi di uno, altri cinque mi assalivano…sembrava una famiglia di alati demoniaci. Disperata accennai a una canzoncina che avevo imparato all’asilo “Gesù mi ama, si lo so…”. Nel buio totale apparve una luce minuscola – forse il mio angelo – che è corso in mio soccorso. Poi sono stata rianimata dopo lunghi giorni in terapia intensiva».

Non tutti coloro che vivono questa esperienza di Nde sono consapevoli di trovarsi davanti alla morte e si domandano «cosa mi sta succedendo?». Riescono comunque a percepire sensazioni e pensieri dei medici e di quanti li circondano, tentano inutilmente di comunicare con loro o di avere un contatto fisico. Il racconto di Fiorella che dopo un incidente grave era stata portata quasi priva di vita in terapia intensiva e sedata: «cercai con  tutte le mie forze di prendere a calci l’infermiere che mi stava più vicino, ma il mio piede toccò solo l’aria». C’è da dire in proposito che nel preciso istante in cui il morente percepisce cosa gli sta accadendo, non prova più alcuna sofferenza fisica. Chi ha vissuto una esperienza di pre-morte dichiara di aver provato un immenso sollievo nel momento in cui ha abbandonato il proprio corpo. Francesca in coma e poi risvegliatasi, racconta: «vedevo chiaramente tutti i tentativi di rianimazione che i medici stavano attuando. Volteggiavo sospesa nell’aria. Guardai incuriosita i monitor collegati al mio cuore, mostravano una linea perfettamente retta. Avvertivo lo sbigottimento di quanti mi circondavano…». Qualcun altro ha raccontato di essersi spostato in altri luoghi e di aver visto persone conosciute o no delle quali fornisce perfetta descrizione. Una infermiera di un reparto di cardiologia intensiva ha raccontato: «durante il turno di notte l’ambulanza porta nel mio reparto un uomo di 64 anni cianotico e in stato comatoso. Lo avevano trovato in coma in un prato mezz’ora prima. Stiamo per intubarlo quando ci accorgiamo che ha un apparecchio acustico all’orecchio destro e lo mettiamo nel cassetto del carrello di emergenza. Ci è voluta un’ora e mezza prima che il paziente ritrovasse un ritmo cardiaco e una pressione sanguigna sufficienti. È ancora intubato e lo trasferiamo in terapia intensiva per continuare la respirazione artificiale. Una settimana dopo il paziente esce dal coma e me lo vedo tornare in cardiologia. Appena mi vede mi dice «ah, questa è l’infermiera che sa dove è finito il mio apparecchio acustico». Sono rimasta molto sorpresa quando mi ha detto: «ho visto dall’alto che lei, quando mi hanno portato in ospedale, mi ha tolto l’apparecchio e lo ha messo nel cassetto scorrevole sotto il ripiano del carrello carico di boccettine». Nella Nde scompare completamente il concetto di tempo. Nessuno è stato in grado di quantificare la durata dell’esperienza, ma ciò che è più strabiliante è che il paziente può spostarsi da un luogo a un altro semplicemente desiderandolo. Una grande maggioranza delle testimonianze raccolte, racconta che il passaggio dalle tenebre alla luce, avviene percorrendo uno stretto tunnel o una galleria immersa nella nebbia. Altri invece parlano di caduta in un buco nero. Altri ancora riferiscono di aver attraversato durante il viaggio, una porta o un cancello. Dopo avere attraversato le tenebre il morente si trova in un luogo fantastico, illuminato da una luce così viva da non poter essere descritta in cui ode melodie soavi. Il paesaggio ha diverse varianti, prati verdissimi, fiori profumati e multicolori, immensi parchi, alte montagne. Tutti raccontano di aver incontrato durante il cammino varie entità luminose e sorridenti che li hanno accolti con grande amore. Queste entità emanano una stupefacente luminescenza, più splendente di qualsiasi forma luminosa terrestre e hanno il compito di fare da guida e di accompagnare l’anima verso la Luce Suprema e in certi casi aiutarla a ritornare nel mondo dei vivi. Generalmente sono amici  o parenti scomparsi del morente, ma possono essere anche semplici sconosciuti. Andrea ricorda: «venni circondato da una folla di gente festosa…tutti avevano un aspetto sereno e dai loro volti emanava una luce tanto intensa da non poter essere descritta». Alcuni raccontano di aver incontrato un Essere Supremo che entra in comunicazione con il morente trasmettendo telepaticamente il proprio pensiero. Dalla Luce emanano calore, comprensione e amore infiniti. I cristiani lo identificano con Dio Padre o Cristo Gesù, i mussulmani con Allah, i buddisti con Buddha. L’incontro con l’Essere comporta una profonda critica e autoanalisi della propria esistenza terrena. Chi ha vissuto questa esperienza afferma di aver visto proiettare come su un grande schermo le azioni compiute dall’infanzia al momento presente. Fabio racconta: «vedevo le mie azioni, le persone che avevo ferito e fatto gioire, captavo ogni sfumatura dei loro sentimenti…la paura, l’amore, l’odio, lo sgomento, l’abbandono, la violenza, la generosità, il perdono che avevo suscitato…ora erano dentro di me: Io ero dentro gli altri…vidi mio padre, mia madre, ne compresi i sentimenti». Il viaggio verso la Luce è talmente pieno d’amore che spesso i morenti dichiarano di non aver provato alcun desiderio di tornare nel mondo dei vivi. Taluni raccontano di averlo dovuto fare per espresso desiderio dell’Essere di Luce o di aver ricevuto l’ordine da un parente o amico già morti come rivela Maria: «la nonna, scomparsa da tempo, mi sorrideva, ma con affettuosa fermezza respinse il mio abbraccio dicendomi che non potevo rimanere con lei. Il mio cammino non era ancora giunto al termine».

               Natuzza Evolo

La mistica e veggente Natuzza Evolo, morta a Paravati (Cz) nel 2009, una donna povera ma ricca di amore che tutti avevano imparato a chiamare mamma Natuzza, aveva il dono di entrare in trance e parlare con i trapassati delle persone che ogni giorno incontrava. Un giorno gli si presentò un bambino che era morto in un incidente automobilistico, figlio di una marchesa di Vibo Valentia il quale gli disse: «mia madre è in viaggio per venire da te, sta per arrivare però il mio turno è questo, ditele, vi prego che non pianga più, io sono vicino a Dio, attorniato da Angeli, sono in un luogo ameno, tutto pieno di fiori, è bellissimo. Mamma arriverà fra un pò diteglielo che sono intervenuto».

È indubbio che coloro che hanno avuto esperienze di Nde sia positive che negative, acquisiscono un atteggiamento vitale completamente nuovo. Un docente ateo che ha vissuto la Nde ha detto: «prima della mia esperienza ero convinto che Dio fosse un argomento filosofico. Dopo l’esperienza ho scoperto che Dio è un Essere d’Amore e di Compassione un aspetto a cui in precedenza non avevo attribuito nessuna importanza». I pazienti che hanno sperimentato la Nde positiva, riportano mutamenti notevoli nel loro carattere, perdono completamente la paura della morte che viene vista come il passaggio a una dimensione perfetta. Diventano più generosi e caritatevoli e acquisiscono la profonda convinzione che c’è uno scopo ben preciso nella vita. I loro sensi diventano più acuti e affinati, riportano facoltà intuitive psichiche aumentate e alcuni studi provano che sono meno stressati, più obiettivi e osservano la vita con lo stesso senso di stupore e meraviglia di un bambino. Comprendono che l’Amore incondizionato di Dio, immeritato, supera ogni nostra comprensione.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco (tratte dal libro “Epifanie” del fotografo e pittore italo-spagnolo Astiaso Francesco Garcia)

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