Von der Leyen inizia i colloqui senza i candidati di Italia e Francia

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Al via le audizioni dei nuovi commissari europei. Roma in stallo chiede la proroga, ma Bruxelles mette fretta. Moavero e Gualtieri in pole, anche per vicepresidenza

26 Agosto 2019 | di | Europa - Politica

Tutti gli Stati membri dell’Unione europea hanno indicato i loro candidati a nuovi commissari europei, all’appello mancano solo Regno Unito – che non esprimerà il candidato per la Brexitl’Italia e la Francia. Ma quest’ultima lo farà domani, dopo essersi presa un giorno in più per la fine del G7 organizzato in casa, a Biarritz. La scadenza, come riportato nei giorni scorsi da Eurocomunicazione, non era tassativa ma già da domani inizieranno i colloqui ufficiali, dopo che nei giorni scorsi ci sono stati già contatti informali, tra la presidente designata Ursula von der Leyen e i potenziali nuovi membri della commissione.

La vera incognita resta l’Italia. Travolta dal vortice della crisi di governo, c’è stata nelle ultime ora la richiesta di ulteriore tempo per la nomina del commissario che succederà all’uscente Federica Mogherini. Tra i nomi in circolazione, il favorito è il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, grande esperto della macchina europea e uomo di fiducia di Mattarella, con al secondo posto l’attuale presidente (riconfermato) della Commissione Affari economici al Parlamento europeo Roberto Gualtieri (del Pd, prossimo alleato M5S). Entrambi potrebbero aspirare a un ruolo di rilievo, probabilmente anche a una vicepresidenza, ma «prima sarà presentata la candidatura, meglio sarà», ha ammonito la portavoce della Commissione Mina Andreeva. Che però ha anche ricordato come l’unica deadline sia quella del primo novembre, quando la nuova Commissione entrerà in carica.

Ma adesso la nuova presidente sta già riflettendo sull’attribuzione dei portafogli nel prossimo esecutivo. Con l’altrettanto logica premessa che «non tutti i candidati indicati dagli Stati membri faranno parte della squadra che sarà presentata all’opinione pubblica e al Parlamento europeo». C’è già un primo caso: si è trovato costretto a dover rinunca all’ipotesi di governo con Ursula Von der Leyen è stato il polacco Krzysztof Szczerski, capo di gabinetto del presidente polacco Andrzej Duda, perché non competente in materia. In realtà la sua candidatura alla Commissione, assieme a quella del ministro della Giustizia ungherese Laszlo Trocsanyi (per un’analoga situazione nel suo Paese), era già dall’inizio delle ipotesi tra le più controverse, così come non ha entusiasmato la scelta del ministro degli Esteri belga Didier Reynders, proposto dal governo di Charles Michel, in carica per gli affari correnti. Non mancano critiche poi per l’indicazione del giovane ministro dell’Economia lituano, Virginijus Sinkevicius, 28 anni, che potrebbe diventare il commissario europeo più giovane della storia. Il Regno Unito, invece, deciso ad uscire dall’Ue il 31 ottobre in qualsiasi circostanza, ha formalizzato la sua decisione di non voler fare nomi per Bruxelles perché «la nuova squadra di governo si insedierà il primo novembre, quando la Gran Bretagna sarà già uscita, con o senza accordo».

Tornando all’organizzazione della tedesca Von der Leyen la stessa potrebbe chiedere un rimpasto agli Stati membri per raggiungere l’obiettivo più volte ribadito della parità di genere nell’esecutivo. A conti fatti le donne nominate sono nove, a puntare sulle ministre sono soprattutto i Paesi del Nord: Finlandia, Svezia, Estonia e Danimarca che ricandida un peso massimo come Marghrete Vestager per ottenere una vice-presidenza importante. Ma sono donne anche le candidate di Croazia, Bulgaria, Cipro, Malta, e Repubblica Ceca. Come suesposto, solo Portogallo (Pedro Marques e Elisa Ferreira) e Romania (Rovana Plumb e Dan Nica) hanno obbedito alla richiesta di presentare due candidati, un uomo e una donna. Tra i profili maschili, molte le riconferme: l’Austria punta sul veterano Johannes Hahn alla Commissione dal 2010, l’Irlanda sul commissario all’agricoltura Phil Hogan, la Slovacchia su Maros Sefcovic, attuale vicepresidente all’Unione energetica, la Lettonia conferma il falco Valdis Dombrovskis.

Per David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, «è interesse dell’Italia presentare presto un nome per un ruolo così importante». Le audizioni dei candidati commissari al Parlamento europeo dovrebbero iniziare tra fine settembre e i primi di ottobre mentre il Parlamento europeo dovrebbe votare il nuovo esecutivo nel suo complesso nella sessione plenaria di metà ottobre. «C’è ancora tempo», e se anche l’indicazione dovesse arrivare non prima di lunedì prossimo «non succede nulla»: questo il pensiero di Antonio Tajani, presidente della Commissione Affari Costituzionali dell’Eurocamera, già presidente dell’Aula e commissario europeo, che conosce a fondo le dinamiche di Bruxelles. L’importante anche per lui «è che l’Italia, quando lo farà, dovrà indicare un buon nome, una persona autorevole, che abbia capacità politiche, che conosca la macchina europea, altrimenti rischiamo di avere una posizione debole».

Ricapitolando, allo stato attuale l’Austria ha nominato Johannes Hahn, il Belgio Didier Reynders, la Bulgaria Mariya Gabriel, Cipro Stella Kyriakides, la Croazia Dubravka Suica, la Danimarca Margrethe Vestager, l’Estonia Kadri Simson, la Finlandia Jutta Urpilainen, la Grecia Margaritis Schinas, l’Irlanda Phil Hogan, la Lettonia Valdis Dombrovskis, la Lituania Virginijus Sinkevicius, il Lussemburgo Nicolas Schmit, Malta Helena Dalli, i Paesi Bassi Frans Timmermans, la Polonia fino a ieri Krzysztof Szczerski, la Repubblica ceca Vera Jourova, la Slovacchia Maros Sefcovic, la Slovenia Janez Lenarcic, la Spagna Josep Borrell, la Svezia Ylva Johansson e l’Ungheria Laszlo Trocsanyi. I negoziati per la ripartizione dei portafogli sono in corso, per il momento l’unica certezza sulla base degli accordi raggiunti a livello di Consiglio europeo è che l’olandese Timmermans e la danese Vestager saranno vice-presidenti, mentre lo spagnolo Borrell sostituirà Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © Europarl, Euroactiv, CNBC

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